Prachuan Khiri Khan - La casa di Christophe

29 Aprile – 2 Maggio 2016

Il viaggio della speranza ci aspetta oggi. Abbiamo deciso di spezzare il viaggio di ritorno verso Bangkok fermandoci in una cittadina di mare intermedia: Prachuan Khiri Khan. In questo modo possiamo anche goderci gli ultimi giorni di mare prima di ricominciare il viaggio più serio! Abbiamo letto che questa cittadina è molto affascinante e quindi è diventata la nostra prossima destinazione. Per raggiungerla prendiamo un traghetto da Koh Mook fino alla terraferma, poi un autobus fino a Trang e infine un treno che ci mette solamente 10 ore per fare 600 km, neanche i regionali di Trenitalia ci impiegano così tanto!! Partiamo quindi di buon mattino e per le 11 stiamo già davanti alla stazione di Trang a comprare il biglietto del treno. Fatto questo, lasciamo gli zaini grandi al deposito bagagli della stazione per una cifra irrisoria e ci mettiamo a passeggiare per Trang.

Questa città non ha nulla che attrae, l’unica attrazione è una torre dell’orologio posizionata su di una rotonda, riusciamo comunque a vedere uno spezzone di vita quotidiana anche qui passando per il mercato in cui ci sono capannoni pieni di cocomeri!! Quando ci stanchiamo di camminare troviamo una specie di bar in cui prendere qualcosa di fresco e lavorare al nostro sito nell’attesa del treno. Per pranzo ci fermiamo in uno dei baracchini da strada che, come ti sbagli, vende riso o noodles e mangiamo uno dei piatti più piccanti che abbia mai mangiato. Corriamo quindi a comprarci uno yogurt per far passare il dolore alla bocca.
Mentre aspettiamo il treno ci divertiamo ad indovinare che tipo di sedile ci toccherà…si, perché tutti i biglietti migliori erano finiti e abbiamo preso quello di terza classe con enorme stupore anche del cassiere che stava già guardando i treni di domani.

”Stazione
Prima di partire per un lungo viaggio…

Alla fine ci diciamo che anche se ci dovessimo sedere su una panca per 10 ore sarebbe una delle esperienze da raccontare, alla fine è anche questa la particolarità di fare questo viaggio via terra con i mezzi locali, vieni invaso dalla realtà del paese che stai attraversando, dalle abitudini della sua popolazione, dai suoi odori e colori. Abbiamo viaggiato con le pecore, con i polli, assaliti da miriadi di persone che salgono per vendere qualsiasi tipo di cibo, con persone che mangiano in continuazione, sputano, scatarrano, che ascoltano musica a tutto volume e che si stendono per terra per dormire. La maggior parte delle volte la prendiamo a ridere, a volte ci prende a male, ma siamo sempre convinti che sia questo il modo con cui volevamo compiere questo viaggio. In Laos abbiamo per la maggior parte del tempo girato in scooter e ci siamo divertiti moltissimo, ci ha reso più indipendenti e più veloci, ma abbiamo un po’ “perso” il contatto con il mondo reale, con le folle che si spostano negli autobus, con l’umanità che è costretta ad usare questi mezzi di trasporto anche per fare traslochi o per andare al paese vicino a vendere le galline!
E il treno per Prachuan Khiri Khan ci ha notevolmente fatto ritrovare questo contatto. I sedili non erano panche, erano morbidi, ma tutt’altro che comodi, il treno era pieno di gente, ad ogni stazione entravano folle di gente a vendere cibo, entravano anche vecchiette che vendevano verdura come al mercato, in alcune stazioni questi scambi avvenivano dal finestrino. Dietro ai nostri sedili c’erano 3 file esclusivi per monaci, davanti a noi una nonnetta con il nipote che per 10 ore non si è mossa, non ha detto una parola, non ha avuto nessun bisogno, come se avesse passato la sua vita a cercare di disturbare il meno possibile. A fianco un trio di donne con le lingue come spade, che hanno parlato per tutto il tempo con l’attitudine di quelle vecchiette di paese che si siedono davanti ad una strada e commentano ogni cosa colpisca i loro sguardi. Però erano simpatiche, ci hanno offerto delle caramelle (che abbiamo mangiato andando contro alle disposizioni date da mamma dall’età di 5 anni in poi) e hanno cercato di comunicare con noi, purtroppo con scarsi risultati.

”Treno
…porta con te la voglia di adattarti!

