Xinjie - Un riflesso al calar della sera

14 – 16 Marzo 2016

Arriviamo con il treno a Kunming di mattina, scendiamo dal treno e fa caldo. Non ancora da stare in maniche corte ma di certo neanche con il piumino. Ancora questa sensazione ci stupisce dopo che solo una settimana fa, nel nord, dovevamo stare con quasi tutti gli strati addosso. Questa Cina è proprio immensa!
L’altra cosa che ci colpisce è la tanta umanità che c’è fuori dalla stazione. E’ un fiume di gente che sembra non avere una direzione comune. Ci pervade una sensazione di affollamento e disorientamento diversa da quella che abbiamo provato nelle città del nord. Anche li dovunque ti giravi c’era una piccola folla ma era per lo meno ordinata. Qui nel sud ci sembra invece di essere come in un immenso bazar. Almeno vicino alla stazione. Infatti come ci si allontana di qualche metro tutto torna al classico susseguirsi di viali modernissimi con grattacieli di vetro e negozi di cellulari. Tutto come già visto, con molta poca anima e praticamente nessuna “asiaticità”. Cerchiamo una stazione della metro e dobbiamo camminare un bel po’ in quanto, inspiegabilmente, i poliziotti non ci vogliono far entrare nella fermata dentro la stazione. Anche lo Yunnan è una regione periferica e come tale con forti tensioni che Pechino tiene a bada con controllo ferreo e regole poco sensate. Almeno per noi.

Comunque alla fine ci siamo anche un po’ abituati e quindi ci rassegniamo a camminare fino alla prossima fermata. Ci dirigiamo alla stazione degli autobus dove prendiamo il primo mezzo per Xinjie, uno dei più famosi siti per vedere le meravigliose risaie che, tra l’altro, in questo periodo sono anche allagate e quindi fonti di suggestivi riflessi, in special modo al tramonto o all’alba.
Arriviamo che è quasi sera. Telefoniamo ad una guesthouse che troviamo sulla LP che ci dice che manderà qualcuno a prenderci. Nonostante Xinjie non sia che un piccolo paesino ci vogliono una dozzina di telefonate per far capire alla tipa dove siamo con precisione. Comunque alla fine vengono a prenderci. A piedi. Praticamente ci fanno strada. Ammazza che servizio!
La guesthouse non è male e il prezzo è ottimo. Ci sistemiamo e andiamo a mangiare alla locanda di fronte. Oddio locanda…diciamo 4 tavoli nel garage di una signora! Ovviamente avendo cambiato zona della Cina ci sono anche diverse usanze. Qui non esistono i menù: c’è solo un grande banco frigo con dentro della verdura fresca e della carne, tra cui scegliere per comporre il proprio piatto. Il problema è che non abbiamo la minima idea di quali abbinamenti una signora cinese dello Yunnan reputi normali. Tentiamo di chiedergli un semplice mix di pomodori, cetrioli e tofu ma risulta assolutamente incomprensibile alle sue orecchie. Non capisce cosa deve farci con questi tre ingredienti. Alla fine indichiamo il piatto che stanno mangiando dei ragazzi su un tavolino accanto al nostro e facciamo segno alla signora di dimenticarsi dell’insalata. Un’espressione di sollievo si dipinge sul suo viso.
Ci facciamo poi due passi e andiamo in stanza a scrivere un po’. Verso le undici e mezzo la ragazza con cui abbiamo parlato al telefono (e l’unica che conosca un po’ di inglese in tutta la guesthouse) ci bussa alla porta. Fortuna che non siamo andati a dormire presto, come talvolta ci capita, altrimenti l’avremmo gentilmente mandata a cagare.
Ci dà qualche informazione sui vari punti di osservazione più belli e le modalità per raggiungerli, oltre a una cartina della zona. Ci offre anche di unirci al suo tour per l’alba che parte alle 6e30. Un rapido sguardo con Erika ci fa subito declinare l’offerta; ci godremo il tramonto. La salutiamo e ci buttiamo a letto.
La mattina andiamo a cercare il nostro passaggio per le risaie…ma prima la colazione!! Fatichiamo a trovare uno yogurt (oggi non ci vanno le uova o i noodles alle 9 e mezzo!!) ma passeggiando un po’ a caso individuiamo un market e completiamo la missione “primo pasto della giornata”. Mentre ce lo mangiamo vediamo molto affollamento nella piazza principale: addirittura c’è un palco e un’esposizione di foto. Leggiamo su un cartellone che c’è un contest fotografico con soggetto le risaie e le minoranze etniche di questa regione. Sul palco salgono gruppi di persone, tutti vestiti con i loro abiti tipici, probabilmente appartenenti a diverse minoranze, che suonano cantano o ballano, tutti molto timidamente e con continui stop dovuti a grandi risate.

