Dharamsala - Una visita al Dalai Lama

27 Agosto – 01Settembre 2016

Siamo di nuovo dentro ad un autobus governativo direzione Dharamsala, uno di quegli autobus senza aria condizionata, con scarsi posti per i bagagli e che si riempie oltre il suo limite massimo in prossimità dei paesi; però il prezzo è fisso, uguale per tutti, quindi per una volta si viene trattati come persone comuni invece che come turisti dal portafogli gonfio!!
Prima della fine del viaggio Marco si ritrova con in braccio un bambino e io con il sedere di una bella ciaciona indiana sulla spalla, ma ho imparato anche io a spingere indietro e ad opporre resistenza, come fanno sempre loro!
Arriviamo al terminal di Dharamsala che è già buio, ma fortunatamente l’autobus che porta a McLeod Ganj non è ancora partito. In fretta scendiamo da un autobus e saliamo nell’altro che inizia ad inerpicarsi nella stradina di montagna che porta a McLeod; sono contenta che sia buio così non vedo i dirupi sotto di me!!

Dharamsala è una cittadina senza appeal particolare, tutti si riversano nella più rinomata Mc Leod Ganj: è qui che dimora il Dalai Lama, è qui che ci sono i maggiori templi buddisti e, come conseguenza, è qui che si trova il quartiere modellato per i backpackers. Ma, diciamocela tutta, dopo la sperduta Gorakhpur, la caotica Delhi e la scalcinata Amristar, siamo ben contenti di approdare in un piccolo paesino sulle montagne con tutte le facility per turisti! Con lo zaino sulle spalle saliamo dall’autostazione al paese e iniziamo a cercare un alloggio, vogliamo trovare qualcosa di bello finalmente. La ricerca si dilunga un po’ tra hotel pieni, stanze che puzzano e bagni sporchi. Alla fine, però, riusciamo a trovare il nostro paradiso: un piccola guesthouse, con una stanza enorme, pulitissima, con balcone vista montagne e anche un angolo che sembra essere stato predisposto per una cucina. Ci mettiamo un po’ a far scendere il prezzo ma alla fine è nostra e sprizziamo gioia da tutti i pori!!! Tra l’altro qui in montagna c’è una bella aria fresca, in netto contrasto con l’afa di Delhi!! Siamo davvero inebriati di felicità per aver trovato un angolo di India in cui riprenderci!!
Dopo esserci sistemati usciamo per cena. Marco aveva intravisto un piccolo locale proprio accanto alla guesthouse…proviamo!! Appena entriamo lo troviamo subito carinissimo, anch’esso vista montagne e con un menù particolare. L’altro grande vantaggio di essere nella città rifugio dei tibetani è che possiamo prenderci una pausa dalle spezie e gustare dei sapori che più si avvicinano ai nostri. Io mi prendo un piatto di MoMo (i famosissimi dumplings tibetani) e Marco una zuppa di noodles. Entrambi i piatti contengono del formaggio fuso…il formaggio!!!!!! Va beh, stasera siamo troppo emozionati da tutte queste conquiste!!

 Tibetan Momo McLeod Ganj
Cena tibetana…una piccola gioia!

I piatti sono deliziosi e i proprietari del locale gentilissimi e socievoli: finalmente delle persone sorridenti!!
Siamo stanchi dal viaggio, ma, oggi più che mai, felicissimi. Abbiamo trovato quell’oasi felice che cercavamo, in cui purificarci un po’, riprenderci dai malanni e superare l’impatto forte che abbiamo avuto con l’India!!
Dopo una riposante dormita ci svegliamo di buon’ora e saliamo sul tetto dell’hotel per goderci la colazione con vista sulle montagne. Per oggi pochi programmi, solo goderci la giornata come viene. Dobbiamo svolgere solo una missione: dopo aver deciso di venire a Dharamsala abbiamo scoperto che proprio durante la nostra permanenza si sarebbero svolte delle lezioni pubbliche del Dalai Lama, per le quali c’è una grande affluenza. E allora ci siamo detti: perché non andare a curiosare? Per poterlo fare occorre ottenere un pass quindi stamattina ci occuperemo di questo.
Dopo colazione quindi saliamo verso l’ufficio in cui vengono rilasciati i pass, muniti di passaporto, fototessere (che poi non sono servite) e…tanta pazienza!! E’ mattina presto ma la fila è già lunghissima: persone di ogni nazionalità si sono ammassata davanti a questo ufficio per poter prendere il pass e assistere alle lezioni. Ci sono russi, europei, americani, tailandesi, ovviamente tibetani rifugiati, e molti altri.