Osservando questo “teatro” della vita reale le 10 ore ci sono passate molto più veloci di altri viaggi. Arrivati a destinazione siamo andati a cercare la guesthouse che avevamo trovato e che avevamo chiamato al mattino per sapere se arrivando a mezzanotte la reception fosse aperta. Quando arriviamo notiamo subito la vivacità della guesthouse, molti degli ospiti erano riuniti a parlare in un tavolino. Ci accoglie Cristophe, un ragazzo francese ospite delle guesthouse che, come se fosse sua, ci porta a fare il giro delle stanze per farci scegliere quella in cui vogliamo dormire. Diciamo che non abbiamo molta scelta, quelle più carine sono in ristrutturazione, le altre sono occupate, ci rimane la più economica che comunque risulta essere più che dignitosa. Ringraziamo Cristophe anche se rimaniamo perplessi da questo personaggio e continuiamo a chiederci in qualità di cosa ci ha fatto da Cicerone. Scopriremo poi che sono 3 settimane che vive in questa guesthouse, vedendo il mondo esterno solo per fare qualche spesa al mercato.
E’ tardissimo e la giornata di viaggio ci ha stancati ma per stasera vogliamo cercare di essere più socievoli e decidiamo di unirci al gruppetto di forestieri nel giardino. Ci troviamo sempre Cristophe con il suo gonnellino che manco i tailandesi indossano più, un italiano dall’aria saccente di chi ha vissuto esperienze memorabili e non vede l’ora di comunicarle, una coppia di tedeschi normali e dagli occhi dolci, un ragazzo dell’Europa dell’est che si era scolato le riserve di Chang Beer di tutta la Thailandia, un inglese autonominatosi come leader del gruppo, con la sbruffonaggine e la prepotenza di chi si sente un gran figo e, infine, una ragazza di non si sa quali origini, che faceva finta di essere ubriaca, dall’atteggiamento irritante, e che non perdeva occasione per far capire a tutta la tavolata che aveva appena iniziato una relazione (non penso a fine matrimoniale) con il leader fighetto. Penso che si sia capito dalla descrizione quanta voglia avessimo di rimanere a quel tavolo dopo i primi 10 minuti di scanning!! Nondimeno, accettiamo di rimanere per giocare a Uno (????)…ogni commento è fine a se stesso, una delle più tristi partite ad Uno dalla mia infanzia ad oggi, con cambi e introduzioni di nuove regole ad ogni giro che avevano lo scopo di essere divertenti ma che hanno reso il tutto ancora più patetico. Appena riusciamo a intravedere uno spiraglio di pausa dal gioco ne approfittiamo subito per congedarci….mamma mia, un’ora così faticosa, più delle 10 passate in treno!! Entriamo in camera e stramazziamo sui letti!!
La mattina dopo ritroviamo Cristophe con lo stesso gonnellino e nello stesso angolo di panca della sera prima, la sua vita si svolge tutta lì intorno. Salutiamo ed usciamo per noleggiare delle bici. Pedalando arriviamo alla spiaggia più famosa della città che si trova all’interno di una base militare. All’ingresso dobbiamo registrarci con numero di passaporto e nome e notiamo la serietà di tale atto, trovando tra i nomi precedenti ai nostri Donald Trump. Se non altro una scelta di attualità!
Proseguiamo con le bici fino alla spiaggia e ci imbattiamo in un quadretto che può appartenere all’Italia degli anni 50. E’ sabato e la spiaggia è gremita di famiglie con le loro sdraie e le quintalate di cibo per il picnic, tutti ovviamente vestiti (il costume non è ammesso, soprattutto per le donne). Sembra una di quelle immagini in bianco e nero che si vedono nei documentari storici. Cerchiamo un punto un po’ meno affollato e ci posizioniamo con i nostri asciugamani. Andiamo subito a testare il mare, il fondale è sabbioso (e ormai si sa che lo gradisco), ma non c’è traccia di punti un po’ più rocciosi per far godere a Marco un po’ di snorkelling. L’acqua poi è molto bassa e si devono fare chilometri per bagnarsi completamente; oltre ad una certa distanza però meglio non andare perché il divertimento più comune sono delle moto d’acqua che trascinano un gommone a forma di banana in cui si siedono le persone che devono cercare di non cadere in acqua nelle virate repentine della moto d’acqua! Anche questo fa molto anni 50!
Per pranzo andiamo in uno dei baracchini vicino alla spiaggia e poi riprendiamo il nostro posto, ma stavolta facciamo riposare gli asciugamani, bensì prendiamo i nostri nuovi racchettoni e ci mettiamo a giocare in spiaggia. Dopo un inizio un po’ incerto, ci prendiamo bene e cominciamo a fare degli scambi e delle riprese da lacrime agli occhi. L’obiettivo iniziale è fare più scambi possibili, quando raggiungiamo il record assoluto cambiamo target, questa volta ci mettiamo più distanti e facciamo scambi lunghi ma veloci, ritmati a tal punto da stare col fiato sospeso. Sbagliamo sempre di meno e ci sentiamo sempre più fighi e affiatati e non manchiamo di complimentarci con l’altro ad ogni ripresa “impossibile”. Passiamo più di un’ora così, contenti con poco e soddisfatti ancora una volta, per ancora un’altra piccola cosa, della squadra che siamo insieme e del nostro affiatamento!!
Nel tardo pomeriggio, data anche la pioggia che si sta annunciando, riprendiamo le bici e torniamo in città! Rientriamo in guesthouse per una doccia e siamo sereni di ritrovare Cristophe con lo stesso gonnellino, nella stessa posizione.
Prima di cena andiamo al grande mercato del sabato che si tiene sul lungo spiaggia e dopo un po’ andiamo a cercare un posto per cenare, stasera occidentale! Troviamo un posto molto carino, ci sediamo su di una terrazza sul mare e ci godiamo del buon cibo. La conversazione che instauriamo stasera, inoltre, non è banale. E’ da qualche tempo che ci stiamo interessando alla storia dei paesi del sud est asiatico e ci siamo quindi imbattuti sulla guerra del Vietnam. Stiamo leggendo libri e guardando film, ci siamo così dentro che ogni tanto ci ritroviamo a filosofeggiare per ore sulla guerra, sulla sua utilità o inutilità, sugli interventi americani e sulle alternative alla guerra. Stasera è uno di quei momenti, parliamo senza prendere fiato, riflettiamo, arriviamo a conclusioni e poi le rimettiamo in discussione. Quanto è bello avere a fianco una persona così stimolante, con cui fare la scema ma con cui si può parlare di cose serie come la guerra senza cadere in frasi fatte e banalità! Per finire la serata SuperQuark, quando torniamo in camera ci spariamo 3 ore di film, Apocalipse Now…giusto per andare a letto sereni!
Il mattino dopo ci svegliamo un po’ prima, oggi vogliamo riprendere le bici e avventurarci un po’ fuori della città…alle 8 siamo già fuori dalla guesthouse e….e….ma dove è Cristophe?? Non è al suo solito posto e noi ci sentiamo perduti, ma poi ci viene in mente che forse è un po’ troppo presto per lui!
Noleggiamo le bici dal nostro amico e per prima cosa andiamo a visitare il tempio sulla collina. Ci hanno detto che è pieno di scimmie quindi, date le esperienze pregresse, sistemiamo il nostro equipaggiamento in modalità anti-scimmia. Quando arriviamo lì la situazione è anche peggiore del previsto, non ho mai visto così tante scimmie in uno stesso posto, di ogni dimensione e soprattutto grassissime!!

