Xiahe - Un piccolo Tibet

02 - 04 Marzo 2016

L’omone cinese che ci ha caricato è subito molto amichevole, tenta di parlarci ma ogni tentativo è purtroppo vano. Scambiamo solo qualche informazione e tanti sorrisi. Poi ci offre le mitiche zampe di pollo che si vendono in ogni supermarket in bustine sottovuoto. Erika declina l’offerta, io, immolandomi alla causa della buona educazione, accetto. Il sapore, a parte il viscidume, non è male. Solo che ovviamente sono di un piccante vulcanico. Il tipo ci fa capire che gli servono per rimanere sveglio….andiamo bene!!
Facciamo anche una telefonata alla figlia, che parla inglese, nella quale ribadiamo soltanto la nostra destinazione finale e spieghiamo che non c’erano autobus da Langmusi oggi. Ci dice che lo dirà al padre e questo ci tranquillizza.
La macchina corre veloce, molto veloce, anche troppo, in questo altopiano con dolci colline brulle e ovunque mandrie di yak e pecore. Anche sulla carreggiata. Infatti spesso siamo costretti a brusche frenate per evitare di portarci a casa un po’ di carne fresca per cena.

Il nostro amico cinese lo vedo sempre più inquieto sul sedile di guida. Non sta fermo un secondo: beve un goccio di te, succhia una zampa di pollo, fa scorrere il rosario buddhista tra le dita, canta e altre mille piccole strane attività. Poi capisco perché. Come sta fermo per più di due minuti gli occhi gli si chiudono pericolosamente. Le cose sono due: o sto attento ad acchiappare il volante come vedo che la traiettoria della macchina non mi convince o gli parlo. Decido per la seconda: ma in quale lingua??? Faccio a gesti. Provo a chiedergli da dove viene, due minuti per mimargli la domanda e due minuti per avere una risposta ma almeno vedo che si è un po’ ripreso!! Probabilmente anche lui capisce che mi sono accorto che si sta addormentando e non facendocela più mi dice se voglio guidare: certo!! Mi sento molto più sicuro! Ci cambiamo velocemente alla guida e dopo pochi metri cade in un sonno profondissimo. Erika controlla la strada sul telefono e io tento di schivare le mandrie. Come al solito siamo una squadra fantastica!

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Io che faccio da autista al cinese

Lungo la strada incontriamo anche dei piccoli gruppi di donne che camminano sul ciglio e ogni due passi si stendono completamente a terra in segno di preghiera e si rialzano. Cosi per km e km. Il cinese nei rari momenti di lucidità ci spiega che alcune di loro arrivano a Lhasa in questo modo. Pazzesco.
Il tipo si sveglia completamente che siamo a un quarto d’ora da Xiahe. Praticamente gli abbiamo fatto da autisti, ma siamo contenti cosi. Inspiegabilmente troviamo subito una guesthouse gestita da monaci veramente carinissima. La camera con due ampie vetrate verso il quartiere tibetano e i templi è tutta in legno con il tipico rialzo in cui sono posizionati due sottili materassi e un piccolo tavolino rettangolare. Ci piace da impazzire!

”La
La nostra stanza “tibetana”

La sera ci facciamo due passi per il quartiere moderno per andare a trovare la stazione degli autobus. Guardando l’anfiteatro di montagne attorno alla città, ognuna con il suo coloratissimo insieme di bandiere di preghiere tibetane, ci viene voglia di salirne qualcuna. Seguiamo con gli occhi un paio di sentieri e andiamo anche a cercare l’imbocco di quello che ci convince di più. Domani poi decideremo cosa fare. A cena rimaniamo nella nostra guesthouse in quanto è consigliata dalla nostra guida per la cucina tibetana. Prendiamo dei noodles al sugo di yak, i tsampa e per finire lo yogurt. Sinceramente nulla che ci facesse gridare al miracolo.
Il giorno successivo è tempo di visitare il quartiere tibetano e i suoi templi.

