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  • Luang Nam Tah - Il meraviglioso mondo di Keo (parte I)

  • Bagan - "..dicovi ch’ell’è la più bella cosa del mondo.."

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Una lista "ragionata" di quello che abbiamo messo dentro ai nostri zaini

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Un dettaglio sui costi paese per paese in base alla nostra esperienza

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Il nostro blog

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Chennai - Il colorato Sud

01 - 03 Ottobre 2016

Questa mattina ci svegliamo in treno, ma a differenza di altre volte, non stiamo per arrivare a destinazione…anzi, siam ancora molto lontani!! Per questo ci alziamo con calma, aprendo prima un occhio, poi l’altro. Mi sporgo dalla mia cuccetta per dare il buongiorno al mio amore e dopo poco iniziamo a rimettere i nostri spazi in assetto da giorno. Infatti la cuccetta intermedia durante le tratte diurne deve essere riposta, altrimenti non si ha lo spazio per stare seduti nella cuccetta più bassa. Guanciali e lenzuola devono essere piegati e ammassati da qualche parte in attesa che gli addetti ai servizi vengano a prenderle.
Una volta svolte queste operazioni, che ormai stanno diventando di routine, ci concediamo un rassicurante chai, chai…e l’omino del chai non ci delude mai, sempre presente in ogni treno, con il suo vocione così caratteristico (che Marco sa imitare alla perfezione!!). Le scorte di cibo, invece, ce le siamo portate, così ci finiamo di svegliare con una colazione a base di biscotti e chai!

Il viaggio è ancora lungo, ma noi di cose da portare avanti ne abbiamo molte…da dove iniziamo?? Vorremmo continuare a scrivere il blog, ma oggi abbiamo un’altra priorità: è arrivata l’ora di fare un piano un po’ più affinato delle destinazioni del sud, soprattutto contando bene i giorni che, aimè, iniziano a scarseggiare. Tutta la mattina non facciamo altro, la cosa è più complicata del previsto e, purtroppo, dobbiamo cancellare qualche destinazione intermedia. Ci arrendiamo all’idea che non possiamo vedere tutto, dobbiamo solo goderci questi ultimi 20 giorni respirando un po’ dell’aria del sud, con la consapevolezza che un giorno ci torneremo…eccome se ci torneremo!!

Backpack
Il nostro fedel compagno…pieno di medaglie!

Con la testa in fiamme ordiniamo il pranzo dal servizio di catering. Non ci siamo mai fidati, ma non possiamo lasciare l’India senza aver provato anche questa esperienza…e poi sentiamo sempre degli odori invitanti dai quali deduciamo che probabilmente ne vale la pena! Quando si fanno le 13 iniziamo ad aspettare con impazienza il nostro pasto, ma ancora non si vede nulla. Iniziamo a frugare nelle nostre scorte per sgranocchiare qualcosa e poi finalmente arriva l’addetto, tutto trafelato e agitato: tutti sono in attesa del pranzo e lui non sa dove mettere le mani!!
Iniziamo a perlustrare il vassoio: riso, varie salse, curd e dolcino…un thali di tutto rispetto! Il gusto anche non è male, peccato che noi, malfidati, nei abbiamo preso solo uno!