 Dalai Lama Teaching Pass Dharamsala
Una lunga attesa per il Dalai Lama

Con calma aspettiamo il nostro turno mentre il gruppo vacanza Russia composto da sole donne si appresta ogni secondo a fare foto, soprattutto selfie, di ogni passo della procedura per ottenere il permesso! Dopo un’oretta portiamo a termine la missione…la prima e ultima della giornata!!
Prima di rientrare nella nostra nuova casetta facciamo un po’ di commissioni: date tutte le facility che abbiamo in camera abbiamo deciso che in questi giorni cucineremo spesso da soli per riprenderci dalla cucina indiana. Adesso quindi andiamo in giro a comprare qualche provvista, soprattutto verdure, frutta e legumi. Abbiamo infatti detto addio (o meglio arrivederci!) alla carne finché siamo in India per evitare ogni fonte probabile di intossicazione alimentare. A questa quindi cercheremo di sostituire i legumi per mandare giù qualche proteina…e la cosa non ci dispiace, stiamo già pensando a tutti i possibili modi per cucinare le lenticchie (le nostre preferite!).

Street McLeod Ganj
Il monaco e la capretta…

Mentre svolgiamo queste commissioni andiamo anche a sentire per una radiolina FM: il Dalai Lama terrà le lezioni in tibetano, ma ci saranno interpreti che tradurranno in una decina di lingue quello che dice. Per poter ascoltare le traduzioni simultanee occorre essere in possesso di una radio FM e il cellulare purtroppo non va bene in quanto è proibito portarlo. Come ci si poteva aspettare, tutti i rivenditori di radioline hanno, in occasione di questo evento, pompato a dismisura il loro prezzo e iniziamo a chiederci se valga la pena spendere questi soldi per poi non aver più bisogno dell’oggetto. Riflettendo, ci viene in mente di chiedere al proprietario dell’hotel se ne ha una da prestarci…e con nostra estrema sorpresa ce l’ha davvero e non ha problemi a darcela!!! Alla grande, anche questa volta siamo riusciti ad aggirare la trappola dei prezzi gonfiati!!
Rientrati in stanza ci godiamo il non aver programmi per la giornata e dividiamo il tempo tra scrivere il blog, scegliere foto, fare qualche back up di dati…fino a che non è ora di cucinare!

 Guesthouse McLeod Ganj
Il nostro bellissimo nido

La quotidianità che riusciamo a vivere in questo nido è commovente; l’ampiezza della camera, i suoi finestroni con vista montagne, il terrazzo, l’angolo che possiamo usare come cucina…tutto questo ci fa vivere la giornata come se fossimo a casa nostra. Riusciamo a cucinare senza inventarci posti fantasiosi in cui appoggiare la roba, possiamo gustarci il cibo comodamente seduti nel divanetto con davanti il tavolino, possiamo lavare i piatti in un lavello apposito e non nel lavandino nel braccio…mentre Marco mi avvolge ne suo abbraccio da dietro, proprio come faceva nella nostra casa a Torino! Ci accorgiamo di quanto ci manchi tutto questo, quanto ci manchi avere un posto nostro in cui sentirci a casa, un posto che non sembra una anonima camera di hotel! È bello viaggiare come abbiamo fatto, ma ci sono comunque cose a cui abbiamo rinunciato, abitudini che siamo stati costretti a perdere…ma qui ci accorgiamo che non le abbiamo perse del tutto, le abbiamo solo messe in stand-by!!

