Si Phan Don - Un'amaca sul Mekong (parte II)

06 - 09 Aprile 2016

Il mattino dopo è ora di salutare tristemente questo paradiso in cui ci vorremmo trasferire, almeno per qualche mese, per andare alla scoperta di altro. Facciamo qualche foto alla nostra casetta sul Mekong, che rimpiangeremo a lungo per la sua semplice perfezione e ci rimettiamo in sella. Come all’andata, dobbiamo prima raggiungere la spiaggia di Don Det e da lì prendere la barca per la terraferma, ma non una barca qualunque, bensì quella che può trasportare scooter. Aspettiamo un po’ e poi arriva. L’operazione di ingresso con la motorella è sempre da trattenere il fiato ma il mio eroe è così bravo che anche questa volta non cade in acqua 

Una volta arrivati sulla terraferma corriamo subito a ritirare soldi: si, perché nelle isole non ci sono ATM e noi, come due novellini, non ci avevamo minimamente pensato quindi non solo abbiamo finito i soldi che avevamo nel portafogli, ma abbiamo dovuto cambiare qualche decina di dollari ad un tasso non proprio competitivo! Dopo questa operazione due scelte ci si presentano: girare a destra per andare a vedere le tanto rinomate Khon Phapheng Falls, altre cascate, oppure girare a sinistra e recarci subito a Don Khong, la più grande delle isole Si Phan Don. Queste scelte ci mettono sempre ko, io che sono l’eterna indecisa non so mai prendere posizione, ma stavolta Marco mi obbliga a scegliere e scelgo per le cascate. Arriviamo lì ed il prezzo è decisamente spropositato, così tanto che rigiriamo la motorella e tutto gas fino a Don Khong.
A Don Khong ci si arriva agevolmente, senza traghetti, ma c’è un nuovissimo ponte che la collega con la terraferma. Una volta arrivati ci facciamo un giro della villaggio che si trova sulla costa est e giriamo un po’ di guesthouse. I prezzi non sono così bassi come ce l’aspettavamo in un’isola così poco turistica e con così poche attrazioni, ma alla fine troviamo la giusta quadra.
Il sole è alto, il caldo insopportabile, ma noi non ci lasciamo fermare, rimettiamo in moto lo scooter (ma lasciamo i caschi in hotel, così ci mischiamo ai locali che non sanno neanche a cosa serve il casco!). Percorriamo la strada che dal villaggio porta alla punta nord dell’isola sperando di trovare due cose: la crema solare che abbiamo finito e una spiaggetta carina in cui fermarci. Nessuna delle due ricerche va a buon fine: la crema solare è decisamente una cosa non contemplata in Laos in cui tutti stanno sempre vestiti integralmente (alcune ragazze portano anche i guanti e delle calze 50 denari che io non mi metterei neanche il 15 di Gennaio; ne deduciamo che lo facciano per mantenere la pelle chiara che qui è ancora simbolo di bellezza), tale articolo si trova solo nelle città più sviluppate in cui ci sono maggiori segni lasciati dal turismo. Per quanto riguarda la spiaggia, ci accorgiamo che Don Khong non ha spiagge o per lo meno la strada principale, benchè costiera, non permette di avere abbastanza visibilità, dovremmo avventurarci in stradine decisamente troppo poco agevoli.
Una volta arrivati sulla punta dell’isola notiamo un ponte che porta verso un’altra isola più piccola e li ci avventuriamo. Anche questo è un buco nell’acqua, vediamo solo pezzi di spiaggia malmessi e popolati da popolazioni di bufali, una meta decisamente poco turistica.

”Don
Almeno i bufali si fanno il bagno!

