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Nubra Valley - Il passo più alto del mondo in sella alla Royal Enfield (parte I)

05 – 07 Settembre 2016

Ci svegliamo in questa lussuosa camera d’albergo e non ci vorremmo mai staccare da questo morbidissimo letto. Ci guardiamo intorno e ancora non riusciamo a credere alla botta di “fortuna” che abbiamo avuto. Dopo il topo in camera dell’altra notte, ci voleva proprio. Oggi la giornata è deputata all’organizzazione dei prossimi giorni quindi possiamo prendercela con calma.
Alle 9 siamo in strada per cercare un posto dove poter fare colazione. La via è pressoché deserta e ci fa strano: siamo abituati a trovare sempre un gran fermento alle prime ore del mattino. Probabilmente questa è una zona della città che vive di turismo e, si sa, i “backpackers” non sono molto mattinieri. Troviamo una backery e ci facciamo una bella colazione all’occidentale, peccato solo che la mia brioche sia stata cotta due giorni fa e scaldata troppo al microonde: gli inconvenienti di muoversi in bassa stagione. Parliamo un po’ del da farsi e vagliamo un po’ le varie ipotesi.

 

Leh street
Passeggiando per Leh

Qui in Ladakh ci piacerebbe vedere la Nubra Valley, che si estende fino al confine con il Pakistan, e lo Pangong Lake. Entrambi è possibile raggiungerli in jeep con tour di più giorni; correndo potremmo fare due giorni per uno e due giorni per l’altro, ma probabilmente non ci godremmo nulla. Decidiamo quindi di concentrarci sulla Nubra Valley per il momento.
A me, avendo visto tutte le Royal Enfield (la moto per eccellenza qua in India)che girano qui intorno, è riaffiorato alla mente sempre più forte un desiderio nato dalla lettura di un resoconto di un viaggio in moto proprio qui in Ladakh. Mi ricordo che leggendo il racconto di quell’avventura di fronte al mio pc mi ero appuntato mentalmente che quella sarebbe stata una di quelle esperienze che avrei voluto fare nella mia vita. Ma sembrava così lontano è difficile. Ora invece mi trovavo a un passo dal poterlo realizzare e per quanto fossi un po’ nervoso riguardo alla pericolosità delle strade, alla follia degli autisti di qui, a guidare una moto che non conosco, ad avere la responsabilità della persona più importante per me, volevo darmi la possibilità di sfruttare questa occasione; altrimenti non mi sarei più potuto guardare allo specchio. Confido ad Erika questo desiderio e lei sorridendo mi dice che già aveva pensato di regalarmi un giro su una Royal Enfield per il mio compleanno e, anche se manca ancora un mese, non c’è posto migliore di questo per farlo. La donna della mia vita.
Giriamo per le agenzie della zona per chiedere se ci sono tour organizzati in moto nei dintorni ma tutte ci rispondono che hanno solo jeep in partenza. Una di queste ad un prezzo molto allettante per due giorni sulla Nubra Valley. Andiamo a sentire anche una grande agenzia di noleggio moto ma anche questa ci dice che ci può fornire solo la moto, i tour infatti oramai sono finiti. Gli provo a chiedere come è la strada e mi dice che è tutta buona tranne un tratto brutto di una trentina di km sul primo passo, che per inciso è il più alto del mondo.
Sono molto indeciso, so che la decisione spetta a me, nel senso che sono io che me la devo sentire a partire da solo, ma per tutto quello detto prima mi sentirei tanto più sicuro ad avere una sorta di guida locale al mio fianco, per qualsiasi evenienza, o almeno per sapere di aver fatto tutto ciò che era in mio potere per rendere sicuro questo mio “sogno”. Decidiamo di pensarci ancora un po’ anche se sono sempre più orientato ad andarci in jeep. Passiamo di fronte ad un’altra agenzia e, anche se sappiamo già la risposta, proviamo a chiedere. C’è una ragazza che sta già chiedendo informazioni quindi ci sediamo su dei divanetti aspettando il nostro turno. Colgo qualcosa nelle parole che si scambiano con il proprietario dell’agenzia riguardo una “motorbike”. Mi si drizzano le antenne e dico che non so se ho capito bene ma anche noi saremmo interessati a un giro in moto. Il sorriso della ragazza ci fa capire che forse abbiamo trovato anche un compagno di viaggio. Scopriamo infatti che anche lei vorrebbe fare la Nubra Valley in moto, con una guida che le faccia anche da driver, per tre giorni, fino a Turtuk, l’ultimo paese visitabile prima del Pakistan. Noi siamo d’accordo su tutta la linea e ci facciamo fare un preventivo. La cifra è un po’ altina ma è sempre la metà di quello che abbiamo pagato in Laos per i tre giorni nella giungla. Per una esperienza che ci ricorderemo per il resto della nostra vita, ne vale sicuramente la pena. Accettiamo e ci diamo appuntamento alle 18 di stasera per la prova delle moto. Sono al settimo cielo, un po’ in apprensione, ma pur sempre al settimo cielo. Non potevo desiderare niente di più figo da questo viaggio nell’Himalaya!
Erika è felice quanto me di provare l’esperienza di un mini-viaggio in moto, e farlo tra le strade più alte del modo con un mezzo che ha fatto storia aggiunge quel pizzico di leggendario.
Il prossimo punto sulla lista sarebbe prenotare il treno da New Delhi a Jaipur ma è da ieri sera che internet non funziona qui e anche le agenzie sono quindi impossibilitate a effettuare le operazioni on-line. Rientriamo quindi in albergo e ci svacchiamo nel lussuoso giardino su poltroncine in vimini, all’ombra di un melo, sorseggiando un chai.