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Giornata di festa a Xinjie

Il clima è molto rilassato e sembra una rimpatriata piuttosto che uno show per il pubblico. Anche perché il pubblico è composto esclusivamente da loro stessi. I pochi turisti presenti sono tutti in piedi ai bordi della piazza a far foto, noi compresi. Stiamo lì un po’ a goderci lo spettacolo poi decidiamo che è giunta l’ora di vedere queste risaie. Ci sono diverse zone lavorate a risaie e diversi “punti panoramici” da cui ammirarle. Il più lontano è a una trentina di km e lungo la strada ci sono gli altri. All’inizio della strada c’è un “information point” in cui si può pagare l’accesso ai vari punti panoramici, ma noi, non so per quale intuizione divina, decidiamo di non pagare e andare a vedere se ne vale la pena; al limite pagheremo direttamente sul posto. Prendiamo quindi il primo shared taxi per il villaggio più lontano, poi in qualche modo, probabilmente in parte a piedi, torneremo indietro. Lungo la strada vediamo sfrecciare dal finestrino panorami fugaci, che si aprono allo svoltare di una curva e subito si richiudono inghiottiti dalla vegetazione. Queste velocissime immagini già ci regalano una piccola anticipazione di quello che vedremo…e già ci lasciano a bocca aperta! Il taxi ci lascia (per un prezzo irrisorio, qui stranamente ancora non spennano i turisti) di fronte al punto panoramico a pagamento. La cosa ci appare un po’ ridicola perché anche solo facendo due passi oltre questa costruzione, dalla strada, si riesce a godere della vista di tutta la valle! Meno male che non abbiamo pagato!

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Le favolose risaie

L’anfiteatro di montagne che abbiamo di fronte è, per più della metà inferiore, ricoperto di acqua. Come un immenso specchio ricoperto di venature irregolari, le risaie giocano con i riflessi e i contorni delle singole vasche appaiono come sinuose sottolineature della forma delle colline che ricoprono. Il tutto genera un colpo d’occhio assolutamente unico.

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Il fascino di questi specchi di acqua

Proseguiamo a piedi fino al vicino villaggio, abitato dai veri padroni e coltivatori delle risaie. Ci infiliamo tra le case; qui non si può neanche parlare di vicoli, solo di stretti sentieri lasciati liberi dal cemento delle case. Purtroppo sembra che anche qui il governo centrale ci stia mettendo lo zampino e tutte le abitazioni si stanno rimodernando tutte con uno stile “finto antico” e tutte uguali. Presto diventerà un gioiellino turistico. Per ora si deve ancora passare su delle assi sporche di fango per attraversare i ruscelli che numerosi scendono verso le risaie. Finalmente arriviamo alle ultime case prima delle coltivazioni, siamo un po’ titubanti, non vorremmo essere ripresi per esserci spinti troppo oltre, ma ci sono diversi sentieri utilizzati dai contadini e seguendo esclusivamente quelli non faremo sicuramente nessun danno. Un signore anziano ci saluta e ci prega di fare una foto alla sua bellissima nipotina. Noi lo accontentiamo volentieri e poi proseguiamo.
Le risaie da dentro hanno un altro, nuovo, diverso fascino e ci divertiamo a far foto a raffica. Veniamo aiutati anche dai contadini che non si curano minimamente di noi e continuano il loro incessante lavoro con i tipici cappelli di paglia a punta e i loro grossi cesti, donandoci delle inquadrature tipicamente asiatiche.

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Il cesto incustodito

Soddisfatti per la passeggiata un po’ fuori dagli schemi ci fermiamo a pranzo in una locanda sulla strada, poi con questo sole primaverile che ci scalda e tutto il pomeriggio davanti, ci incamminiamo sulla via del ritorno.