L’afa aumenta e la strada sconnessa e a tratti sabbiosa ci fa sentire ancora più caldo, in più si è fatta ora di pranzo: in queste condizioni continuare verso l’ignoto è una follia. Torniamo indietro. Una volta arrivati di nuovo a Don Khong percorriamo la strada che segue la costa ovest, anche questa non ci dà alcuna soddisfazione. Arriviamo però al secondo villaggio in cui ci fermiamo per mangiare e non riusciamo a trovare altro che…la zuppa calda! Con questa afa!! L’idea non ci ispira ma non abbiamo scelta, alla fine non è stata una così brutta esperienza! Da questo villaggio prendiamo la strada dell’entroterra che lo collega all’altro villaggio, quello in cui abbiamo la guesthouse e sconsolati parcheggiamo il motorino! Ci abbandoniamo all’idea che su questa isola non c’è niente di bello da fare. No, Marco non si arrende MAI e scorge con la coda dell’occhio una isoletta disabitata davanti a noi in cui sembra esserci una spiaggia. Chiediamo al proprietario della guesthouse e ci dice che l’acqua là è molto bella e che ci può fornire il servizio “navetta” per raggiungerla, ad un costo accessibile. Andata! Marco è fantastico e non lo dico perché ne sono innamorata, ha una marcia in più per cercare posti carini e poco battuti, ha fiuto, ha occhio. Io guardando lo stesso paesaggio nello stesso momento non riesco a scorgere nulla, la mia attenzione non viene rapita da niente di speciale, invece se guarda lui ecco che scova qualcosa di particolare, di speciale, di magico…e io sono ben felice di essere al suo fianco per godere di questo tocco di magia!
Partiamo con la barchetta e il nostro autista ci lascia nella spiaggetta, gli diciamo di tornarci a prendere alle 17.

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In barca speranzosi

Non so cosa abbiamo fatto, abbiamo fatto qualche bagno per refrigerarsi dalla calura, abbiamo letto e ci siamo divertiti a ricostruire gli eventi storici del Sud Est Asiatico e ad un tratto ecco che torna la barchetta…ma sono già passate due ore?? Siamo un po’ dispiaciuti di non avergli detto di venirci a prendere più tardi, ma restare con la voglia è molto meglio che essersi annoiati!

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Abbiamo trovato il nostro posto magico

Nel breve tragitto in barca riflettiamo come, tra qualche anno, questa spiaggetta così bella e particolare potrà essere diventata una famosa attrazione di Don Khong, per cui ogni guesthouse venderà pacchetti turistici per andare a visitarla, quello che per noi è stato un attimo di magia perché eravamo noi due soli in quell’angolino di paradiso, diventerà un ammasso di macchine fotografiche pronte a rubarne l’anima.

”Don
La pace dalla nostra spiaggetta!

Adesso siamo soddisfatti anche di questa isola che inizialmente ci aveva dato solo delusioni, ma domani siamo pronti a ripartire. Lasciamo le 4mila isole del sud per tornare a Pakse, dove abbiamo noleggiato lo scooter e da dove prenderemo l’autobus per Bangkok. Ma prima di rientrare vogliamo fare un salto anche al Bolaven Plateau, a pochi chilometri da Pakse, che ci hanno detto essere molto suggestivo per le numerose cascate e per le piantagioni di caffè. Quindi domani prendiamo la strada per vedere questo ultimo pezzo di Laos…e intanto un po’ di malinconia fa capolino nello stare per lasciare un paese che ci ha regalato emozioni ed esperienze indimenticabili!!
Al mattino sveglia presto, colazione e di nuovo in sella, 200 km ci aspettano. La strada scorre veloce e la motorella ci dà tante soddisfazioni anche ai 70 all’ora! Qualche fermata rapida per fare benzina e alternarci alla guida e in meno di 3 ore siamo al bivio: a destra Pakse, a sinistra il Bolaven Plateau. Imbocchiamo a sinistra e tiriamo fuori la mappa del Bolaven Plateau che ci avevano dato quando abbiamo noleggiato lo scooter (di solito da Pakse lo scooter viene noleggiato per fare questo giro dell’altopiano e noi ci siamo ben guardati di comunicare che lo avremmo usato per spingerci a sud!).
La prima tappa che ci è stata indicata è un negozio di prodotti locali, che dopo numerosi giri per trovarlo scopriamo essere smantellato, iniziamo alla grande! La seconda meta dovrebbe essere una industria di caffè che possiede piantagioni; ci accostiamo, la guardiamo e l’ingresso assomiglia tanto a uno di quelli di uno stabilimento Fiat, il respiro mi si fa affannoso solo al pensiero, metto la prima e fuggiamo!! Approdiamo alla fine dall’unico e inimitabile Mr Koffee! Nella mappa leggiamo che Mr Koffee si trova all’interno del Tad Fan Resort. Parcheggiamo e chiediamo di lui e ci dicono che dobbiamo pagare il biglietto per entrare…ma per andare in un residence devo pagare l’ingresso?? La cosa ci lascia a bocca aperta ma il prezzo del biglietto è talmente ridicolo che lo paghiamo. Una volta all’interno capiamo che il residence si trova proprio davanti ad una delle famose cascate del Bolaven Plateau e adesso la storia del biglietto d ingresso ci è più chiara!
La cascata è davvero particolare perché particolare è il punto in cui la stiamo vedendo: noi siamo al di sopra e vediamo due rivoli di acqua che scendono in un precipizio di cui non si vede la fine da qui, come se ci fosse un cratere profondissimo nel quale l’acqua si sta gettando. Le due cascate non sono molto abbondanti perché siamo ancora nella stagione secca, ma fanno lo stesso la loro figura!!