Leh luxury hotel
Ma chi c’ammazza‼!

Sembriamo nobili inglesi dell’800 se non fosse che siamo vestiti come in un catalogo di Dechatlon e ridiamo come imbecilli di battute idiote. Scriviamo un po’ il nostro blog e nel frattempo arriva un gruppone di un viaggio organizzato di spagnoli, palesemente motociclisti. Sono atterrati ora all’aeroporto e le loro moto fiammanti sono già pronte nel parcheggio dell’hotel. Assistiamo divertiti al briefing della mattina: anche loro tra qualche giorno affronteranno la Nubra Valley ma con al seguito, oltre alla guida, anche un fuoristrada con due meccanici come supporto tecnico. Beati loro!!
A pranzo andiamo al mercato dove ci prendiamo delle lenticchie e delle patate all’indiana. Facciamo anche qualche acquisto di scatolame per i giorni a seguire, in modo da poter risparmiare qualcosa sui pasti. Prima di rientrare compriamo anche degli squisiti biscotti locali, in una piccola pasticceria, per la colazione di domani (ma anche per la golosità di oggi) e le immancabili bandierine tibetane da appendere sul manubrio della moto. Aspettando le 18 ci mettiamo di nuovo in giardino: il lusso ci sta dando alla testa!!
All’ora stabilita torniamo in agenzia dove un assistente del proprietario, che aveva assistito anche a tutta la contrattazione della mattina, ci dice che la moto non è ancora pronta ma che posso provarne un’altra, che tanto quella che guiderò sarà identica, anche nel colore! Ma pensa te…e io che invece volevo provare i freni, la frizione, il cambio. Ma se il colore è lo stesso non c’è niente di cui preoccuparsi…
Gli spiego sorridendo cosa in realtà volevo provare e allora lui capisce e mi dice di ripassare verso le 20 così che potrò provare proprio la mia moto. Ok, siamo in India, si sa che le cose funzionano così. Ceniamo in camera per dare un po’ di sollievo ai nostri stomaci e dopo una passeggiata ritorniamo in agenzia, stavolta la moto c’è! Ma non ha i portabagagli montati. Imi, l’assistente che forse sarà anche la nostra guida di domani, mi dice che intanto posso provarla poi stanotte monteranno i portabagagli, me lo assicura. Monto in sella, giro la chiave, pigio il pulsante di start e un rumoroso e lento borbottio fa tremare il mio sedere. Un brivido di emozione mi percorre la schiena. Innesto la prima, un pensiero fugace percorre la mia mente “sarò ancora in grado di guidare una moto??”, poi mollo la frizione e lentamente inizio a volare: figata!! Faccio un giretto nei dintorni con il monocilindrico che gira al minimo, ma che sembra avere la risposta di un trattore. Ho un sorriso a 47 denti e non vorrei scendere più: PARTIAMO ADESSO!!!!! E invece riporto la moto in agenzia. Erika e Imi mi guardano arrivare e lui dice a lei che può stare tranquilla, guido bene: eccolo là, tu guarda se deve portare sfiga eh!!
