Hue - La bambina e la città imperiale

10 - 12 Giugno 2016

Dopo esserci gustati il bellissimo tratto di ferrovia tra Danang e Hue arriviamo in stazione e ci dirigiamo subito verso la zona delle guesthouse economiche. Prendiamo un taxi con il tassametro, che abbiamo capito essere molto economico qui in Vietnam, e con un euro siamo a destinazione in poco tempo. Quando la distanza è lunga preferiamo sempre il trasporto pubblico (dato che qui è abbastanza efficiente) ma per brevi tragitti, soprattutto dopo uno spostamento, la comodità di un taxi conveniente non ha prezzo.
Veniamo subito agganciati da un agente di un hotel che ci convince con un ottimo prezzo. Andiamo a vedere la stanza e la signora che ci accoglie ci conquista all’istante: una simpatica donnina, vestita con l’abito tradizionale e con un sorriso e un’allegria capaci di contagiare chiunque. Ci mostra la stanza, contrattiamo un po’ anche per la colazione inclusa e dopo una teatrale stretta di mano e un sorriso dolcissimo posiamo i nostri zaini.

Usciamo a fare due passi nonostante siamo stanchi, la signora ci ferma e ci chiede se siamo in luna di miele e, anche se gli diciamo che ancora non siamo sposati (magari l’anno prossimo… chissà!!) lei ci esorta a festeggiare comunque la nostra “honeymoon”. E’ fantastica, sembra quasi spronarci a goderci la vita fino in fondo, è la personificazione della gioia di vivere. Eccezionale.
Ci dirigiamo verso la città vecchia attraversando il ponte sul fiume.

Iron bridge in Hue
Il ponte della modernità

Al di fuori del fossato delle mura troviamo molti localini dove poter mangiare ma decidiamo che è troppo presto e proseguiamo. Stasera sono in vena di fare foto e mi sono portato anche il cavalletto. Entriamo nelle mura e quello che mi aspettavo essere un centro storico brulicante di attività è invece un immenso parco vuoto con al centro la città proibita, sede dell’imperatore nell’antichità. Perdo un po’ di tempo a far foto e poi ci sediamo sulla piazza della bandiera a riposarci bevendo succo di canna da zucchero e mangiando del mango acerbo con sale e peperoncino.

Flag square in Hue
Uno spaccato di vita...imperiale!

In questa città la guerra degli anni ‘60-’70 ha lasciato ferite insanabili; essendo vicino al 17° parallelo, confine tra i due Vietnam, ed essendo la vecchia città imperiale, quindi carica di significato, i due schieramenti hanno ripetutamente conquistato e perso il controllo di questo territorio, con incalcolabili perdite umane e di patrimonio artistico. Le imponenti mura esterne mostrano i segni e le cicatrici di quelle battaglie essendo state si ricostruite ma evidenziando le parti mancanti con mattoni più chiari.

Da ventriquattro giorni la bandiera gialla rossa e blu sventola sulla cittadella di Hué, assediata dagli americani e dai sudvietnamiti: non è più una battaglia, è un'epopea di quelle che finiscono sui libri di scuola. Americani e sudvietnamiti hanno ricevuto l'ordine di riprendere la cittadella a ogni costo, Westmoreland ha affidato l'incarico allo stesso generale Abrams, tonnellate di napalm e razzi si abbattono senza sosta insieme alle bombe dell'artiglieria che spara da terra e dal mare, ma i trecento uomini asserragliati dentro le antiche mura non cedono. [...] Come facciano nessuno lo capisce.
[...] Di sicuro c'è soltanto questo: che Hué se ne va: sbriciolata in calcinacci.

La bella Hué. La più bella città del Vietnam. La chiamavano la Firenze dell'Asia. Situata sul mare e baciata dal fiume dei Profumi, attraeva studiosi e turisti. Capitale al tempo degli imperatori, per secoli essi l'avevano impreziosita con templi, ponti, monumenti, giardini. E su quei templi quei ponti quei monumenti quei giardini piomba ora il fuoco del generale Abrams.