Dopo pranzo finalizziamo il piano di viaggio, decidendo anche i treni per gli ultimi lunghi spostamenti che ci dovranno far arrivare da Mysore a Mumbai. Domani alla stazione di Chennai dobbiamo a tutti i costi andare a prenotare i biglietti. Finalmente ce l’abbiamo fatta a definire il tutto, con un po’ di taglia e cuci!
Il treno scorre lentamente sotto di noi e piano piano, ma sorprendentemente in orario, ci porta fino al grande nodo del sud: Chennai (la vecchia Madras). Siamo alla stazione centrale e come al solito veniamo seguiti da guidatori di tuk tuk, convinti che noi poveri turisti non avremo altra scelta per raggiungere la nostra meta. E invece siamo alla ricerca dei mezzi pubblici e trovarli nelle grandi città non è mai troppo difficile. Sappiamo che Chennai, pur non avendo una metro, ha un sistema di ferrovie cittadino che molto somiglia ad una metro. Chiediamo un po’ in giro e alla fine ci viene indicata la stazione da cui dobbiamo prendere il trenino per la nostra destinazione: il quartiere di Egmore.
Nella breve passeggiata per la stazione riusciamo a scorgere qualcosa di Chennai e subito notiamo l’architettura di stile inglese. Domani avremo più tempo per coglierne qualche segreto.
Arriviamo al quartiere di Egmore, dove si dice ci sia ampia scelta di hotel, e iniziamo la ricerca. I pochi che avevamo selezionato sono un buco nell’acqua per l’eccessivo prezzo o perché sono al completo. Iniziamo allora la ricerca a tappeto. Capiamo subito che se c’è una cosa che non puoi fare qui è trattare sul prezzo: ogni hotel, anche il più decrepito, ha il suo bel prezzario ben esposto e in pochi concedono degli sconti.
La ricerca va per le lunghe, i prezzi sono molto alti, anche in posti che non li valgono. Quelli che per noi sono prezzi medi, qui sono associati ad hotel di bassa categoria e sinceramente ci scoccia pagare molto per avere poco. Dopo un’oretta buona siamo esausti e le spalle iniziano ad essere doloranti sotto al peso degli zaini. Decidiamo allora di tornare in uno di quelli costosi, in cui c’era anche una camera per “poveracci” ad un prezzo abbordabile (comunque molto più alto della nostra media”).
La camera non è un granché neanche qui, ma almeno si trova dentro un ambiente più strutturato, in cui il livello di pulizia globale risulta buono. Io mi sento in colpa per aver scelto questa fascia di prezzo e mi prende la solita crisi da “grande città indiana”, in cui al “nostro” prezzo si trovano solo topaie e per avere qualcosa di decente occorre salire molto di gamma, non esiste, insomma, la fascia media!
Marco mi tranquillizza sul fatto che non stiamo spendendo un’eresia, solo un po’ di più del solito, quel poco che ci consente di stare in un posto che possa sembrare pulito. Discutendo di questo andiamo in cerca di un posto per cenare. Durante la ricerca dell’hotel mi sembrava di aver visto un posto consigliato dalla Lonely Planet e così ci dirigiamo lì, per poi scoprire che non era quello. Il cibo però era buono e ci siamo concessi un po’ di carne.