Mountain View McLeod Ganj
In mezzo ai monti…al fresco‼

Il pomeriggio lo passiamo un po’ in camera e un po’ nel nostro locale preferito accanto all’hotel, senza troppe pretese, guardando lentamente lo scorrere del tempo, di cui adesso non siamo schiavi! Ceniamo sempre all’Hope Café (Marco ha visto nel menu un cheese burger speciale e non l’ho potuto più trattenere!!) e il proprietario, ormai nostro amico, ci porta da casa sua due cuscini per sederci domani durante la lezione del Dalai Lama…fantastico!!
Il mattino dopo ci svegliamo prestissimo: la lezione inizia alle 8 ma ci hanno consigliato tutti di andare molto in anticipo per sperare di trovare qualche posto per terra per sederci, quindi alle 6 siamo già per strada. Ci portiamo dietro qualche biscotto per la colazione, la radiolina e i cuscini, tutto il resto, soprattutto gli apparecchi elettronici, restano in camera.
Quando usciamo vediamo già riversate sulla strada verso il monastero una marea di persone e iniziamo seriamente a dubitare di trovare posto. Arrivati là davanti veniamo indirizzati verso la fila per stranieri, divisa ulteriormente in fila per uomini e quella per donne. I controlli per gli uomini sono molto più veloci in quanto generalmente non muniti di borse o zaini, mentre la fila per le donne non finisce più. Marco quindi riesce molto prima di me ad oltrepassare i controlli e va quindi in esplorazione, alla ricerca di qualche posto. Quando anche io ho fatto, seguo il flusso di gente verso la sala in cui si terrà la lezione. Ci sono già centinaia di persone e non riesco a vedere Marco. Alla fine lo scorgo da lontano e salgo per raggiungerlo. Mi dice che ha faticato non poco per trovare 1 cm2 di spazio in cui posizionare i cuscini; infatti la gente, soprattutto i monaci, è venuta giorni fa a posizionare i loro teli per terra in modo da riservarsi un posto!!
Facciamo colazione tra la folla e poi raggiungiamo il posto in cui Marco ha posizionato i cuscini e ci sediamo in attesa. Intorno a noi iniziano ad arrivare numerosi monaci e monache tibetani, di tutte le età, dai bambini di 10 anni ai più anziani, tutti con la loro tunica rosso scuro e le loro teste rasate. Alcuni si mettono già in preghiera, altri parlano tra loro in attesa dell’evento.
Poco prima dell’arrivo del Dalai Lama, un altoparlante diffonde le frequenze radio per ascoltare la traduzione della lezione nella propria lingua; ci sono le lingue più impensabili per un evento del genere (ad esempio lo spagnolo!!), ma ovviamente niente italiano: mettiamo la frequenza per l’inglese.
Improvvisamente si sente nell’aria qualcosa, comincia un brulichio di voci e di corpi che iniziano a girarsi: sta per fare il grande ingresso l’esponente massimo del Buddismo tibetano: il Dalai Lama!! Ci alziamo anche noi e ci giriamo verso il cancello da cui sta per entrare, è comunque un personaggio molto importante e anche se non siamo buddisti sentiamo l’aura della sua presenza. L’agitazione intorno a noi si fa sempre più intensa fino a che, scortato, fa il suo ingresso. La prima cosa che sale all’occhio è la sua età, ce lo immaginavamo più giovane e invece si presenta davanti a noi un nonnino gracile e sorridente!! La “sfilata” di ingresso ricorda molto quella del Papa: anche lui cammina lentamente e stringe la mano alle persone ai lati del corridoio su cui sta passando, li saluta, ne benedice qualcuno tra l’emozione più totale della folla!
Poi si appresta a salire le scale e improvvisamente vediamo tutti i monaci intorno a noi spostarsi, solo dopo capiamo il perché: si sono spostati per non avere i piedi nel punto del pavimento in cui al di sotto stava passando il Maestro! Dopo la salita delle scale i monaci si rimettono al loro posto e tutti noi possiamo adesso vedere da vicino il “Papa d’oriente”! I monaci e le monache si fanno sempre più emozionati, iniziano a pregare intensamente e piangono al suo passaggio…impossibile rimanere distaccati, l’emozione invade anche noi!
Una volta finite tutte le operazioni di ingresso, tutti riprendono il loro posto silenziosamente pronti ad ascoltare le parole di pace del Dalai Lama. Anche noi ci prepariamo con la radiolina e le cuffiette!
