Koh Ngai - La quiete dopo la tempesta

24 - 26 Aprile 2016

Un altro traghetto, ma questo è diverso dagli altri. Man mano che ci allontaniamo dalla costa di Koh Lanta, man mano che vediamo il mare scorrere sotto di noi fino a non riconoscere più la sagoma dell’isola da cui stiamo partendo, lasciamo dietro di noi tutte le difficoltà degli ultimi giorni, ci scrolliamo dalle spalle la tensione e ci guardiamo negli occhi dicendoci silenziosamente che siamo orgogliosi di come abbiamo affrontato questo piccolo incidente di percorso, di come siamo riusciti ad andare oltre senza fare drammi, di come ci siamo rimessi subito in carreggiata con la fierezza di chi non si lascia abbattere, se non per qualche ora, dai contrattempi!! Si guarda sempre avanti, mai indietro, mai un “se non avessimo…”, mai darsi colpe, ma sempre proiettati in avanti per guadagnarci tutti quegli attimi di felicità che ci ricorderemo per sempre!

Durante il viaggio in mare ci rilassiamo e aspettiamo le meraviglie della prossima isola. L’abbiamo scelta un po’ per caso, volevamo fare come ultima tappa le isole Trang, quasi nel punto più a sud della Thailandia, inizialmente volevamo raggiungere subito Koh Mook, ma abbiamo visto che per arrivarci dovevamo fare scalo a Koh Ngai, quindi ci siamo detti “perché non fermarci un paio di giorni anche li”. Siamo poi andati a vedere su internet e siamo rimasti estasiati della scelta…non si può andare alle Trang senza andare a Koh Ngai, dicono!!
Iniziamo a vedere la nostra nuova meta in lontananza e siamo in trepidazione, ma il nostro traghetto si ferma al largo…cosa sarà successo?? Vediamo arrivare una long tail boat verso di noi e scopriamo che il traghetto non si ferma al molo, ma in mezzo al mare e da qui la taxi-imbarcazione ci porterà a destinazione…A PAGAMENTO??? Che cosa?? Io ho pagato profumatamente un biglietto per fare neanche 1 ora di traversata con destinazione Koh Ngai e poi per arrivare a Koh Ngai devo pagare??? I nervi salgono, quando succedono queste cose, fatte esclusivamente per spennare i turisti che tanto loro hanno i soldi da buttare via, ci viene sempre l’orticaria. Stiamo usando i risparmi di 5 anni di lavoro per fare questo viaggio, non ci sono piovuti dal cielo, eppure dobbiamo essere trattati come i milionari occidentali che vengono qui a fare la vacanzina tra le isole tropicali con il cocktail in mano e il portafogli pieno. Ma non siamo tutti così, c’è anche chi dà valore ai soldi nonostante si possa “permettere” un anno sabbatico e quando vediamo che se ne approfittano così, che esagerano, che ci vedono solo come banconote, ci sale una rabbia!!! Ma ci calmiamo subito, d’altronde non c’è altra soluzione, questa volta non si può dire di no al taxi e farsela a piedi…o si paga o si nuota fino a riva e con tutti gli zaini forse non è la scelta giusta!!
Fortuna che quando arriviamo siamo già sbolliti e il panorama che si staglia davanti a noi ci illumina gli occhi e il sorriso torna in men che non si dica!

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Una spiaggia da sogno!