Niente e così sia, Oriana Fallaci


Usciamo dalla città vecchia per trovare qualcosa da mangiare e ci fermiamo in uno dei tanti localini. Un simpatico vecchietto che parla anche un po’ di francese, dai tempi del colonialismo, ci serve del Pho, piatto nazionale , non pronunciato fo ne tantomeno po ma fa (che la prima volta a Saigon per farci capire abbiamo dovuto fare la macumba), e del riso con del tofu. Ovviamente ci porta anche l’immancabile insalata scondita da mangiare tipo capretta a morsi; ma stavolta con la sorpresa. Come alzo una foglia un intero formicaio si risveglia e invade mezzo piatto…va bene che le formiche, tra tutte le cose orrende che ci potevano essere, sono le meno preoccupanti, però la verdura la preferisco senza proteine ecco. Lo faccio notare bonariamente al nostro simpatico vecchietto che si scusa con calore e porta via il piatto. Torna dopo pochi secondi con una insalata gocciolante che a me pare tanto la stessa, ma sarà solo una mia impressione perché per lavarla per bene ci vuole necessariamente più tempo. E invece no, appena alzo la stessa foglia di prima le superstiti del bagnetto riprendono a gironzolare indisturbate per il piatto. Ok facciamo che stasera niente verdura che cammina eh. Il resto della cena ottimo comunque. Ringraziando sempre, prima dei pasti e dopo i pasti, il San Vaccino contro il Colera, validissimo e insostituibile alleato che a mani giunte preghiamo di non gettare mai la spugna altrimenti siamo fottuti.
La mattina seguente, dopo una corsetta e un’abbondante colazione, andiamo a visitare la cittadella o città proibita.

The flag in Hue
Un fossato di ninfee sotto alla bandiera

Tutto il complesso ricorda molto la città proibita di Pechino, in piccolo ovviamente. La grossa differenza sta nel fatto che qui gli edifici periferici la fanno da padroni.

Forbidden city in Hue
Non si può lasciare la città proibita senza averne ammirato i vasi...

 

Forbidden city in Hue
La coppia...imperiale!

Se infatti nella capitale cinese i padiglioni principali erano perfettamente conservati e restaurati, tanto da distogliere l’attenzione dal contorno, qui, vuoi per la guerra che ha portato gravi danni ad alcune strutture, vuoi per la minor imponenza degli edifici centrali, anche le zone periferiche acquistano importanza.

Imperial garden in Hue
Bonsai a perdita d'occhio

 

Monumental door in Hue
L'imperatore aveva buon gusto

Quindi oltre al palazzo dei ricevimenti, si può visitare il teatro, le dimore della madre dell’imperatore, della suocera o i giardini dove la famiglia reale si rilassava. Il tutto dà una visione più completa della vita reale rispetto a quella che si ricava da una visita classica alla città proibita di Pechino.

Theater in Hue
Non c'è corte senza un teatro!!

 

Princess Erika in Hue
Please don't sit...ma lei va lo stesso!

Nel frattempo contattiamo anche la nostra nuova amica conosciuta su couchsurfing che ci da appuntamento per le 17, dopo l’usuale siesta pomeridiana. Anche noi facciamo un ottimo pranzetto da strada con altre specialità come il pankake con gamberetti e verdura e poi andiamo in albergo in accordo con gli usi e costumi locali (nelle ore centrali della giornata starsene in giro è folle).
Alle 17 usciamo e incontriamo la nostra amica Thu. Arriva in sella ad un motorino con un’amica, che però riparte subito dopo averci salutato. La prima impressione che abbiamo è un po’ strana, nel senso che si capisce essere una ragazza molto dolce ma è come se vestisse una maschera. Sembra come volesse apparire più estroversa e intraprendente di quello che in realtà è, come se stesse nascondendo la sua timidezza ma, non riuscendoci nel migliore dei modi, rendesse ancora più evidente il suo non essere del tutto a suo agio. Poi scopriamo anche perché: la sua timidezza non è l’unica cosa che sta nascondendo. Ci confida infatti che la sua vera età è 16 anni e non 20 come scritto nel suo profilo, bugia che gli serve in quanto altrimenti, dice, nessuno la contatterebbe su couchsurfing. Ci porta in una Hue diversa da quella sulle guide ovviamente, nella sua Hue. Dalla parte opposta alla cittadella ci sono infatti i quartieri dove la gente vive, mangia, esce e si diverte. Tutti tranne lei. Infatti più ci parliamo e più un vago senso di disagio mi assale. Ossessionata dallo studio e dal suo sogno di emigrare negli Stati Uniti, non perde occasione per entrare in contatto con stranieri per poter esercitare la lingua, tenta in tutti i modi di entrare in una delle primi due licei in Hue ed è tenuta sotto rigidissimo controllo dai genitori. In tutto questo si coglie però un profondo senso di emarginazione da parte dei suoi compagni: non ha amici vietnamiti dice, solo stranieri con cui parla attraverso facebook e passa le sue giornate a casa a studiare senza uscire una sola volta per svagarsi. Intendiamoci, io a 16 anni avevo per la testa si e no i giochini sfigatelli da adolescente, i videogame e l’ormone impazzito, questa ha una determinazione nel perseguire i suoi obiettivi che farebbe impallidire un candidato alla presidenza del consiglio, ma ogni medaglia ha il suo rovescio suppongo.