Prima che inizi a parlare ci sono una serie di omaggi che gli vengono offerti: uno di questi è un canto intonato da monaci tailandesi…ma…ma…queste parole le conosciamo anche noi…paramatta parami sampanno…e involontariamente cominciamo a cantare anche noi, entusiasti. È’ uno dei canti che abbiamo imparato al corso di meditazione durante le sedute serali di canto! Una volta finito l’entusiasmo ci chiediamo: ma che ci fanno i monaci tailandesi?? Nel Sud Est Asiatico, infatti, si pratica il Buddismo Teravada, che è diverso da quello xxxxx di cui il buddismo tibetano rappresenta la corrente più forte. Il Dalai Lama è la guida spirituale solo di quest’ultimo e non dovrebbe, pertanto, essere riconosciuto dal Buddismo Theravada (un po’ come il Papa per gli ortodossi). Allora perché sono qui questi monaci tailandesi?? Insieme tra l’altro a molte altre persone provenienti dal Sud Est Asiatico. Non riusciamo a darci una risposta, probabilmente ne riconoscono comunque la grandezza e la capacità di comunicazione!
Il Dalai Lama inizia a parlare, la sua voce è calda e gentile, le sue parole attente e a volte non manca di ironia. All’inizio parla di pace e compassione, di quanto è importante il rispetto tra le varie religioni, del fatto che tutte hanno uguali dignità e che se guardiamo alla radice tutte predicano gli stessi principi fondamentali di pace. Un discorso molto attuale, con riferimenti alla situazione internazionale e al presente problema del terrorismo. Alla fine di tutto questo discorso in cui il Dalai Lama spiega che ogni essere umano alla nascita è buono e che tutte le religioni sono votate alla pace, ci chiediamo: cosa è allora che genera la cattiveria?? Il desiderio!! Proprio come predicano i buddisti, per i quali è fondamentali non essere attaccati a nulla di materiale, ma neanche provare attaccamento per le persone care. Tutte ciò che crea desiderio fa sentire irrequieti. Il desiderio di soldi, il desiderio di potere, il desiderio di rivalsa provocano la cattiveria, l’egoismo e fanno diventare gli uomini pronti a tutto pur di ottenere l’oggetto del desiderio!! Chissà se esiste un modo per tornare ad essere buoni?!?
La seconda parte dell’insegnamento è, invece, dedicata alla spiegazione dei concetti fondamenti del Buddismo, tra cui i tre pilastri. In questa parte a volte ci perdiamo, un po’ perché certe cose abbiamo già avuto modo di conoscerle, un po’ perché a volte i concetti che spiega si fanno troppo complicati, ma soprattutto perché ascoltare un argomento così pregno e difficile in inglese non è il massimo per noi che (ANCORA!!) non siamo madrelingua!
Le ore passano veloci, ogni tanto dei monaci passano tra la folla per offrire delle pagnotte e del tè tibetano, e ovviamente quando si tratta di mangiare (gratis!) non ci tiriamo mai indietro. E così facciamo conoscenza del tè al burro, salato, grasso, con un sapore che al primo sorso ti fa venire le forze di stomaco. Dopo il primo sorso un po’ le papille si abituano a questo sapore, ma verso la fine mi stomaca di nuovo. Una cosa è certa, anzi due: sono contenta di aver provato una cosa nuova, ma non penso che lo riprenderò mai più nella mia vita!! Marco invece dopo il primo sorso lo inizia ad apprezzare e se lo beve con gusto!!!
Sono le 11:30, per i monaci buddisti le ore 12 rappresentano il momento oltre al quale non gli è più concesso mangiare fino al mattino dopo. Sarà una coincidenza, ma la lezione finisce puntualissima alle 11:30 come da programma, per permettere quindi di gustare il pranzo prima delle 12.
Con lentezza usciamo anche noi tra la folla (e sotto la pioggia che nel frattempo è iniziata). Marco corre in camera, mentre io mi attardo tra i vari negozietti per comprare alcune provviste per pranzo e cena.
Per pranzo ci facciamo un piatto veloce di fagioli e tonno, ma abbiamo dei piani ben più gustosi per cena: proveremo a farci le lenticchie con un sughetto di pomodori e carote.
Dopo pranzo ricominciamo il dolce far niente, per oggi l’esperienza l’abbiamo fatta quindi adesso possiamo dedicarci al relax. Come al solito scriviamo, pubblichiamo articoli sul nostro blog, facciamo una pausa merenda nel nostro bar di fiducia e Marco va a comprare le lenticchie da mettere a bagno prima della preparazione. Quando torna, però, non ha solo le lenticchie, ma una marea di altra roba, tra cui molta frutta…peggio delle donne al mercato!!! Ci gustiamo il delizioso mango che ha comprato, pensando a quanta poca frutta abbiamo mangiato nei giorni scorsi…ma in questi giorni ci rifaremo!!
Quando si fa sera iniziamo la preparazione della cena; con un solo pentolino non è così facile gestire dei piatti leggermente più complicati e in cui vanno fatte cotture separate. Allora ci gestiamo così: prepariamo prima il sughetto di pomodori e carote, poi bolliamo le lenticchie e infine uniamo le lenticchie e il sughetto per ultimarne insieme la cottura. Il risultato è da leccarsi i baffi, siamo entusiasti di aver finalmente cucinato qualcosa di diverso dall’insalata o dalle melanzane col pomodoro. Forse abbiamo un po’ esagerato con le dosi, ma anche se stiamo scoppiando non facciamo avanzare neanche una lenticchia!!