Chennai Dinner
Come dimenticarsi le buone maniere a tavola!

  Dato il prezzo della camera e il fatto che abbiamo ormai capito che le piccole cittadine ci danno molte più soddisfazioni delle grandi città, cambiamo i nostri piani e diminuiamo di un giorno il soggiorno a Chennai. Domani vedremo le attrazioni principali, per avere un’idea della metropoli del sud!
Il mattino dopo ci alziamo presto e andiamo nel salone a piano terra per vedere cosa ci aspetta per colazione, inclusa nel prezzo della camera. Esterrefatti, capiamo fin da subito che le nostre aspettative sono di gran lunga superate. A parte un’ala interamente dedicata a pietanze indiane (di cui andiamo ghiotti, ma per colazione ci risultano un po’ pesantucce), c’è tutta una sezione di dolci, tè, caffè, latte e succhi di frutta…e così facciamo la colazione più sontuosa degli ultimi 8 mesi! Marco se la fa in tutta rilassatezza leggendo il giornale che ci hanno fatto trovare fuori dalla stanza, mentre io cerco di capire dal mega schermo le ultime notizie di cronaca, in particolare la situazione critica tra India e Pakistan.
Non vorremmo più abbandonare questo salone pieno di cibo, ma il dovere chiama…e a seguire anche il piacere. Ci prepariamo e usciamo: direzione stazione dei treni. Iniziamo da quella qui vicino per informarci su treni per Pondicherry, ma abbandoniamo in fretta questa opzione: il treno pare che ci metta una vita ad arrivare, proveremo ad informarci sugli autobus. Mentre facciamo l’ultimo check dei treni un simpatico signore ci ferma e inizia a farci le domande standard: da quale paese venite? Ah Italy…Sonia Gandhi!! Che lavoro fate? Come vi chiamate? Noi rispondiamo un po’ fugacemente perché siamo concentrati nel portare a termine il prima possibile le nostre missioni per poi visitare un po’ la città. Ma il vecchietto non sembra mollare. Inizia a raccontarci della sua famiglia, ci tiene a farci vedere le foto delle figlie e della casa a Madurai. Ci chiede se passeremo per la sua città e ci invita calorosamente. Si dilunga poi nei dettagli della sua professione e di quella delle figlie, mentre noi cerchiamo in tutti i modi di dirgli che abbiamo un po’ fretta. Di solito ci piace conversare con gente del posto, ma oggi abbiamo davvero poco tempo.
Il nostro amico va ancora avanti nelle sue storie di vita e ci chiede di lasciargli i nostri contatti per quando verrà a fare un viaggio in Italia e mentre lo stiamo salutando se ne esce con la proposta di andare a bere un chai insieme. Proviamo a declinare cortesemente l’invito, facendogli ancora presente che siamo un po’ di corsa, ma insiste talmente tanto che alla fine mi ritrovo a dire di sì per sfinimento. Marco è visibilmente scocciato per l’insistenza del signore e mi sento un po’ in colpa di aver accettato. Quando ci sediamo a prendere il tè, il tipo ci fa la predica sul fatto che per gli indiani l’ospitalità è sacra e non sta bene declinare gli inviti…dobbiamo capire la sua cultura. Marco per tutta risposta gli fa presente che secondo la NOSTRA cultura non è carino insistere così tanto quando una persona ti dice che ha da fare!! Una volta chiariti su questo punto ci gustiamo il chai e continuiamo a parlare con il signore. Non può poi mancare una foto di gruppo e finalmente ci viene data facoltà di congedarci!
Iniziamo così a vagliare le agenzie di viaggio della zona per informarci su autobus per Pondicherry. Tra le varie proposte, ci arriva anche l’opzione di prendere un autobus governativo che parte ad ogni ora. Basta andare all’autostazione (a qualche chilometro dal centro) e salire, non c’è bisogno di prenotare. Questa soluzione ci piace moltissimo così non siamo legati ad un orario di partenza, ma possiamo prendercela con comodo.
Deciso questo, ci dirigiamo verso la stazione centrale dei treni per prenotare i biglietti degli ultimi 2 grandi spostamenti: da Mysore ad Hampi e da Hampi a Mumbai. Anche in questa stazione c’è un ufficio apposito per gli stranieri e dopo aver compilato i soliti fogli e aver consegnato passaporti e fotocopie, l’addetto procede alla prenotazione e in breve abbiamo i nostri biglietti.
Sono le 12 e adesso possiamo iniziare a fare turismo. Grazie all’abbondante colazione ancora non sentiamo fame, pertanto decidiamo di andare a vedere prima il forte. Prendiamo il trenino cittadino e scendiamo alla fermata Chennai-Fort…che, al contrario di quanto suggerisce il nome, non è per niente comoda per raggiungere l’ingresso. Il forte adesso è sede di militari e non è accessibile da ogni entrata: per arrivare dalla fermata del treno all’entrata per turisti occorre circumnavigarne il perimetro e la camminata (ovviamente sotto il sole cocente) si fa più lunga del previsto. Ad ogni ingresso ci viene indicato quello successivo, ma sembra essere una catena infinita.

Chennai Vendors
Il venditore ambulante

  Alla fine riusciamo ad arrivare alla porta giusta e dopo aver lasciato i nostri dati ai militari possiamo finalmente accedere. Ma adesso la domanda è: cosa c’è da vedere?? Io ero convinta che ci fosse un edificio storico, invece mi sbagliavo. I turisti possono solo visitare un museo sulla storia del forte e della dominazione inglese, una chiesa e poco più. Ma niente attira realmente il nostro interesse, tanto da farci pentire di non esserci informati di più su questo luogo in modo da escluderlo dalla nostra tratta!
Mesti mesti usciamo per incamminarci verso il tempio indùKapaleeswarar Koil. Davanti al forte si apre uno stradone che costeggia il mare e se ci fossero autobus che lo percorrono verso sud sarebbe la svolta. Chiediamo agli ufficiali e ci dicono il numero da prendere. Aspettiamo allora alla fermata aldilà della strada, ma non vediamo nessun autobus con quel numero.