Koh Ngai è un’isola non abitata, per quasi la maggior parte del territorio è coperta da giungla selvaggia, solo la costa orientale e un pezzetto di quella occidentale hanno qualche metro di spiaggia e sono attrezzate con soli resort, la maggior parte di lusso. Fortuna che ci eravamo documentati e sapevamo che c’è anche un campeggio sulla spiaggia in cui poterci salvare dai prezzi esorbitanti. In più ci siamo ben equipaggiati di cibo per poterci cucinare da soli e non essere costretti a strapagare i pasti nei ristoranti dei resort.
Appena sbarcati troviamo subito il campeggio: ci sono 4 o 5 tende sulla spiaggia, molto ampie, ci si può stare tranquillamente in piedi, con letti matrimoniali dentro, equipaggiate anche di ventilatore. L’idea ci stuzzica molto, l’unica cosa che ci preoccupa è che ovviamente non c’è modo di chiudere “a chiave” la tenda e siamo ancora scottati dal furto di due giorni fa. Decidiamo allora fare un giro nella costa per vedere se per caso oltre ai resort ci sono altre sistemazioni più economiche. Lascio Marco con gli zaini e vado in missione. Nel frattempo vedo un sacco di barchette che approdano nell’isola, piene di thailandesi con enormi borse con dentro il cibo. Rifletto che oggi è domenica e probabilmente questo è il picnic dei tailandesi della terraferma che vengono qui a godersi un posto da sogno!
La ricerca è, come pensavamo, un fallimento, l’unica cosa “economica” è un bungalow a 1000 bath, ma la tenda ne costa 600…quindi facciamo un bel respiro e speriamo che non ci siano ladri in zona!! Proviamo però a mettere in salvo la cosa più importante, i passaporti: li lasciamo alla “reception” del campeggio, chiusi a chiave in un loro cassetto.

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Vista dalla nostra tenda sulla spiaggia

Sistemiamo la nostra roba nella tenda e corriamo a fare un bagno per refrigerarci dal caldo…peccato che l’acqua sia bollente quanto l’aria, ma un bel bagno in quest’acqua cristallina è sempre un piacere (e fortunatamente per me il fondale è sabbioso a riva, gli scogli iniziano molto più al largo, quindi non avrò problemi neanche con la bassa marea…la perfezione!!!).

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Un bagno in paradiso

Dopo il bagno ci buttiamo in spiaggia e ci accorgiamo ancora meglio del paradiso in cui ci troviamo: il mare qua è stupendo e all’orizzonte vediamo dei faraglioni uscire dall’acqua, delle isolette rocciose in mezzo al mare, grandi abbastanza da rendere il panorama unico. Andiamo a prendere la Lonely Planet perché ci pare di riconoscere questa vista: siamo seduti esattamente nel punto in cui è stata fatta la foto che identifica le isole Trang…stiamo al top!!! A pochi metri dietro di noi la nostra tenda vista mare!! L’isola poi, a parte i tailendesi dei picnic che nel frattempo sono già ripartiti, è molto tranquilla, le persone che passeggiano per la spiaggia si possono contare nelle dita delle mani. Il silenzio, la pace, la serenità e la bellezza…tutto quello che ci voleva per riprenderci alla grande dal furto!! Quel ladruncolo avrà pure i nostri cellulari e i nostri soldi, ma noi abbiamo questo alla faccia sua!!!

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Alla faccia del ladruncolo di Koh Lanta

Siamo davvero rilassati e il fatto che non ci sia niente da vedere, che non ci sia una cittadina, un villaggetto, un centro in cui passeggiare, paradossalmente ci fa sentire liberi. Probabilmente per come siamo fatti dopo 3 giorni sbattiamo la testa sulla tenda, ma adesso ci godiamo l’estrema rilassatezza di essere al di fuori dal mondo!!
Si è fatta ora di pranzo ed è ora di sfoggiare il nostro kit da cucina e le nostre scorte che ci siamo portati da Koh Lanta. Il menu di oggi prevede super insalatona, fresca e leggera! Ci mettiamo nei tavoli in legno davanti alla nostra tenda e ci prepariamo lentamente il pranzo. Siamo fieri di poter essere così indipendenti, il nostro kit da cucina ci dà la libertà di decidere se mangiare fuori o se risparmiare e cucinarci da soli. E ci dà anche la possibilità di esplorare i mercati locali in maniera più approfondita e vivendoli non da turisti, ma un po’ come la popolazione locale, anche se molto spesso rimaniamo perplessi di fronte a verdura o frutti a noi sconosciuti!
Dopo pranzo non abbiamo scelta, ci dobbiamo per forza rimettere sdraiati in spiaggia, alternando a questo dei bagni in acqua…che sfortuna !! Sul tardi, quando il sole è un po’ meno alto ci facciamo una passeggiata fino in fondo alla spiaggia…siamo dolcemente intrappolati in questo far niente!