”Prachuan
Sembra innocua ma non lo è!

Davanti alla scalinata che porta al tempio ci sono vari baracchini specializzati in vendita di pannocchie di mais appositamente per darle come cibo alle scimmie che quindi passano ogni minuto della giornata a sfondarsi di cibo. Tutti i turisti tailandesi non possono fare a meno di comprare bustate di pannocchie e buttarle a terra nella scalinata per darle in pasto alle scimmie. Il risultato di tutto ciò è uno zozzo impressionante, gli scalini sono pieni di mais e pannocchie smangiucchiate, più i bisogni delle scimmie e non mancano bicchieri e buste di plastica che nel sud est asiatico è buon costume gettare e cospargere ovunque. Più saliamo e più siamo disgustati e quando arriviamo in cima notiamo che anche il tempio in sé e per sé non è così fantastico. Da lontano sembrava molto più bello!!

”Prachuan
Dalla terrazza del tempio

Riprendiamo le bici e ci dirigiamo fuori città per andare a vedere un altro tempio e il villaggio dei pescatori. Durante il tragitto parliamo, parliamo e parliamo, immaginiamo il nostro futuro, facciamo dei progetti, tiriamo fuori tutti i nostri sogni più nascosti. Arriviamo al tempio che ancora siamo come un fiume in piena e a parte una piccola pausa all’interno, per rispettare la sacralità del luogo, quando riprendiamo le bici ancora sogniamo ad occhi aperti!