Facciamo di nuovo presente che vogliamo il portabagagli anche se non siamo sicuri di cosa ci porteremo e Imi si dimostra attento alle nostre richieste anche se all’indiana. Ci porta dall’allestitore della moto e questo prova a cavarsela con delle pidocchiose valigie morbide dell’anteguerra. Alla domanda “se piove come facciamo?” lui va a prendere delle apposite cover impermeabili: una busta azzurra dell’Ikea. Prova in tutti i modi a ficcarci dentro le valigie ma è troppo piccola e dopo un po’ desiste. Mi strappa un sorriso ma scuoto la testa a Imi, anche perché colgo, dal dialogo tra i due, che anche la tanica di benzina andrà nella stessa sacca; immaginando quanto possano tenere le taniche di plastica che usano qui dico a Imi che non posso metterle nello stessa valigia dei vestiti! Ancora una volta si dimostra attento alle nostre richieste e non tenta di convincerci della bontà dell’opzione che gli costa meno fatica. Ci dice che stanotte monteranno il portabagagli e domani la moto sarà pronta. Incontriamo anche la ragazza spagnola, Mariona, e ci facciamo quattro chiacchiere insieme a Imi. Sembrano entrambi molto simpatici e non arroganti, premesse fondamentali per un viaggio di gruppo sereno. Speriamo davvero che domani sarà lui la nostra guida!
Ora è tempo di preparare i bagagli, come al solito all’ultimo secondo. La prima idea era quella di portarsi un solo zaino grande ma poi ragionandoci meglio preferiamo portarci le due sacche stagne, perché più resistenti, migliori per la distribuzione dei pesi e più facili da legare nel portabagagli. Il problema è farci stare tutto ma oramai, dopo l’esperienza di tutti questi mesi, riusciamo a farci stare perfino il Phon! Andiamo a dormire soddisfatti pronti per questa grande avventura.
L’appuntamento è alle 8 ma noi alle 7 siamo già a far colazione. Qui incontriamo Mariona, la nostra compagna di viaggio dei prossimi giorni; ci scambiamo un caloroso saluto e qualche battuta ma in generale stiamo ognuno al suo tavolo senza troppa necessità di parlare del nulla: questo già ci piace. L’attesa a me non è mai piaciuta, sono uno che riesce bene nell’azione, ma le ore prima di una grande prova o esperienza mi uccidono. Non ho paure razionali, solo un vago senso di ansietà di fondo; non vedo l’ora di salire su quella moto e lasciar scorrere i kilometri: sono sicuro che tutto andrà bene. Ma nel frattempo il nervosismo mi si legge in faccia: Mariona mi chiede se ho una moto in Italia e se ho paura a guidare qui in India. Gli rispondo che su queste strade con la gente che gira sarei in apprensione anche all’idea di guidare un blindato, figurati una moto! Ma sono sicuro che questa tensione mi servirà a concentrarmi di più nella guida.
Andiamo un quarto d’ora prima in agenzia per assicurare il bagaglio sulla moto. Ovviamente questa non è quella che ho provato ieri sera, e come ti sbagli. Almeno la nostra guida sarà Imi e di questo sono felice. Faccio un giro anche con questa moto e subito avverto un feeling migliore con i comandi rispetto all’altra: meglio così!! Vedo anche che il copertone posteriore ha vissuto momenti migliori ma considerando che in tutto dovremmo percorrere poco più di 400km non mi preoccupo più di tanto; anche perché non ho intenzione di scendere in pieghe tiratissime co sto bestione su queste strade. Guida rilassata e controllata, come questo mezzo mitico invoglia.
Leghiamo alla perfezione le nostre due sacche sul portabagagli e siamo pronti. Anche Mariona nel frattempo è arrivata, ci proviamo e scegliamo i caschi a noi più consoni e saltiamo in sella! Facciamo una foto di rito e si parte.