Our friend in Hue
La ragazza che adora i foreigners

Dopo essere passati a rassicurare la mamma che non siamo degli squilibrati, ci andiamo a prendere un caffè nel suo locale preferito e qui ci coinvolge nel suo passatempo: i video di youtube. Ora, bambina cara, se tu hai voglia di perdere ogni briciolo di dignità di fronte a una webcam chi sono io per impedirtelo ma se vuoi distruggere la mia (poca, pochissima) rispettabilità sociale con un video imbarazzante di 10 minuti no, tesoro, non te lo permetto.
Questo è quello che avremmo dovuto dirgli. Sì, avremmo proprio dovuto.
E invece siamo stati come due ebeti col sorriso di circostanza di fronte a quella cacchio di camera per 10 lunghissimi minuti, in balia dei giochetti di una sedicenne; e abbiamo anche finto di divertirci!!! Poi, ovviamente, abbiamo cercato di oscurare quel video da ogni possibile canale pubblico e speriamo che, da qui all’eternità, non venga mai alla luce. Per cena nonostante continui a ripeterci che ceneremo insieme a tutta la famiglia, giriamo per i vicoletti in cerca di un ristorante. Tipico, oramai non ci sconvolgiamo più di tanto.
Il primo locale dove ci fermiamo sembra aver finito le scorte alimentari e quindi ci rimbalza. Andiamo in un secondo, che è chiaramente il primo piano di una casa attrezzato alla menopeggio con due tavolini e delle sedie ma dove assaggiamo delle fantastiche frittelline di riso con gamberetti e una sorta di gelatina appiccicosa, anche questa con gamberetti, avvolta nelle foglie di banano. Davvero deliziosi.

Typical food in Hue
Il cibo da strada non turistico

Proseguendo la passeggiata e la chiacchierata, all’ennesima dichiarazione d’amore verso gli stranieri e quel fantastico strumento che è couchsurfing, il senso di disagio aumenta ed è allora che uno sprazzo di istinto paterno si impossessa di me e, con una saggezza che mi invecchia all’istante di una decina d’anni, gli consiglio di leggere bene le recensioni ed esercitare sempre prudenza che non tutti sono buoni a questo mondo. Mamma mia quante banalità in una sola frase. Erika mi sta ancora prendendo in giro.
Ci fermiamo in una bancarella a mangiare una delle tante varianti di zuppa vietnamita che, confesso, per me hanno tutte lo stesso sapore. Eresia!! La cucina vietnamita è la più varia e gustosa del sud-est asiatico!! Sarà, ma se alla pasta col pomodoro gli dai 5 nomi diversi non è che sono 5 piatti eh!! Ovviamente scherzo, probabilmente vivendoci o avendo un palato più fino riuscirei a riconoscerne le differenze ma così alla spicciolata non riesco proprio a sentire la differenza tra le varie versioni. Mi accontento comunque perché, anche se non mi fa gridare al miracolo come l’Amok cambogiano, mi piace. Anche qui altro video…velo pietoso.