”Labrang
Vista panoramica del monastero Labrang

Non è possibile visitare i luoghi sacri da soli ed è quindi necessario prendere parte a un tour guidato. Almeno abbiamo letto sulla Lonely Planet che ci sarà la guida in inglese, e abbiamo veramente voglia di fargli duemila domande. Ma ovviamente, come spesso capita in Cina, le cose non vanno come vorremmo. Niente guida inglese solo guida cinese. Ottimo. Ci indisponiamo subito. Partiamo per questo tour non con il migliore umore possibile. Entriamo in un paio di templi in cui vediamo le stesse cose che abbiamo visto (molto più autentiche) a Langmusi. Come sottofondo abbiamo la guida cinese che spiega agli altri due turisti (cinesi anche loro) mentre noi giriamo guardandoci intorno e capendo gran poco di quello che vediamo. All’interno dei luoghi sacri non è possibile fare foto, non lo capisco ma mi sembra giusto rispettare questa loro volontà. Mi accorgo però di avere la reflex, che tengo sempre a tracolla, accesa. Faccio per spegnerla che un monaco buddista me la strappa di mano e inizia, con un arroganza vista solo in Turkmenistan, a controllare che non abbia foto di interni (che poi sono cosi scuri che senza cavalletto sarebbe impossibile anche solo pensare di fare una foto). Rimango scioccato dalla “violenza” del monaco, l’incarnazione della mitezza ai miei occhi. Probabilmente sono stanchi dei turisti? Ma allora non fate i tour guidati! Ancora oggi non riesco a darmi una spiegazione. Gli strappo di mano la mia reflex con altrettanta violenza e me ne vado: lui mima un “sei pazzo”, io mimo un “vaffan…” .
Visitiamo altri templi, sempre delle enormi sale molto buie ma altrettanto colorate, con al centro, diverse file di cuscini dove i monaci si siedono a gambe incrociate per la preghiera. Ai lati sono presenti sempre delle statue dorate raffiguranti varie divinità buddhiste, le quali vengono omaggiate con burro di yak per le candele, soldi e sciarpe bianche o arancioni. La cerimonia per rendere omaggio a queste statue prevede di percorrere in senso orario il tempio e fermarsi a pregare di fronte ad ognuna di queste.
Finalmente all’ultimo tempio ci avvicina un giovane monaco che parla inglese che ci chiede come mai non seguiamo la guida; noi spieghiamo che non parliamo il cinese e quindi non capiamo cosa dice, così gentilmente ci offre di spiegarci le cose che abbiamo di fronte, nonostante avessi una reflex al collo! Ma guarda un po’!! Rimane con noi per qualche minuto ed è poi richiamato per la preghiera; grazie a questa botta di umanità rifaccio pace con il mondo tibetano.
Finito sto benedetto tour siamo liberi di girare come vogliamo all’interno del quartiere.

”Monaci
Monaci in un momento di pausa

Viene però subito suonata una campana dalla sommità di un edificio e tutti i monaci e molti fedeli si radunano nel tempio principale. Chiediamo se possiamo entrare e ci dicono di si. I monaci dai tipici cappelli gialli si siedono tutti sulla scalinata del tempio a recitare le loro litanie ripetitive. Di fronte i fedeli pregano con loro. Il clima non sembra cosi formale. I monaci ridono e scherzano fra loro e solo ogni tanto si rimettono a pregare con gli altri. Probabilmente è solo una fase intermedia. Infatti dopo poco viene suonato un lungo corno e tutti entrano nel tempio e si posizionano nei loro cuscini.