Nubra valley tour on motorbike
Partenza col cuore in gola

Prima di tutto andiamo a far benzina, guidando nel traffico caotico di Leh. Imi, messo in guardia dal mio “Safety first!!” prima della partenza, sembra aver preso sul serio la cosa e guida come un indiano ottantenne, che è sempre più spericolato di mezza popolazione patentata italiana, ma almeno riesco a stargli dietro. Io inizio a prendere confidenza con la moto e tutto scorre liscio. Alla pompa Imi riempie anche le taniche di benzina e la mia ha un piccolo forellino che lui tappa con una pagliuzza raccolta da terra: e pensare che le voleva mettere insieme ai vestiti!!!!
Ora si parte davvero. Imbocchiamo la strada che punta diritto verso le montagne alle spalle di Leh. La direzione è Khardung La Pass: il passo percorribile in auto più alto del mondo (o almeno così dicono qui). La strada inizia alla grande con un asfalto perfetto, delle dolci curve e delle vedute sulla valle spaventosamente meravigliose. Spaventosamente perché siamo dalla parte del burrone e non c’è ovviamente il benché minimo organo di protezione.

Nubra valley tour on motorbike
Curve mozzafiato!

Imi continua a guidare molto piano e io gli sono grato: mi sto godendo questa passeggiata in moto, con il motore che lento borbotta sotto di me, il mio amore che mi abbraccia e il vento in faccia e non ho alcuna voglia di impegnarmi nella guida. Voglio solo godermi il momento e avere un margine di azione sovrabbondante, in una sola parola rilassarmi. E ora ci sto riuscendo davvero: mi sembra di vivere in un sogno, uno dei momenti più felici della mia vita. Ad ogni curva poi sembra esserci un nuovo paesaggio e mano a mano che si sale l’occhio spazia sempre un po’ più lontano su vette innevate che incorniciano valli lunari.
Ci fermiamo ad un posto di blocco in quanto questa strada è controllatissima e servono speciali permessi che solo le agenzie possono rilasciarti. Mi tolgo il casco ed evidentemente ho un sorriso da ebete così vasto che anche Mariona mi dice che sono totalmente cambiato da quando siamo partiti: eh sì, ora cammino a mezzo metro d’altezza!
Imi mi chiede come sta andando e io gli rispondo che è tutto talmente meraviglioso che sta superando anche i miei sogni più sfrenati. Lui mi dice che ora viene il difficile: per una trentina di km prima e dopo del passo la strada diventa dissestata. Oramai il mezzo lo padroneggio, mi sento tranquillo.
Ripartiamo e la strada diventa larghissima e con un asfalto appena steso: ma me stai a cojonà?? Facciamo un paio di tornanti e la moto inizia a perdere potenza per poi riprenderla di colpo, forse il filtro dell’aria un po’ tappato, ottimo! Nel frattempo, no, non me stava a cojonà e l’asfalto finisce davvero, inizialmente lasciando il posto a uno stradone bianco perfettamente lavorato (probabilmente il prossimo che sarà asfaltato) poi ad una vera selva di massi e buche. Iniziamo a procedere a velocità ridottissima lavorando a volte anche di frizione. La mia moto, se non tengo su di giri il motore si spegne, ma ce la faremo anche così.

Nubra valley tour on motorbike
Si inizia a saltare…

Ora, dopo l’ultimo tornante, è un bel po’ di tempo che siamo dalla parte buona della strada, quella verso la montagna, ma ci stiamo allontanando dal passo e sopra di noi scorgo la strada che torna indietro e lì saremo verso la scarpata. Poco prima del tornante un simpatico personaggio ci sbarra la strada senza la minima uniforme e ci ferma. Mi chiedo chi sia ma istantaneamente la sua autorità viene affermata quando una frana cade senza controllo sulla strada: ok amico ti diamo retta. Poco più sopra stanno facendo i lavori e sembra che non abbiano trovato modo migliore di smaltire la terra in eccesso. Nel frattempo spiego a Imi i problemi di potenza che ho con la moto e lui mi dice che sono dovuti all’altezza. Effettivamente dovremmo essere vicini ai 5000 metri, mica pochi!! Dopo qualche minuto ripartiamo, percorriamo l’ultimo tornante e iniziamo a puntare al passo. La strada peggiora sempre di più e ora i taxi vanno più piano di noi da quanto la strada è sconnessa e quindi tocca anche superarli. Io cerco di stare il più possibile verso la montagna ma non è facile: primo perché c’è traffico in senso opposto e secondo perché a volte la traiettoria meno disastrata è proprio quella vicino al dirupo. Lo scenario da quando è iniziata questa strada me lo sono proprio scordato, me lo farò raccontare da Erika una volta arrivati, ora non è proprio il momento di distrarsi. Anche il tanto temuto mal di montagna non ci ha preso, né a me né a Erika, segno che abbiamo fatto un ottimo acclimatamento.
Kilometro dopo kilometro, metro dopo metro, buca dopo buca ecco che finalmente inizia a imbiancarsi il lato della strada di un sottilissimo strato di neve, segno che stiamo avvicinandoci alla meta. Infine dietro una curva, una miriade di coloratissime bandiere tibetane ci fa come da traguardo: siamo a 5600 metri di altezza!!!