Typical food in Hue
Il tour del cibo...e dei video

Passeggiamo poi lungo un laghetto artificiale dove si concentra la vita serale di questo quartiere; tutti ci guardano stupiti, non saranno molte le facce occidentali che girano da queste parti. Thu, ancora non paga, mi prega di fare un altro gioco con lei. Devo urlare a dei ragazzi qualcosa tipo “EHIII!!” e vedrai che risate!!! Ok sto al gioco, d’altronde stiamo passando una bella serata diversa, perché non farla contenta? Passiamo vicino a un tavolo di ragazzi che guardandomi mi salutano: “Xin chao”; e io: “EHIIIIIII!!” il più vicino fa una faccia come a dire questo è scemo, quello dietro rimane perplesso a guardarmi come se avesse visto un alieno. Mentre la nostra amica si scompiscia. Solo lei. Secondo me ha un senso dell’umorismo quantomeno bizzarro. Nessuno, ci dice, era mai stato così tanto al gioco come voi. Pensa te che ci siamo venuti dall’Italia a fare i coglioni.
Ci porta poi a casa sua dove incontriamo il padre e nuovamente le madre che ci offre del tè freddo e una sorta di creme caramel. Facciamo ancora quattro chiacchiere poi vedendo quanto siamo distanti da casa salutiamo e ce ne torniamo verso la nostra guesthouse. In un ultimo sprazzo di gentilezza gli diciamo che se vuole l’indomani può venire a pranzo con noi, così ci salutiamo per bene; felicissima ci dice che gli piacerebbe troppo vederci ancora e parlare un altro po’ insieme. L’indomani ce lo prendiamo di assoluto relax. Ci svegliamo tardi e già abbiamo 3 messaggi di Thu che ci dicono che sta facendo le pulizie, che non vede l’ora di vederci e che se vogliamo possiamo andare a pranzo da lei. Rispondiamo che si, fantastico, ci piacerebbe molto andare a pranzo da lei, che ci dicesse a che ora. La mattina passa quindi in tranquillità facendo colazione, due passi, e bighellonando in stanza. Poi inizia a farsi ora di pranzo e noi abbiamo un po’ fame. Ma ci dispiacerebbe mangiare e poi dover rifiutare l’invito. Così gli scriviamo e ci dice che si è fatta un po’ male a un dito nelle faccende domestiche. Ok, ci dispiace, ma non potevi dircelo prima? Capiamo (Erika prima di me) che la combinazione sedicenne sotto il controllo della mamma e affidabilità vietnamita fanno un cocktail insopportabile. Andiamo quindi a prenderci un po’ di riso in bianco con del pollo per rimettere ordine nell’intestino leggermente in subbuglio e poi ce ne rientriamo in hotel per aspettare le 19 quando avremo il treno per Hanoi.

Afternoon in Hue
Viaggiando si diventa più belli!

Scriviamo un po’ il blog, poi ci arriva un messaggio della ragazza che ha comprato degli snack per noi se vogliamo raggiungerla a casa. La ringraziamo ma non abbiamo tanta fantasia di camminare così a lungo sotto il sole a picco prima di una notte in treno. E poi diciamola tutta, siamo anche un po’ incazzati.
Riprendiamo il taxi e ci dirigiamo alla stazione. Il treno è puntualissimo e salendo nella carrozza capiamo che anche se il prezzo è stato molto alto, almeno ci riposeremo a dovere. Nella nostra cabina c’è solo un ragazzo, che farà tutto il viaggio con noi e non sembra avere nulla fuori posto.
Dopo poco attacca bottone e scopriamo che parla benissimo inglese perché ha studiato ben 7 anni negli Stati Uniti, che vive a Saigon e che sta andando a Hanoi per il visto Turco. Ci chiede anche qualche consiglio su cosa vedere in Turchia dato che è la sua prima volta. Noi non possiamo che consigliargli, banalmente, Istanbul, visto che lui voleva stare solo 4 giorni a Ankara. Tira poi fuori dei frutti eccezionali, fatti a grappoli, con una buccia gialla opaca e l’interno bianco, dolcissimi. Ce ne mangiamo una quantità imbarazzante ma lui continua a tirarne fuori dicendo che ne ha a non finire. Passiamo proprio una bella serata in sua compagnia e poi, cullati dal treno, andiamo a dormire.

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