”Prachuan
La pagoda di legno

Arriviamo al villaggio, andiamo a vedere la spiaggia là vicino e decidiamo che ci fermeremo li dopo pranzo. Per pranzo andiamo ad un baracchino nel villaggio, non abbiamo idea di come comunicare, non c’è nessun cibo esposto da indicare, non c’è nessun menu o qualcosa di simile perciò non abbiamo idea di cosa chiedere alla signora che ci fissa attonita, fino a che prende la situazione in mano e ci dice “Pad Thai?”. Andata! Brava signora, mi piacciono le persone intraprendenti. E tra l’altro è uno dei più buoni Pad Thai mangiati in tutta la Thailandia, compresi i ristoranti di livello medio alto, ad un prezzo stracciato! Ringraziamo calorosamente la signora e ci dirigiamo verso la spiaggia.
Il mare purtroppo non è granché, ci facciamo un bagno velocissimo e poi tiriamo fuori i racchettoni. Anche oggi grandi prove, scambi veloci, ritmati, emozionanti, ogni tanto qualche minuto di cedimento ma poi recuperiamo alla grande. Ci facciamo una gran sudata per un’oretta ma anche questa volta ne usciamo entusiasti…peccato che è l’ultima volta che li useremo, abbiamo deciso di lasciarli in guesthouse, ormai la vacanza al mare è finita e con tutta la roba che già abbiamo ci mancano anche i racchettoni!! Li abbiamo scoperti tardi ma ci hanno comunque regalato emozioni, meglio rimanere con la voglia che uscirne annoiati!!
Ad un certo punto sentiamo degli schiamazzi arrivare dalla spiaggia e ci accorgiamo che un gruppo numerosi di monaci buddisti in miniatura si sta scapicollando verso il mare per il loro momento di divertimento giornaliero. E’ buffo e strano vedere questi bambini dai 6 ai 10 anni tutti rasati e ricoperti dal tipico manto arancione e immaginarli già devoti e con tutte le restrizioni che i monaci buddisti si impongono. Si vede da come si tuffano in acqua che hanno un gran voglia di giocare, di dimenarsi, di farsi gli scherzi, di essere bambini! Ma alla fine la decisione delle famiglie di fargli percorrere questo unico binario preimpostato è principalmente dovuta al fatto che così possono “scappare” dalla povertà ed essere istruiti al meglio. Capire cosa è sarebbe meglio per loro è impossibile.