Nubra valley tour on motorbike
Nella vetta…emozionati e un po’ sollevati!

L’atmosfera non è quella di un isolato rifugio di vetta ma più di una sera alle 18 sul raccordo anulare tanti sono i taxi che affollano il piazzale ma non me ne può fregare di meno. L’euforia generale ci assale, tutti sono entusiasti di essere arrivati quassù e noi che ci siamo arrivati in moto lo siamo ancora di più!! Diciamo a Imi che ovviamente vogliamo una foto di fronte al cartello del passo e lui ci raccomanda di fare in fretta che è meglio non sostare quassù per più di 15-20 minuti.

Nubra valley tour on motorbike
Immortalare un momento magico…con lo yeti‼

Facciamo le foto e i video che sprizziamo gioia da tutti i pori poi, un po’ affaticati dalla mancanza di ossigeno, facciamo segno ad Imi che siamo pronti a ripartire. Prima di andare però ci lasciamo incantare dallo spettacolo della vallata che si apre di fronte a noi dopo il passo: spettacoli che ci lasciano a bocca aperta.

Nubra valley tour on motorbike
La bellezza infinita!

Iniziamo quindi la discesa con la strada sconquassata allo stesso modo, ma almeno il traffico si è più che dimezzato essendosi fermati tutti i tour giornalieri al passo provenienti da Leh. Ora la guida è più semplice perché scendendo di freno motore non devo più stare attento allo spegnimento del motore, ma la stanchezza inizia a farsi sentire. Innanzi tutto perché sto bestione pesa una tonnellata e in fuoristrada va guidata “maschia”, cioè di forza sul manubrio, e poi perché a quest’altitudine qualsiasi sforzo è quadruplicato. Fatto sta che ho i muscoli delle spalle che mi fanno male, spero di reggere fino all’asfalto.
La strada prosegue tortuosa ma, allontanandosi dal passo, migliora pian piano. Scendiamo velocemente di quota e arriviamo sul fondo della valle, che qui significa comunque essere sopra i 4500 metri. Imi si ferma per il solito controllo permessi e ci sediamo anche per un chai e una Aloo Paratha (una sorta di focaccina con le patate). Nonostante sia mezzogiorno passato decidiamo di fermarci per pranzo più avanti, a Diskit, la “capitale” della Nubra Valley.

Nubra valley tour on motorbike
Siamo troppo fighi…

Riprendiamo la strada e finalmente poggiamo di nuovo le ruote su asfalto. La prima sensazione è quella di sollievo, sembra di volare. Poi subentra il divertimento. Dopo un’iniziazione su un passo del genere, ora sembra tutto semplicissimo. La strada si presta anche a tutto questo: l’asfalto è stato appena steso e la serie infinita di piccole curve in sequenza che ricalcano ogni piccola asperità della montagna regalano una guida rilassata e divertente. Ci immettiamo in un'altra valle che scende sempre più di quota fino a giungere, con una sorpresa che ci lascia senza fiato, ad un enorme canyon, con un fiume azzurro e una sabbia bianchissima sul fondo.

Nubra valley tour on motorbike
Momenti indimenticabili

Le rocce invece sembrano quelle Islandesi di mille colori, rosse, verdi, gialle, bianche, e le montagne appaiono giganti: danno realmente l’impressione di un’imponenza di fronte alla quale non si è che piccole formiche.