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La barriera corallina non manca mai!

La sera cuciniamo ancora da soli, ci siamo portati una zuppa di noodles pronta da riscaldare, purtroppo non ci siamo potuti portare molta roba fresca perché senza un frigo e con queste temperature è un problema conservarla! Mentre cuciniamo ci godiamo anche lo spettacolo del calar del sole infuocato e al lento scendere del buio! Scriviamo un po’ dopo cena e poi ci ritiriamo nel nostro meraviglioso nido di stasera!!
Il mattino, come spesso accade, inizia molto presto annunciato dai numerosi galli. Anche in questa isola deserta non poteva mancare una popolazione di galli e galline che già dalle 4 iniziano i loro cori intervallati dalle nostre parolacce. Aspettiamo ancora qualche ora e poi apriamo la zip della tenda e davanti a noi c’è ancora questo posto da sogno che si distende davanti a noi e ci fa emozionare…chi l’avrebbe mai detto che ci saremo arrivati prima dei monsoni per godercelo con questo magnifico sole?!
Ancora un po’ insonnoliti ci prepariamo la colazione e poi andiamo a fare un’altra passeggiata. Abbiamo deciso di andare a sentire in giro in qualche resort se c’è la possibilità di noleggiare un kayak. Mentre cerchiamo vediamo sulla spiaggia audaci giovani turisti impegnati in attività sportive mattutine: c’è chi corre, c’è chi fa addominali sulla spiaggia…non li invidio per niente, o forse si, vorrei avere la forza e la costanza di allenarmi ogni mattina, invece il materasso mi attira di più!!
Finalmente vediamo dei kayak, chiediamo se possiamo noleggiarlo. Il costo all’ora è ragionevole quindi decidiamo di prenderlo, ma non adesso, dopo pranzo. La signora però si irrigidisce di fronte a questa richiesta, ci mette in guardia sul fatto che dopo pranzo la marea inizia a scendere e ci dovremmo trascinare a mano il kayak finché non raggiungiamo l’acqua. Le spieghiamo che per noi non c’è nessun problema ma per lei continua ad esserci, si agita e alla fine ci dice di tornare dopo pranzo e vedremo il da farsi. Questo atteggiamento, molto poco incline al commercio, ci infastidisce e speriamo di trovare altri posti che noleggino kayak per non dover tornare dalla signora dal viso per niente sorridente.
Nel frattempo facciamo anche il biglietto per domani per raggiungere l’ultima isola del nostro tour, Koh Mook. Il primo tentativo non ci soddisfa, di nuovo ci vogliono vendere un biglietto esageratamente costoso per i pochi km che ci dividono dall’isola (la possiamo vedere distintamente da qui) a cui dovremmo aggiungere il costo della barca-taxi per raggiungere il traghetto (che pare non fermarsi a nessun porto, ma, come all’andata, in mezzo al mare) e di un’altra barca-taxi a Koh Mook per raggiungere il porto perché anche là il traghetto ci mollerà in mare aperto! Ma possibile?? Non è più pratica comune raggiungere i porti?? Ci sembra tutto fatto apposta per fregare i turisti!! Ma noi non ci arrendiamo e troviamo un banchetto sulla spiaggia che ci vende il biglietto per un traghetto che parte dal porto di Koh Ngai e arriva al porto di Koh Mook…allora esistono?? Il biglietto è sempre troppo caro, ma un po’ meno rispetto agli altri e almeno ci risparmiamo i due taxi!!
Torniamo al nostro angolino di spiaggia e iniziamo a prepararci il pranzo, anche oggi insalatona, ma cerchiamo di mangiare un po’ di più per avere le energie sufficienti per il kayak. Dopo pranzo partiamo subito, non abbiamo trovato nessun altro che affittasse kayak a parte la signora antipatica e quindi cerchiamo di essere da lei il prima possibile per non farla andare in iperventilazione per la paura della bassa marea! Quando arriviamo, fortunatamente, la nostra interlocutrice cambia e una ragazza sorridente e molto disponibile ci prepara il nostro kayak. Dopo qualche minuto siamo già in acqua… e di bassa marea neanche l’ombra!!
Una delle opzioni classiche per un giro con il kayak è costeggiare l’isola per raggiungere la costa opposta a quella in cui siamo in cui si apre la seconda e ultima spiaggia. Marco però è affascinato dai faraglioni che si trovano al largo, da ieri li ammira, da ieri sogna di poterli raggiungere per “viverli” e non solo per vederli da lontano. Quindi partiamo, dritti davanti a noi, circa due chilometri ci separano dall’isoletta rocciosa, sembrano pochi ma richiedono comunque un bello sforzo. Partiamo, una pagaiata dopo l’altra, qualche aggiustamento di rotta, prendiamo il ritmo e riusciamo ad essere sincroni. Le braccia all’inizio fanno male, come sempre, ma poi il corpo si abitua a quello sforzo.