”Prachuan
Piccoli monaci crescono

Verso le 16 dei nuvoloni nerissimi iniziano a incombere sulla spiaggia, quindi impacchettiamo tutto, ci rimettiamo in sella alle bici e torniamo indietro, sperando di essere più veloci della pioggia. Riusciamo a tornare in tempo in guesthouse per evitarci lo scroscione d’acqua; ormai la stagione dei monsoni è iniziata, ma se fosse davvero sempre così ci metteremmo la firma: la mattina è sereno, nel tardo pomeriggio fa un’oretta di pioggia che rinfresca l’aria. Ottimo!! E noi che eravamo così preoccupati della stagione umida!!
Quando l’acquazzone termina usciamo dal nostro covo e stasera…PIZZA!!! Si, lo so, sembriamo dei banali italiani in vacanza, ma posso assicurare che stando mesi e mesi in giro ogni tanto del cibo occidentale e, in particolare, italiano è un sogno!! Prima di rientrare in guesthouse abbiamo scovato una pizzeria con forno a legna che ci ha fatto una buona impressione quindi siamo diretti li. Non vediamo nessun italiano, ma la ragazza che ci prende l’ordinazione parla un po’ di italiano e ci dice di aver abitato a Milano, ci chiediamo se sia sposata con un italiano e per questo sa fare la pizza oppure se abbia imparato da sola durante la sua permanenza in Italia. Qualunque sia la strada che l’ha portata a fare la pizza, la realtà è che è più che dignitosa e ce la scofaniamo in 10 minuti!! Dopo la mangiata eccessiva (ci siamo anche concessi qualche formaggio come antipasto e un bicchiere di vino) passeggiamo un po’ per digerire e poi a ninna!
Oggi è l’ultimo giorno a Prachuan Khiri Khan che alla fine non si è rivelata proprio come descritta dalla Lonely Planet ma comunque ci ha permesso di aspettare in tranquillità il nostro appuntamento all’ambasciata di Bangkok per ritirare il passaporto nuovo di Marco. Il piano di oggi è di noleggiare uno scooter e dirigerci verso un parco naturale a nord ovest rispetto alla città per vedere gli elefanti.
Come al solito ci incamminiamo presto (con Marco ho dovuto “imparare” a svegliarmi presto al mattino :P), il tragitto in motorella è di un paio di ore, ma quando arriviamo davanti all’ingresso del parco naturale, tra l’altro non semplice da raggiungere, ci accoglie una vecchietta thailandese che cerca di comunicarci che il parco apre alle 14…guardiamo l’orologio che segna le 11…ottimo!! Nella strada per venire qui non abbiamo visto molti posti in cui poterci fermarci per un paio d’ora ma comunque non ci resta che scoprirlo. Ci rimettiamo in sella allo scooter e iniziamo ad esplorare la zona. Attorno a noi scorrono campi pieni di ananas e piantagioni di gomma, ogni tanto si vede qualche casetta isolata o qualche bambino in bici che ci saluta calorosamente. Ma di posti in cui poterci sedere per pranzo neanche l’ombra. Nel frattempo io sono sempre più tentata di appostarci vicino ad un campo di ananas per “prenderne in prestito” uno, ma Marco non sembra del mio avviso e tira dritto facendomi sognare il sapore dell’ananas in bocca!!
Dopo vari giri riusciamo a trovare una specie di locanda che si affaccia su di un corso d’acqua, ci sediamo in una palafitta a due posti con un tavolino…anche oggi abbiamo trovato il nostro posto!! Ordiniamo con calma il pranzo, ci stendiamo per terra a farci un sonnellino, nel frattempo ascoltiamo le hit dance thailandesi che vengono pompate da una palafitta accanto alla nostra in cui un gruppo di giovani thai si sono portati dietro delle casse che neanche in discoteca!

”Prachuan
Time goes by so slowly…

Quando si fa ora riprendiamo la strada verso il parco naturale, stavolta lo troviamo aperto e una ragazza con una voglia di lavorare discutibile ci “spiega” che l’unico modo per accedere al parco è di noleggiare un pick-up con autista, fa piacere avere alternative tra cui scegliere. Il pick-up costa un botto in più dobbiamo pagare l’ingresso al parco, come se non bastasse ci viene ribadito più volte che non si è sicuri di poter vedere gli elefanti. Decidiamo di aspettare una mezzoretta per vedere se arrivano altri turisti con cui condividere le spese del pick-up, ma, parliamoci chiaro, chi cavolo è che alle 14 di un lunedì di maggio va al Kui Buri National Park a 70 km da una cittadina sulla costa thailandese sconosciuta ai più?? La missione era destinata a fallire. Dopo un po’ di attesa e un po’ di ragionamenti super razionali, quanto inadatti alla situazione, come solo noi siamo capaci di fare decidiamo che il costo è troppo alto per rischiare di non vedere alcun pachiderma. Riprendiamo la motorella e rincasiamo. Ovviamente poi a 5 km dal centro di Prachuan Khiri Khan ci pentiamo della scelta e ci mangiamo le mani per non averlo fatto, ma ormai è andata così!!
Delusi lasciamo lo scooter e ci mettiamo nell’area comune della guesthouse ad aspettare ora di cena. Tra la preparazione di qualche post sul blog e la scelta delle foto scoviamo anche una chitarra e ci mettiamo a suonare e cantare alcune dei nostri cavalli di battaglia, provati e riprovati nei pomeriggi di pioggia nella nostra casetta di Torino! Ci mancano tanto le nostre strimpellate con la chitarra, avevamo pensato di portarcela per questo viaggio, ma vedendo quanto peso già avevamo ci abbiamo dovuto rinunciare!
Usciamo un attimo per cena poi torniamo in guesthouse per aspettare mezzanotte per prendere il treno notturno per Bangkok. Prima di andare via mettiamo nell’area comune i nostri racchettoni e ci prendiamo in cambio un libricino in italiano “Un alto mare” di cui Marco si era innamorato il giorno prima sfogliando le prime pagine. E’ così entusiasta di come è scritto e dei temi trattati che non vedo l’ora di leggerlo anche io!!

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