Nubra valley tour on motorbike
Non c’è mai fine allo splendore!

Al primo stop per le foto ci ricordiamo che non abbiamo messo le bandierine tibetane e quindi proviamo a fissarle ma il primo tentativo va a vuoto: dopo cinque minuti in marcia si sciolgono e le riprendo per miracolo. Ci riproveremo più avanti.

Nubra valley tour on motorbike
Le bandierine tibetane portafortuna

Il viaggio prosegue senza intoppi, ma con gli occhi pieni di questa meraviglia, fino a pranzo dove ci fermiamo in un piccolo ristorantino e ci prendiamo dei fried-noodles. Imi si rivela anche un intrattenitore senza eguali e non si riesce a farlo star zitto, ma ci fa spassare per una buona mezz’ora. Nelle rare pause riusciamo a scambiare qualche parola anche con Mariona che si conferma una ragazza molto affine a noi, con la quale ci sentiamo a nostro agio.
Sono quasi le tre e mezzo e Imi se la sta prendendo decisamente troppo calma visto che ancora dobbiamo macinare più di 90 km che su queste strade significano 3 ore di marcia. Gli metto quindi un po’ di pressione e ripartiamo.

Nubra valley tour on motorbike
In sella al bolide!

Prima di continuare verso la nostra meta facciamo un salto all’unica “stazione di servizio” della zona per fare un rifornimento strategico di benzina…che non si svolge con tecnologie proprio all’ultimo grido!

Nubra valley tour on motorbike
Rifornimento all’IP…Indian Petroleum‼

 

Nubra valley tour on motorbike
Il pieno grazie…

Passiamo vicino ad enormi basi militari che ci fanno capire come questo luogo sia strategico per i tesi rapporti con il Pakistan; per lo meno c’è da dire che tutti sembrano piuttosto tranquilli. Continuiamo a seguire il corso del fiume da lontano, infatti in questa zona la Nubra Valley è veramente ampia e la strada segue il versante occidentale, lasciando che la vista spazi su questa pianura bianca contornata di giganti rocciosi.

Nubra valley tour on motorbike
Dentro all’Himalaya

Finalmente giungiamo a Hunder, una delle più importanti stazioni della vecchia via della seta, dove alcuni mercanti lasciarono i loro cammelli che ora scorrazzano liberi tra le bianche dune che qui si sono formate dalla sabbia del fiume. O almeno così Imi ci ha raccontato perché per i normali visitatori è difficile vedere questi animali allo stato brado; molto più facile è pagare per un giro sul cammello al parco turistico della città. Comunque oggi non è il tempo di pensare a questo perché tiriamo diritti verso Turtuk la nostra meta di stasera, al confine con il Pakistan; qui ci torneremo domani a dormire e avremo tempo di vedere il tutto. La strada però costeggia, leggermente rialzata, il tratto simil-desertico e ci permette di ammirare questo scenario unico al mondo.

Nubra valley tour on motorbike
E all’improvviso…il deserto dentro all’Himalaya!

Quello che rende questo percorso unico è la varietà inesauribile di paesaggi che si susseguono, ogni volta diversi, ad ogni curva.

Nubra valley tour on motorbike
Gli avventurieri…

E abbiamo ancora da vedere l’ultimo tratto della valle, quello più selvaggio, se non fosse che Imi, su un lungo tratto di rettilineo decelera rapidamente e si ferma a lato della strada. Guardo la sua gomma posteriore e la vedo a terra. Ottimo!!

Nubra valley tour on motorbike
E anche il tempo non promette niente di buono…

Anche nel mio viaggio in moto verso Samarcanda la foratura era uno degli spettri che ci impensieriva di più. Non perché fosse irrisolvibile ma la probabilità elevata che potesse succedere, combinata con l’estrema difficoltà di cambiare una camera d’aria senza gli opportuni attrezzi ci aveva sempre fatto preoccupare. Ma, mi dico, una guida che fa questo di mestiere, su queste strade, avrà gli attrezzi giusti e la manualità necessaria a risolvere tutto in poco tempo. E invece no.

Nubra valley tour on motorbike
Ce la farà Imi??

 

Nubra Valley - Parte II

 

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