Madurai - Il tempio perduto

07 - 08 Ottobre 2016

Arriviamo alla stazione degli autobus prestissimo. Il motore si spegne alle 5 di mattina. Scendiamo ancora visibilmente rincitrulliti anche se il viaggio è stato più confortevole di altri. Ci sediamo nelle sedioline di plastica sulle piattaforme della stazione e ci prendiamo due chai per riconnettere il cervello. Facciamo con calma tutte le operazioni mattutine in modo da arrivare alla ricerca dell’hotel ad un orario decente. Verso le 6 ci mettiamo in marcia e girando un po’ per la stazione individuiamo degli autobus per il centro: ottimo! Erika aveva già individuato una zona sulla mappa dove poter trovare alberghi decenti al giusto prezzo, almeno sulla carta. Fatichiamo poco a trovarne uno che ci soddisfi, anche perché staremo qui solo una notte, quindi ci accontentiamo di poco. Le ore successive decidiamo di passarle riposandoci un po’ dalla nottata. Alla fine qui da vedere c’è solo il grande tempio induista.

Poco prima di pranzo usciamo, sempre con grande acume nella scelta del timing perfetto per squagliarci al sole. Facciamo il lungo e affollato viale che porta proprio al tempio anche se poco prima giriamo per andare al Thirumalai Nayakkar Mahal, il palazzo reale.

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Il lungo viale verso il grande tempio!!

 

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Chi è porta i pantaloni in questa casa?!?

  Ci addentriamo per le viuzze guidati dal nostro fido maps.me. Nel frattempo cerchiamo anche un locale dove pranzare, l’Idli Shop, un famoso ristorante dove poter mangiare i “meals”, i piatti unici su foglia di banano tipici del sud dell’India. Lungo la strada proviamo a chiedere, tutti lo conoscono, ma tutti ci dicono che è molto lontano da qui.

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Colorati mercati lungo la camminata

  Noi abbiamo il punto sulla nostra guida e ci troviamo di fronte all’indirizzo ma del ristorante non c’è traccia; probabilmente si sarà spostato. Seguendo le indicazioni dei locali riusciamo finalmente a trovarlo, peccato che siamo praticamente tornati al punto di partenza e sono oramai quasi le 14.

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La macchina per il succo della canna da zucchero!!

 

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Erika non resiste alla tentazione dello shopping!

  Decidiamo che il palazzo reale possiamo anche perdercelo e andiamo a pranzo. La prima cosa che ci mettono davanti è una larga foglia di banano appunto e una ciotolina d’acqua, con la quale non sappiamo proprio che farci; ci sciacquiamo le mani per non sembrare sgarbati (poi scopriremo invece che era per pulire la foglia…vabè poco male).

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Le foglie di banano iniziano a riempirsi…

  Poco dopo arriva un ragazzo a portarci le varie salsine che dispone in orizzontale lungo il nostro piatto naturale. La porzione che rimane viene invece occupata da un enorme quantitativo di riso lesso. Il tutto va ovviamente mangiato con le mani prendendo un pugnetto di riso, mescolandolo ben bene con la salsetta scelta e poi portandoselo velocemente alla bocca, cercando di non tirarselo ovunque. Già dico che raramente ci sono riuscito. Alla fine portano anche il dolce che altro non è che una salsetta allo yogurt da mangiare sempre con il riso. Benchè al mio gusto da occidentale tutto questo non si discosti moltissimo dal Thali del nord, apprezziamo molto il pranzo e ci divertiamo tantissimo a mangiare con le mani.

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…e poi velocemente si svuotano

  Il pomeriggio infuocato lo passiamo con l’aria condizionata dell’hotel, che però a una certa ci molla. Dopo un po’ di telefonate in reception alla fine si convincono a cambiarci la camera. Il resto del giorno passa in tranquillità e al fresco. Quando il sole perde di intensità usciamo per andare a vedere il magnifico tempio di Meenakshi-Sundareswarar, dedicato al dio Shiva e alla moglie Parvati.