Chennai Bus Stop
Waiting for Godot…

  Un ragazzo indiano vicino a noi ci dice che deve anche lui prendere quell’autobus e noi ci tranquillizziamo. Scopriamo solo dopo una decina di autobus che passano, che è anche lui un turista e che è l’ultima persona a cui ci si possa affidare, in quanto la sua verve è discutibile: non chiede a nessun autobus per la sua direzione, non li ferma, non si informa, neanche dopo più di mezzora che stiamo aspettando. Nel frattempo noi decidiamo di salire comunque su di un autobus, ma quando chiediamo al controllore ci dice che non quello non porta dove vogliamo noi. Ci costringe a scendere ma non ci dà altre opzioni.
Io mi innervosisco perché non riesco a credere che non ci sia un autobus che percorre questo stradone enorme fino alla nostra fermata che si trova a circa 3 km di distanza. Alla fine ci viene in soccorso un signore, che sembra uno di quelli che ti vuole aiutare per prendersi la mancia. E invece ci accompagna ad una fermata, aspetta che arrivi l’autobus giusto e poi ci fa salire senza chiederci niente, anzi salutandoci allegramente quando saliamo. È un peccato che il contatto con persone che vogliono spennare i turisti ci abbia abbassato la fiducia anche per le altre persone!
Finalmente riusciamo a scendere a questa benedetta fermata lungo la costa e da qui il tempio dista 1 km. Tra il tempo perso al forte e quello perso a capire come arrivare qui si sono fatte più delle 14…è ora del pranzo. Ci avviciniamo al tempio e cerchiamo un posto per mangiare specialità del sud.

Chennai Temple
Verso il tempio…un anteprima dei colori

  Troviamo un suggerimento sulla Lonely Planet, ma seguiamo il nostro istinto e ci sediamo su un altro. Non sappiamo cosa ordinare, vorremmo un Dosa, ma i prezzi ci sembrano troppo passi e pensiamo che a quel prezzo ce lo portino senza ripieno e senza salsine. Ancora presi dal dubbio, li ordiniamo lo stesso e si rivela un’ottima scelta: i dosa ci vengono consegnati con ripieno e salse di ogni tipo, deliziose. I camerieri sembrano tutti attenti ai nostri bisogni e ci seguono passo passo, al punto che appena finiamo la salsa che ci piace di più vanno subito a riempire il ciotolino. Ogni minuto vengono a chiederci se va tutto bene e se vogliamo ordinare altro e a nulla servono le nostre suppliche di aspettare. Ormai ci siamo resi conto che per gli indiani il pasto non è un rito come il nostro, in cui ci si mette a conversare, si sorseggiano lentamente le bevande e si gustano uno ad uno i cibi. Per loro tutto si svolge con estrema velocità: si ingozzano tutto insieme, il più voracemente possibile e poi non perdono altro tempo al tavolo, ma si alzano subito ed escono. Per lo stesso motivo quando un cameriere vede che stai per finire il cibo e non ne hai già ordinato altro ti porta celermente il conto.
In tutto questo fuggi fuggi, riusciamo ad “imporre” la nostra calma e il nostro volerci gustare il cibo e così ci godiamo un pranzetto niente male, che finiamo con un bel filtered coffee e un dolcetto!
La pancia è piena e adesso possiamo entrare nel tempio, ma non ci dimentichiamo di togliere prima le scarpe.
Il tempio è fantastico e, al contrario di quelli visitati al nord dell’India (o anche in Nepal), è coloratissimo.

Chennai Temple
Là dove la religione è allegria!

I colori pastello, di cui vado particolarmente matta, riempiono ogni angolo delle imponenti torri, e creano un’atmosfera vivace, gioiosa, serena!

Chennai Temple
Un’esplosione di colori

Passeggiamo all’interno soffermandoci a scorgere qualche particolare e per scrutare la “vita religiosa” dei devoti, in fila per accedere ai veri luoghi di culto nelle parti più interne del tempio, in cui i non indù non possono entrare.

Chennai Temple
Indù verso il luogo di preghiera

 

Chennai Temple
Perfettamente abbinati!

Siamo deliziati da questa architettura religiosa, così diversa dalla nostra e all’uscita facciamo una passeggiata intorno al laghetto dietro al tempio, per averne varie prospettive!

Chennai Temple
Che simpaticoni!

 

Chennai Temple
C’è dello stile (molto nascosto!)

Da qui tentiamo di prendere un autobus che ci porti alla spiaggia più famosa di Chennai: Marina Beach. Anche in questo caso facciamo una confusione unica con i mezzi di trasporto, ma alla fine arriviamo a destinazione.

Chennai Means of Transport
Ci siamo confusi un po’ troppo con i mezzi di trasporto

Oggi, 2 ottobre, è il compleanno di Gandhi, festività molto sentita dal suo popolo che lo adora e lo rispetta anche ad anni di distanza dalla sua morte. È il padre dell’India, tutti lo definiscono così. Qui a Chennai scopriamo che gran parte dei festeggiamenti sono a Marina Beach: davanti a noi si apre una spiaggia immensa, piena zeppa di gente che passeggia, gioca e mangia. Bancarelle ovunque, stand con giochi per bambini, fino ad arrivare al “noleggio” di cavalli per una bella cavalcata sulla spiaggia.