Self dinner McLeod Ganj
Come a casa…quasi!

Siamo soddisfattissimi di quello che ci sta regalando questo tranquillo paesino montano, non ce ne vogliamo più andare da qui!!
Un’altra giornata senza programmi inizia e nessuno dei due ha intenzione di uscire. Allora ci prepariamo la colazione in camera, poi lasciamo scorrere le ore fino all’ora di prepararci il pranzo (ancora lenticchie, ci sono piaciute!!) e riusciamo a resuscitare dalla stanza solo nel primo pomeriggio, un po’ ci facciamo schifo da quanto poco stiamo facendo, ma poi pensiamo anche a tutti i malanni che abbiamo avuto nell’ultimo mese quindi un po’ di sano riposo non ci fa male!
Passeggiamo un po’ per il paese e poi proviamo a prendere una strada che sale per arrivare a Dharamkot. Abbiamo sentito nominare questo posto ogni tanto, ma non sappiamo cosa ci sia. Quando siamo in cima capiamo che c’è un monastero buddista, famoso per il suo corso di meditazione; vediamo infatti facce occidentali aggirarsi intorno a questo posto. Il tempo si sta mettendo male, quindi iniziamo a scendere verso Mc Leod.

Selfie McLeod Ganj
Finalmente sgranchiamo le gambe

Cerchiamo un posto in cui bere un tè e finiamo nel posto più anonimo di tutto il paese…niente a che vedere con il nostro cafè preferito, in cui servono anche delle buone torte fatte in casa!!
Quando la pioggia si fa un po’ più leggera ci dirigiamo in camera per poi riuscire ad ora di cena, stasera abbiamo deciso di mangiare fuori. Vicino al nostro hotel c’è un ristorante giapponese molto frequentato che ci stuzzica…andiamo a provarlo!!
L’accoglienza non è delle migliori, neanche un sorriso, sembrano tutti burberi, ma non ci facciamo spaventare. Ci sediamo, ordiniamo la specialità del giorno e dopo poco una coppia viene fatta sedere al nostro tavolo. Fortunatamente sono simpatici e iniziamo a chiacchierare, loro sono israeliani e sono da poco arrivati da Manali, dopo essere stati 2 settimane in Ladakh. Fin da quando siamo arrivati in India sapevamo di voler andare tra le montagne Himalayane del Ladakh, ma dopo l’ennesima ricaduta di salute di Marco stavamo per desistere, in quanto non vogliamo sentirci male per il mal di montagna: Leh, la città principale del Ladakh, si trova a 3500m di altitudine e non sono infrequenti casi di mal di montagna.
La chiacchierata con la coppia israeliana ci ridà la forza di affrontare l’estremo nord, di cui non abbiamo mai smesso di sentire il fascino. Ci raccontano di panorami magnifici, paesini immersi nelle montagne, esperienze imperdibili. Ci dicono anche che la strada Manali – Leh è una roba mozzafiato e ci rassicurano anche sul mal di montagna. Non c’è dubbio…andiamo!! Se staremo male torneremo indietro il più velocemente possibile.
La serata passata a parlare del Ladakh ci ha messo voglia di riprendere il cammino e arrivare il prima possibile in questo rinomato paradiso terrestre. Siccome non abbiamo organizzato nessun trasporto, domani lo passeremo ancora qui, ma dopodomani ci muoveremo di nuovo, la nostra dose di relax ce l’abbiamo avuta, adesso è l’ora di continuare ad esplorare.
Nel frattempo la cena giapponese è stata buona, ma non da perdere la testa. Usciamo dal ristorante e andiamo a dormire sognando l’Himalaya!!
L’ultimo giorno a Mc Leod cerchiamo di toglierci di dosso l’apatia e invece di passare la mattinata ad oziare decidiamo di scendere a Dharamsala. La missione principale è quella di trovare un autobus per Manali per l’indomani, ma ne approfitteremo anche per dare un occhio alla cittadina. Allora usciamo e andiamo a prendere l’autobus locale Mc Leod – Dharamsala.
Una volta scesi chiediamo informazioni per l’autobus per Manali e ci dicono che parte alle 7 da questa autostazione, ci rassicurano anche che il collegamento Mc Leod – Dharamsala è attivo anche di mattina presto a partire dalle 5. Adesso possiamo andare un po’ a passeggiare per la cittadina. Dharamsala è molto meno turistica di Mc Leod e di nuovo qui si sente di essere in India.