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L’ingresso del tempio in una ricognizione diurna

  All’interno non è possibile portare ne macchine fotografiche ne tantomeno zaini e il controllo è accuratissimo. L’atteggiamento di tutti ci indispone un po’ ma facciamo un lungo respiro e andiamo avanti: consegniamo le scarpe all’apposito sportello e poi mi metto in fila per lo zaino. Sto li per qualche minuto quando Erika mi viene a chiamare con una faccia tesissima “abbiamo lasciato le sacchette con i soldi e le carte di credito nei cuscini dell’altra stanza!!” “oh me@@a!”. Riprendiamo tutte le cose e ci riprecipitiamo in hotel. Fortunatamente nessuno aveva rifatto la stanza dopo il nostro cambio e troviamo tutto. Sono stati 10 minuti lunghissimi nei quali il pensiero di dover tornare a casa con i 50€ che avevamo nel portafoglio ci attanagliava la mente. Sollevati torniamo di nuovo al tempio, rifacciamo la fila per le scarpe e anche quella per lo zaino e la reflex. Ci dirigiamo quindi al controllo. Il poliziotto in malo modo mi rimanda indietro perché ho i calzoni corti: qui solo capi lunghi. Torno indietro per cercare un posto dove affittare un longi ma sembra che questo tempio non faccia neanche questo servizio. Mando a cagare il tutto e decido di non entrare. Erika poi mi fa tornare alla ragione. Riprendiamo nuovamente tutte le nostre cose e riandiamo in hotel a cambiarci. Stavolta posiamo intelligentemente anche lo zaino in modo da evitarci almeno una fila. Torniamo per la terza volta, posiamo le scarpe dalla signora che oramai segue la vicenda divertita e andiamo nuovamente al controllo dai poliziotti. Io passo nonostante la poca collaborazione che esprimo durante il processo e mi metto ad aspettare di là. Erika invece viene bloccata e rimandata indietro: ci siamo dimenticati che nella sua borsetta c’è la piccola macchina fotografica!! Ancora!!! Stavolta è Erika a mandare a cagare tutto e a non voler entrare, ma già che sono dentro io cerco di farla ragionare e si mette quindi a fare la fila per lasciare anche l’ultimo device elettronico rimasto. Finalmente siamo dentro anche se lo stato d’animo non è dei migliori. Ovviamente il biglietto va pagato però.

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Foto rubata dell’interno…sembra Las Vegas!

  Non avendo letto nulla non sappiamo cosa aspettarci da questo che è uno dei tempi più ammirati dell’India. La prima cosa che ci colpisce è la vastità del complesso. Più che un tempio sembra una piccola città sacra, nella quale si alternano vasti spazi aperti, enormi sale di pietra decorate con sculture, lunghissimi corridoi, colonnati e altari. Anche una grande piscina, probabilmente per le abluzioni sacre, fa bella mostra all’ingresso. Ci perdiamo in questo ambiente affollatissimo e troviamo spettacoli di danzatrici, venditori di ogni sorta e fedeli in adorazione. Ci facciamo prendere dalla mania dello shopping e acquistiamo, come souvenir, braccialetti a non finire e polveri colorate per il tika. All’ultimo entriamo anche nella sala delle mille colonne dove l’atmosfera di antichità si respira ai massimi livelli. Usciamo e ci ritroviamo di nuovo immersi nella “modernità”, il salto ci colpisce particolarmente, la visita valeva veramente la pena.

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Le signore, diligentemente, aspettano in fila

  Andiamo a cena in un piccolo fast food indiano, molto economico e buono. I ragazzi che servono, un po’ impacciati, ci spiegano che hanno aperto da una sola settimana e vogliono quindi da noi un feedback se possibile: gli assicuriamo che è stato tutto fantastico e ci salutiamo sorridenti. Facciamo due passi per la città e compriamo dei dolcetti al burro assortiti per la colazione di domani. Ci facciamo anche tentare dal Jigarthanda, la bevanda tipica di Madurai: uno shake con gelato, mandorle, latte e spezie varie. Non certo l’ideale per contrastare la dissenteria ma buonissimo; se non avesse superato di gran lunga la dolcezza dello zucchero fuso si poteva anche riprendere un’altra volta nella vita. Se le coronarie reggeranno all’India camperemo cent’anni.

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Il nettare degli dei NON diabetici

  L’indomani ci svegliamo presto e ci prepariamo per il lungo viaggio diurno in autobus che ci porterà finalmente in Kerala e più precisamente a Kochi!!

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Erika si fa un sonnellino nel bus

 

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