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Un’altra avventura in kayak

In una mezzora ci siamo, siamo di fronte a questo faraglione che da lontano sembrava piccolo e invece rimaniamo a bocca aperta mentre l’ammiriamo, minuscoli, da sotto. L’acqua del mare si infrange nelle piccole insenature nella base della roccia e rimbomba. Questo è l’unico suono che si sente e ispira grandezza. Tutto qui ispira grandezza, una natura che si muove davanti a noi, indipendente, fiera e indifferente a noi. E’ qualcosa di potente, qualcosa che non possederai mai…sei li davanti, ci sei arrivato con le tue forze ma ti senti piccolo, inutile, invisibile. Sarebbe bello sentire più spesso questo senso di “inferiorità” per farci capire che non siamo al centro del mondo, nemmeno dell’universo, non siamo padroni ma ospiti, non siamo noi a controllare tutto e neanche ci viene richiesto di farlo. Magari questo senso di “inferiorità” rimettesse qualcuno al suo posto nel mondo, abbandonando l’arroganza di poter fare e possedere tutto.
Giriamo intorno al faraglione e dall’altro lato leghiamo il kayak ad una boa per tuffarci in acqua. Marco, come sempre ormai, va per primo in perlustrazione dopo un po’ decido di scendere anche io. L’acqua purtroppo non è abbastanza limpida da poter ammirare il mondo subacqueo tropicale, perché il fondale è sabbioso e le particelle di sabbia impediscono la vista cristallina. L’acqua è davvero molto alta qui e il fatto di avere poca visibilità un po’ mi turba. Riusciamo a vedere dapprima qualche pesce, poi entriamo nel loro mondo, arriviamo in un punto in cui ce ne sono a perdita d’occhio e non si spostano come fanno di solito, ma nuotano indisturbati anche al nostro passaggio.

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Ma c’è anche Branchia di “Alla ricerca di Nemo”!!