”Monaci
Monaci in attesa della preghiera

Un monaco di rango più elevato è in piedi e passeggia tra gli altri seduti. E’ lui che sembra dirigere la preghiera e la sua voce è cavernosa e profondissima. Gli altri monaci rispondono di tanto in tanto ai suoi inviti. Dai fedeli vengono lanciati dei bigliettini con delle preghiere e dei soldi, tutti diligentemente raccolti e ordinati in mazzetti. Vengono poi portate delle grandi brocche di latte di yak caldo e servite in delle scodelle ai monaci. Infine anche i soldi vengono divisi tra loro, il tutto di fronte ai fedeli in religioso silenzio. Successivamente a piccoli gruppi veniamo invitati a percorrere il tempio in senso orario per andare a pregare di fronte alle statue dorate. Usciamo e pranziamo velocemente. Il pomeriggio abbiamo deciso di seguire il percorso di preghiera attorno ai templi. In particolare ci interessa la parte che si inerpica per la montagna. Qui ci sono due sentieri possibili: il classico o quello superiore da cui si gode anche una splendida vista sulla città. Manco a dirlo facciamo questo. Ci mettiamo un paio d’ore in tutto compreso di foto e soste rigeneratrici nei punti più panoramici.

”Bandiere
Bandiere tibetane sul sentiero

Rientriamo in hotel e stavolta ci cuciniamo noi nella nostra camera. Ci piace sempre stare un po’ per conto nostro.
La mattina prendiamo il primo autobus per Lanzhou. Stasera abbiamo il treno per Xi’an ma per la prima volta abbiamo provato a comprare i biglietti da una agenzia on-line e vogliamo avere il tempo di risolvere eventuali problemi.
Poco prima di pranzo arriviamo e ci dirigiamo subito alla stazione. Chiediamo al banco informazioni che ci instrada verso uno sportello semivuoto (rispetto agli altri stracolmi di gente); ipotizziamo sia per chi deve ritirare il biglietto fatto on-line. L’agenzia, molto seria, ci aveva mandato anche un foglio scritto in cinese da mostrare all’addetto per fargli capire che avevamo una prenotazione e che dovevamo solo ritirare il biglietto.
Mostriamo il tutto all’impiegata che fa subito la faccia da problema, si alza e sparisce in una porta. Iniziamo bene! Dalla stessa porta dopo poco spunta un simpatico cinese, un po’ grassottello, che dalla targhetta leggiamo essere il direttore del ticket office. Prende i nostri passaporti e inizia a inserire i dati nel pc. Guarda per un po’ la schermata di fronte ai suoi occhi e poi ci chiede dove avevamo comprato i biglietti. Noi gli diciamo che li abbiamo comprati nel sito dell’agenzia e lui ci risponde che c’è solo un sito dove si possono comprare e non è quello, quindi non può darci i biglietti. E TE PAREVA CHE NON ROMPEVANO ANCHE QUI.
Io, stufo dei problemi che continuamente i cinesi ci creano, li mando a cagare e mi sposto di lato; sono veramente sfinito. Erika invece inizia solo ora a scaldarsi. Gli dice che ci sono centinaia di persone che hanno comprato i biglietti da quella agenzia e non hanno avuto il minimo problema, ci sono le recensioni su internet; non capiamo perché lui debba fare problemi a noi. L’ambiente si scalda e la frustrazione diventa rabbia. Vediamo anche che sul pc c’è il numero della nostra prenotazione associato al numero del nostro passaporto! Quindi non c’è niente che non va!! Facendoglielo notare la sua versione diventa che il nostro passaporto non va bene sul suo scanner per documenti (quello per le carte di identità cinesi….ma va??) quindi non può darci i biglietti. Erika diventa letteralmente una bestia. Prima gli ripete che se ha la nostra prenotazione sul suo diavolo di pc e il nostro numero di passaporto corrisponde, quale altro sofisticatissimo strumento di serve per decretare che i passaporti vanno bene?? Il cervello forse? Poi ci viene un dubbio: non è che ha veramente uno scanner per passaporti e ha provato con il mio passaporto (rovinato) e quindi non glie lo legge? Erika tenta in tutti i modi, anche con modi poco garbati a dirgli di provare con il suo passaporto ma lui continua