Chennai Marina Beach
Come ad una sagra di paese…ma in spiaggia

Quando arriviamo a riva vediamo persone che si fanno il bagno, rigorosamente vestite, e forze dell’ordine a cavallo che intimano i bagnanti di uscire dall’acqua. Sembra di stare in un altro mondo, tutto è così surreale che non so descrivere l’impressione forte che ci ha fatto. Ovviamente anche qui, appena veniamo avvistati, veniamo circondati per milioni di scatti per i quali ci vengono anche richieste delle pose!!

Chennai Marina Beach
E non può mancare la giostra!

Quando inizia a farsi buio abbandoniamo questo incredibile luogo incasinato e ci incamminiamo verso il nostro hotel. Una lunga fila alla biglietteria del trenino ci attende e come al solito gli indiani non hanno la minima idea su come svolgere una fila ordinata. La gente passa avanti o assolda persone vicino alla cassa per farsi comprare un biglietto…e l’afa avvolge tutti fino allo sfinimento.
Per arrivare alla fermata Egmore cambiamo due trenini e nella sosta tra il primo ed il secondo incontriamo un curioso ragazzo che ci avvicina, ma questa volta in maniera particolare. Non è interessato a portarci in qualche ristorante o hotel, non ha oggetti da venderci e non è semplicemente curioso di conoscerci. NO. Lui vuole solo pubblicizzare il suo studio di dietologia che produce diete personalizzate per ingrassare o dimagrire. Ci chiediamo come sia possibile che veda in noi dei possibili clienti. Una volta congedato, il ragazzo torna pure indietro per chiederci il numero di telefono e noi siamo sempre più allibiti!
Tra i vari cambi di mezzi riusciamo ad arrivare nel quartiere del nostro hotel. È ora di cena, ma dopo il pranzo abbondante alle 15 non abbiamo nessuna intenzione di fare un altro pasto completo. Compriamo, allora, dalle bancarelle sulla strada un po’ di frutta e in un negozietto un vasetto di curd e la cena è servita! Quando arriviamo nella nostra camera ci prepariamo una bella scodella di macedonia con curd e ci godiamo questa cenetta salutare e leggera prima di crollare in un sonno profondo!
Il mattino seguente è già ora di lasciare la metropoli del sud in direzione della francese Pondicherry, ma prima non ci lasciamo scappare la sontuosa colazione offerta dall’hotel. Con calma ci prepariamo, oggi non abbiamo nessuna scadenza di orario. Caricati i pesanti zaini sulle spalle iniziamo la traversata verso l’autostazione di Koyambedu.
Proviamo a farci aiutare da Google Maps per arrivare a destinazione, ma ci accorgiamo subito che la viabilità è cambiata rispetto a quella segnalata. Chiediamo in giro e arriviamo alla fermata degli autobus cittadini e lì saliamo nel mezzo che porta verso l’autostazione. Quanto è divertente salire sui mezzi pubblici con i nostri zainoni: è una soddisfazione indescrivibile conquistarci metro per metro ogni tappa, che una volta raggiunta la sentiamo già un po’ nostra!!

Chennai Bus
Alla ricerca dei mezzi pubblici

All’autostazione non facciamo in tempo a scendere dall’autobus cittadino che già troviamo in partenza quello governativo per Pondicherry. Un autista ci vuole convincere a prendere quello per turisti con aria condizionata, ma noi vogliamo viaggiare come i locali fin quando è possibile e 4 ore di autobus in sedili scomodi e senza aria condizionata non ci spaventano più, abbiamo fatto ben di peggio…e allora via alla conquista di nuove terre!!

Chennai Bus
Verso Pondicherry…evviva il lusso!!

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 "Un indovino mi disse" T. Terzani

 

 

"Muovendomi fra l'Asia e l'Europa in treno, in nave, in macchina, a volte anche a piedi, il ritmo delle mie giornate è completamente cambiato, le distanze hanno ripreso il loro valore e ho ritrovato nel viaggiare il vecchio gusto di scoperta e di avventura.

D'un tratto, senza più la possibilità di correre a un aeroporto, pagare con una carta di credito, schizzar via ed essere, in un baleno, letteralmente dovunque, sono stato costretto a riguardare al mondo come a un intreccio complicato di paesi divisi da bracci di mare che vanno attraversati, da fiumi che vanno superati, da frontiere per ognuna delle quali occorre un visto: e un visto speciale che dica "via terra", come se questa via, specie in Asia, fose nel frattempo diventata così insolita da rendere automaticamente sospetto chiunque si ostini a usarla.