Siamo letteralmente circondati, ma, nonostante i miei problemi ad avere pesci intorno a me, cerco di non farmi prendere dal panico…almeno stavolta!! Dopo una mezzoretta però decido che basta così per oggi, la prova è andata molto bene, meglio di altre volte, posso ritenermi soddisfatta! Anche Marco risale in kayak insieme a me perché tanto con questa poca visibilità è difficile vedere qualcosa di particolare.
Cominciamo allora la traversata inversa fino a riva, la mezzoretta in acqua non ci ha fatto perdere il ritmo di pagaiata, tanto che iniziamo a spingere sempre di più, sempre di più, sempre sincroni e sempre di più per cercare di vedere dove possiamo arrivare senza allenamento. Siamo eccitatissimi, siamo riusciti a restare sincroni anche aumentando il ritmo e alla fine siamo anche riusciti ad andare per qualche minuto ad una velocità sostenuta…che squadra!! Ci ripromettiamo, appena raggiungeremo un minimo di stabilità nelle nostre vite, di fare un corso di kayak o di canoa!
In breve raggiungiamo la spiaggia, paghiamo la ragazza che ci accoglie di nuovo con il sorriso (la matrigna per fortuna è scomparsa) e torniamo verso la nostra tenda felici e soddisfatti di questa escursione “fai da te” e della prova fisica! Il mood è decisamente altissimo!! Arrivati al campeggio ci premiamo con due milk shake…ce li meritiamo!!
Per il resto della giornata ci culliamo nel dolce far niente, con il cuore pieno e gli occhi appagati dal meraviglioso scorcio sul mare.
Per cena ci sono rimaste poche provviste ma ce le facciamo bastare e dopo il pasto frugale ci facciamo cullare dalle tenebre al sicuro nella nostra tenda.
Al mattino ci alziamo di buonora (tanto i galli ci hanno svegliato alle 4) per approfittare delle temperature non ancora eccessive nella nostra traversata verso il porto. Abbiamo infatti visto che c’è un sentiero per raggiungerlo a piedi, dovremmo percorrere un paio di chilometri ma con gli zaini pesanti dietro è tutta un’altra storia. Ci incamminiamo, senza aver fatto colazione (le nostre provviste sono finite, il bar del campeggio non è ancora aperto così come il mini market del resort accanto al campeggio). Iniziamo a percorrere il sentiero molto ben segnato, ma dopo un po’ siamo perplessi sulla prosecuzione del sentiero. La strada infatti sale in una salita vertiginosa ma quello è il percorso per attraversare l’isola e raggiungere l’altra spiaggia. Invece per il porto dovrebbe esserci una deviazione a sinistra che non riusciamo a trovare. Dopo vari tentativi falliti, imbocchiamo un “percorso” che chiamarlo sentiero è un’offesa. Non è per niente segnalato, sembra anche molto poco battuto e sembra essere solo il sentiero in cui sono installati i tralicci che trasportano l’elettricità. Ma è l’unica cosa che assomiglia ad una strada e il GPS del nuovo telefono (decisamente peggiore rispetto a quello del mio caro Nexus) dopo un bel po’ riesce a trovare il segnale e ci conferma che siamo nella giusta direzione. Fantastico!! Questo non l’avevamo previsto, pensavamo ci fosse un sentiero ben fatto e invece è siamo in mezzo alla giungla, lo pseudo-sentiero prosegue in una ripida salita ed è ricoperto di frasche e di foglie che mi fanno scivolare ad ogni passo. Il tutto è reso più difficile dal fatto che non ho minimamente pensato di indossare le scarpe da trekking stamattina e quindi ho ai piedi i sandali, con la suola liscia!! Menomale che siamo partiti con largo anticipo.
Il percorso si rivela uno sbocco allucinante, la salita sembra non finire più e quando arriva la discesa è anche peggio…si scivola molto di più che in salita. Ad ogni passo mi graffio con qualche ramo, non ne posso più, arrivo al culmine esclamando “Maledetta giungla!!”. Sono nera dalla rabbia e rossa dalla fatica, ma quando arriviamo in fondo Marco inizia a prendermi in giro perché dice che quando sono arrabbiata in quel modo il mio accento diventa clamorosamente aretino e sembro più un comico che una persona arrabbiata da temere. La tensione scende e quando mi ricorda del “Maledetta giungla” scoppio in una sonora risata e inizio a prendermi in giro un po’ anche io!
Arriviamo quindi al porto in tempo per prendere il traghetto che comunque ritarda un’oretta buona e allontana la speranza di poter fare colazione a breve!!

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