a dire che non può darci i biglietti e l’unica cosa è rifarli alle casse. Io, intravedendo una via d’uscita all’ottusità cinese, sarei per accettare ma Erika non la considera neanche lontanamente come ipotesi: oramai è una questione di principio. E’ diventata una tigre. Sono spaventato io per il povero addetto. Io la lascio fare perché, primo se provo a mettermi in mezzo ce le piglio pure io e secondo perché ha decisamente ragione. Io purtroppo ho un carattere che difficilmente prendo fuoco e cerco di adattarmi alle situazioni che mi si parano davanti ma ora serve qualcuno che, forte della sicurezza di aver ragione, tiri fuori gli artigli. Ed Erika questo lo fa decisamente bene.
Il tipo oramai visibilmente provato dalla discussione esce dal gabbiottino e ci dice che ci accompagna lui alla cassa così questo biglietto ci verrà rimborsato dell’80% e ne dovremo solo ricomprare uno allo stesso prezzo. Oramai siamo un fronte unico e non accettiamo neanche per sogno. Come fa a rimborsarci un biglietto che non sa se è il nostro?!? Si sta incartando e noi diventiamo sempre più convinti di aver ragione ma lui ha il potere e non capiamo perché non ci voglia dare sto cacchio di biglietto. Poi ragioniamo che possiamo contattare l’agenzia. Gli chiediamo se può lui telefonare e ci dice che no, non ha intenzione di chiamare nessuno. Lo mandiamo mentalmente a cagare e scrivo io subito all’agenzia su whatsapp dicendogli che abbiamo un problema e che non vogliono darci i biglietti in stazione. Helen, la ragazza che aveva evaso la nostra pratica, ci richiama subito (veramente fantastica). Gli spiego la situazione e gli passo il tipo che ora non può che parlarci. Stanno dieci minuti al telefono e piano piano tutto sembra calmarsi. Alla fine lui mi ripassa Helen che mi dice che ora è tutto risolto, che questa è una città lontana dal solito flusso turistico e che quindi sono paranoici; ora lei gli ha spiegato tutto e dovrebbe darci i biglietti. ORA IO DICO MA SIAMO MATTI?? Qualsiasi cosa che esuli da quello che loro considerano “normale”, o che probabilmente qualcuno gli dice che è normale, è automaticamente un problema che deve essere al più presto reinserito nei loro binari di “normalità”. Rimaniamo a bocca aperta.
Helen rimane al telefono con me fino a che non ci danno questi fantomatici biglietti. Veramente una persona d’oro (il sito dell’agenzia è www.china-diy-travel.com).
Il simpatico cinese torna poi collaborativo e ci spiega che tutti i problemi sono nati dal fatto che lui ci ha chiesto il sito dove abbiamo comprato il biglietto e noi non gli abbiamo detto il sito delle ferrovie cinesi. Non ci siamo messi a discutere di nuovo ma noi NON lo abbiamo comprato lì visto che non c’è la sezione in inglese!…evidentemente la nostra agenzia li avrà comprati da quel sito e infatti la nostra registrazione figurava nel pc!! Ma noi come potevamo sapere dove cavolo Helen aveva comprato i nostri biglietti?? Lasciamo perdere…ringraziamo e usciamo vittoriosi da questa lotta.
Mangiamo un boccone al volo e poi andiamo a cercare un internet cafè dove poter passare qualche ora scrivendo il nostro blog. Siamo sempre carichi come somari in questi spostamenti e trovare subito un tavolino su cui lavorare non sarebbe male. Nell’unico internet cafè aperto ci dicono, manco troppo gentilmente, “no internet connection for foreigners”. La nostra sopportazione per i cinesi oggi l’abbiamo esaurita tutta.
Facciamo due passi e ci fermiamo in un fast food all’occidentale deserto. Ci prendiamo un tavolino con una presa e ordiniamo due aranciate (avevamo appena pranzato e non ci andava nulla). C’è anche la wifi quindi il posto è perfetto, decidiamo di rimanere li. Le due aranciate arrivano ma sono bollenti….ma puoi bere la Fanta bollente????
Fatto sta che stiamo li 2-3 ore fino a che non è tempo di prendere il treno per Xi’an. Non vediamo l’ora di andarcene da sta città paranoica.

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