Spostarsi non è stato più questione di ore, ma di giorni, di settimane. Per non fare errori, prima di mettermi in viaggio, ho dovuto guardare bene le carte, rimettermi a studiare la geografia. Le montagne sono tornate a essere possibili ostacoli sul mio cammino e non più delle belle, irrilevanti rifiniture in un paesaggio visto da un oblò.

Il viaggiare in treno o in nave, su grandi distanze, m'ha ridato il senso della vastità del mondo e sopratutto m'ha fatto riscoprire un'umanità, quella dei più, quella di cui uno, a forza di volare, dimentica quasi l'esistenza: l'umanità che si sposta carica di pacchi e di bambini, quella cui gli aerei e tutto il resto passano in ogni senso sopra la testa.

Impormi di non volare è diventato un gioco pieno di sorprese. A far finta, per un po', d'esser ciechi si scopri che per compensare la mancanza della vista, tutti gli altri sensi si affinano. Il rifiuto degli aerei ha un effetto simile: il treno, con i suoi agi di tempi e i suoi disagi di spazio, rimette addosso la disusata curiosità per i particolari, affina l'attenzione per quel che si ha attorno, per quel che scorre fuori dal finestrino. Sugli aerei presto si impara a non guardare, a non ascoltare: la gente che si incontra è sempre la stessa; le conversazioni che si hanno sono scontate. In trent'anni di voli mi pare di non ricordarmi di nessuno. Sui treni, almeno quelli dell'Asia, no! L'umanità con cui si spastiscono i giorni, i pasti e la noia non la si incontrerebbe altrimenti e certi personaggi restano indimenticabili.

Appena si decide di farne a meno, ci si accorge di come gli aerei ci impongono la loro limitata percezione dell'esistenza; di come, essendo una comoda scorciatoia di didtanze, finiscono per scorciare tutto: anche la comprensione del mondo. Si lascia Roma al tramonto, si cena, si dorme un po' e all'alba si è già in India.

Ma un paese è anche tutta una sua diversità e uno deve pur avere il tempo di prepararsi all'incontro, deve pur fare fatica per godere della conquista. Tutto è diventato così facile oggi che non si prova più piacere per nulla. Il capire qualcosa è una gioia, ma solo se è legata a uno sforzo. Così con i paesi. Leggere una guida, saltando da un aeroporto all'altro, non equivale alla lenta, faticosa acquisiszione - per osmosi - degli umori della terra cui, con il treno, si rimane attaccati.

Raggiunti in aereo, senza un minimo sforzo nell'avvicinarli, tutti i posti diventano simili: semplici mete separate fra di loro solo da qualche ora di volo. Le frontiere, in realtà segnate dalla natura e dalla storia e radicate dalla coscienza dei popoli che ci vivono dentro, perdono valore, diventano inesistenti per chi arriva e parte dalle bolle ad aria condizionata degli areoporti, dove il "confine" è un poliziotto davanti allo schermo di un computer, dove l'impatto con il nuovoè quello con il nastro che distribuisce i bagagli, dove la commozione di un addio viene distratta dalla bramosia del passaggio obbligato attraverso il "free duty shop", ormai uguale dovunque.

Le navi si avvicinano ai paesi entrando con lento pudore nelle bocce dei loro fiumi: i porti lontani tornano ad essere delle agognate destinazioni, ognuna con la sua faccia, ognuna con il suo odore. Quel che un tempo si chiamavano i terreni d'aviazione erano anche loro un po' così. Oggi non più. gli aeroporti, falsi come messaggi pubblicitari, isole di relativa perfezione anche nello sfacelo dei paesi in cui si trovano, si assomigliano ormai tutti: tutti parlano nello stesso linguaggio internazionale che da a ciascuno l'impressione di essere arrivato a casa. Invece si è solo arrivati in una qualche periferia da cui bisogna ripartire, in autobus o in taxi, per un centro che è sempre lontanissimo.

Le stazioni invece no, sono vere, sono specchi delle città nel cui cuore sono piantate. Le stazioni stanno vicino alle cattedrali, alle moschee, alle pagode o ai mausolei. una volta arrivati li, si è arrivati davvero."


T. Terzani, "Un indovino mi disse"


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