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Erika in mezzo alle risaie

La lentezza del camminare ci permette di godere a pieno delle viste di queste valli dove il lavoro dell’uomo ha creato questi paesaggi così inusuali. Ci viene anche uno strano pensiero: Un enormità di alberi è stato abbattuto e l’ecosistema di intere valli è stato stravolto per creare queste colture che oggi vengono osannate e visitate da milioni di turisti. Ma sono tanto diverse queste dalla devastazione che ad esempio portano le coltivazioni di olio di palma sulle giungle tropicali, contro cui noi tutti ci scagliamo? E come questo se ne possono fare mille di esempi. Ma queste sono “modificazioni” del passato, sono belle e quindi ci paghiamo addirittura il biglietto per vederle. Strano cambio di prospettiva. Ovviamente, come sempre quando ci vengono in mente queste idee un po’ strampalate non giungiamo a nessuna conclusione, ma il solo parlarne, discuterne, vedere la cosa da diverse sfaccettature, ci diverte, ci tiene la mente in moto e ci stimola.

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Il lavoro dell’uomo

Proseguiamo sotto un sole sempre più caldo, non ci ricordavamo di quanto possa essere duro camminare in una giornata cosi afosa ma lentamente e godendoci qualche pausa “ristoratrice” al fresco arriviamo ad un altro punto panoramico a un’ora dal tramonto.
Passiamo non per l’ingresso principale ma da una via laterale e, anche in questo caso non paghiamo. Ci prendiamo un tè al bar sulla terrazza e ci mettiamo seduti ad aspettare questa magia che in tutte le guide è osannata.

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Aspettando il tramonto

 

Risaie Xinjie tramonto
Un selfie nell’attesa

Già più di una decina di fotografi ha preso posizione con i cavalletti sulla staccionata e più aspettiamo e più ne arrivano. Poco prima del tramonto la situazione è paradossale. Sono tutti protesi oltre il bordo della terrazza con gli obiettivi delle loro reflex spianati come fucili e migliaia di click risuonano ogni minuto.

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La folla di fotografi

Noi, nelle retrovie, ci divertiamo come scemi a comparare le dimensioni del mio obiettivo con alcuni bestioni che ci sono qui e a prendere un po’ per il culo gli atteggiamenti di alcuni che per guadagnarsi un buon posto venderebbero la propria anima al diavolo.

Il confronto degli obiettivi
Chi ce l’ha più lungo?

Comunque passeggiando in su e in giù ogni tanto qualche spiraglio si trova e quindi riusciamo a fare delle foto anche noi. Soprattutto un gruppo di turiste cinesi, armate dei loro ipad, che erano lì chiaramente solo per cazzeggiare ma che avevano conquistato un posto d’oro, ogni volta che passavamo ci facevano segno se volevamo fare una foto da li.

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Erika che imita le pose delle signore cinesi

Ce la siamo quindi spassata fino a che il sole non è iniziato a diventare rosato poi un silenzio quasi religioso è sceso e tutti si sono impegnati a fare la foto “della vita”; anche io c’ho provato anche se con scarsi risultati XD.

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Ed ecco il tramonto

 

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La palla infuocata

 

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Gli specchi d’acqua diventano rosati

 

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Un panorama mozzafiato

 

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Un ultimo scatto

Una volta terminato il quarto d’ora “topico”, ci siamo diretti verso la strada per cercare un passaggio per la guesthouse. Inizia a fare buio ma dopo un paio di tentativi troviamo uno shared taxi non stracolmo che ci carica.
Il giorno seguente abbiamo l’autobus alle 16 quindi un’intera giornata di cazzeggio e riposo in pratica! La mattina andiamo a comprare dei sandali per Erika visto che le scarpe da trekking inizia a esser dura mettersele con questo caldo. Durante la ricerca è stato bello anche osservare le donne locali con i loro abiti colorati nella loro routine quotidiana.

Donne in abiti tradizionali
Donne del sud che comprano cappelli…

 

Donne in abiti tradizionali
…e verdura fresca

 

Donne in abiti tradizionali
Un modo alternativo di trasportare i cesti

 

Donne in abiti tradizionali
La nonnetta cinese

Pranziamo con calma in un posticino carino sulla piazza (anche se aveva delle larve in una bacinella pronte per essere cotte che non abbiamo avuto il coraggio di provare) e il pomeriggio scriviamo un po’ in guesthouse. Ogni tanto il dolce far niente prevale.

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