Street Dharamsala
Un ritorno nella vera India

Girovaghiamo senza nessuna meta e all’improvviso, vedendo le vetrine di qualche negozio, mi viene voglia di comprare il vestito tipico delle donne indiane. E’ da un po’ che ce l’ho in mente, ma non ho mai avuto il coraggio di entrare in nessun negozio, anche perché non avrei saputo cosa chiedere. Qui la maggior parte dei negozi non hanno vestiti esposti, ma sono tutti impilati su armadi alle pareti, tanto le donne indiane sanno bene cosa chiedere, non hanno bisogno di vederli in anteprima. Io invece non ho la minima idea! A Dharamsala, però, vedo un negozio con i vestiti esposti e alcuni anche nei camerini, Marco mi dà coraggio e saliamo.
Il vestito che mi piace è quello con la maglia lunga sopra dei pantaloni larghi, con l’immancabile sciarpetta abbinata. Non mi piace però che la parte sopra sia troppo lunga e soprattutto mi piacerebbe trovarlo senza maniche, dato il caldo che fa in India…insomma, per essere la prima volta ho un po’ troppe pretese!! Senza contare che non ho la minima idea delle combinazioni giuste di colori, le donne di qui invece sono bravissime e sempre deliziosamente colorate.
La commessa, che fortunatamente parla un po’ inglese, prova ad assecondare le mie richieste. Non troviamo niente senza maniche, ma ne troviamo alcuni con maniche a ¾ della lunghezza che piace a me. Il tessuto sembra ottimo e anche la fattura, che mi fa cadere addosso la parte sopra deliziosamente. Purtroppo però non riusciamo a trovare un buon abbinamento con il colore dei pantaloni, l’unico colore disponibile in questo negozio e che sta bene con la parte superiore è il bianco…o no!! I pantaloni bianchi in India durante un viaggio?? Infattibile, dovrei lavarli ogni due giorni.
Provo altri abbinamenti, altri modelli, ma alla fine non sono soddisfatta e con molto dispiacere (per aver fatto perdere tutto quel tempo alla povera commessa dietro le mie strane richieste) ce ne andiamo. Va beh, almeno adesso ho capito un po’ meglio quello che voglio. Cerchiamo altri negozi in giro, ma non ce ne sono altri che mi convincono, rimanderò quindi la ricerca!
Lentamente torniamo verso la fermata dell’autobus e risaliamo a Mc Leod. Per pranzo vorremmo mangiare dei MoMo tibetani e su TripAdvisor troviamo un locale che ci convince. Ordiniamo dei MoMo (esclusivamente vegetali) al vapore e fritti…un sogno!!! Nel frattempo che mangiamo ci divertiamo anche a leggere alcune famose frasi del Dalai Lama, fieramente appese alle pareti del ristorante:

Dai a chi ami ali per volare, radici per tornare e ragioni per restare.

Finito il pranzo, di corsa ci rifugiamo in camera visto che ha iniziato a piovere copiosamente. Dopo tutta l’attività di stamattina è anche ora del riposo!!! Usciamo poi nel tardo pomeriggio per fare un po’ di spesa per cena e per dare uno sguardo al piccolo tempio buddista in cima al paese a cui passiamo sempre a fianco senza fermarci mai.

Temple McLeod Ganj
Un altro giro tra i rulli…

 

Temple McLeod Ganj
Sul tetto del piccolo tempio

Verso le 18 andiamo in una piccola galleria d’arte (Hope Gallery) vicino al nostro albergo per partecipare ad un evento in cui un rifugiato tibetano racconterà la propria vita.
La galleria è molto carina e ben decorata e mentre aspettiamo l’inizio dell’evento prendiamo qualche spunto per le decorazioni della nostra futura casa. Il protagonista del racconto è il proprietario stesso che ha deciso di raccontare la sua storia per far conoscere meglio la situazione dei rifugiati tibetani. Ci racconta della sua infanzia, quando, a 6 anni, la sua famiglia ha deciso di farlo andare in India per salvarlo dal regime cinese che si è preso in possesso il Tibet. Allora viene fatto partire per questa avventura con una cuginetta più piccola e la zia. I due piccoli vengono presi in consegna da una famiglia nepalese che li aiuta ad attraversare il confine con documenti falsi, mentre la zia deve attraversare il confine in mezzo alle montagne. Nel frattempo che aspettano la donna, i due bambini vengono nascosti in uno scantinato, la famiglia nepalese porta loro del cibo, ma vivono in delle condizioni orribili, tanto che la piccola cugina si ammala gravemente e, siccome non può essere portata in ospedale, non ce la fa. Quando la zia del ragazzo riesce ad arrivare in Nepal rimane distrutta dalla morte della figlia. Il bambino, però, è ancora in vita e la zia riesce a portarlo in India, a Dharamsala, nel villaggio per rifugiati tibetani. Qui il bambino è in salvo: la sua permanenza e la sua istruzione vengono pagati con i soldi concessi dal Dalai Lama per i “suoi” rifugiati”.
Ci racconta quindi la sua vita in questo campo per rifugiati, come cresce, come vive il resto dell’infanzia e dell’adolescenza, fino a spiegarci cosa poi ha fatto nell’età adulta per portare avanti la causa dei rifugiati tibetani. Ha creato una ONG per insegnare l’inglese ai rifugiati, in modo da permettere loro una educazione futura migliore e più possibilità. Adesso invece ha aperto questa galleria che espone sue foto, come primo passo verso una nuova vita in cui si vede in giro per il mondo per girare documentari.
Il racconto è stato molto interessante e toccante, purtroppo però che si è rovinato alla fine quando ha fatto riferimento al resto della sua famiglia emigrata negli Stati Uniti che, secondo lui, si è trasformata, vittima del capitalismo occidentale. Peccato che, abbiamo poi scoperto con delle domande, questa sua famiglia occidentalizzata, che lavora solo e pensa solo alla carriera, sia quella che gli sta dando i soldi per poter vivere nel frattempo che il suo sogno di fotografo di spicco non si avvera!! Facile così...perfino per un rifugiato tibetano!!
Ce ne andiamo con un po’ di amaro in bocca per questa ultima parte, ma comunque arricchiti dal racconto della sua infanzia e adolescenza!
Tornati in camera ci apprestiamo a preparare la cena e poi anche i nostri zaini. Domani mattina abbiamo deciso di andare presto verso la stazione degli autobus di Dharamsala in modo da trovare posto per i nostri zaini, quindi alle 4:30 suonerà la sveglia. Mentre prepariamo la nostra roba, nel fresco della sera, con la silhouette delle montagne visibile dalla nostra finestra, sentiamo come una fitta allo stomaco…ci dispiace già lasciare questo posto che abbiamo chiamato per qualche giorno casa.

 

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