”Tad
Una vista particolare

Data la particolarità di questo panorama decidiamo di sederci nel balcone del residence e pranzare qui con due fresche insalate!

”Tad
Aspettando Mr Koffee

Nel mentre cerchiamo di individuare Mr Koffee per capire quali attività si possono fare in questo luogo, vediamo un signore che potrebbe essere lui ma non ci considera quindi non osiamo avvicinarsi. Stiamo quasi per andarcene quando, presi da un impeto e dalla consapevolezza che noi non sappiamo dove andare a cercare esperienze da queste parti, rigiriamo e chiediamo di Mr Koffee. Ed eccolo che finalmente ci vede, ci saluta calorosamente e ci dice che sta per iniziare il tour nelle piantagioni di caffè: proprio quello che volevamo!!
Mr Koffee è un personaggio un po’ enigmatico, ma molto cordiale, amichevole e dagli occhi dolci e buoni. E’ un olandese, approdato in Sud Est Asiatico una decina di anni fa, quando si era affittato una casa in Thailandia e da li ha iniziato a girare tutti i paesi limitrofi, poi in Laos ha trovato l’amore e si è stabilizzato qui. La moglie laotiana però, sotto consiglio della madre – ci dice lui – ha voluto il divorzio e adesso Mr Koffee, profondamente appassionato di tutta la filiera del caffè, trova complicità negli occidentali che vengono fino a qui per farsi spiegare i segreti di questa pianta così poco conosciuta, sebbene ampiamente utilizzata in tutto il mondo.
E Mr Koffee ce la mette tutta la passione che ha per condividere con noi questa sua conoscenza così settoriale; ammette infatti di non saper riconoscere nessun altra pianta se non quelle di caffè. Cerca di spiegarci, da neofiti, tutto quello che sa in modo semplice e avvincente, per poi portarci all’interno di vere piantagioni in cui possiamo riconoscere e vedere con i nostri occhi tutto quello che ci ha spiegato, e noi, da buoni allievi, ci divertiamo a provare a riconoscere una pianta di arabica da una di robusta.

”Piantagioni
Le piantagioni di caffè…robusta o arabica??

Le 3 ore passano rapidamente e siamo sempre più coinvolti e sempre più soddisfatti di essere tornati indietro. L’addentrarci in una vera piantagione di caffè ha poi realizzato una delle mie curiosità da bambina, quando con la Giulia si giocava a Viciomaggio a gestire le piantagioni di caffè di Pippo Baudo (in quel periodo si vedeva spesso in tv la pubblicità del Kimbo di Pippo Baudo che ci aveva convinto che Pippo Baudo possedesse delle piantagioni di caffe!!).
Il tour non può che finire con la degustazione di caffè…il caffè che stiamo bevendo sarà pure di provenienza laotiana, ma la moka con cui Mr Koffee lo ha fatto è una Bialetti e noi con soddisfazione glielo facciamo notare!
Appagati da questa esperienza salutiamo con affetto Mr Koffee e prima che si faccia buio andiamo a cercare una guesthouse. Pakson è il paese più vicino, ma una volta arrivati sentiamo tutto il suo poco appeal, ci sono solo un po’ di edifici sparsi lungo i lati della statale e la maggior parte di essi sono dei cantieri. Proviamo a entrare in qualche guesthouse ma non siamo convinti di voler rimanere. Quindi riprendiamo lo scooter e ritorniamo indietro, ma non troviamo niente lungo il cammino. Alla fine ci fermiamo nella guesthouse che avevamo visto imboccando la strada verso Mr Koffee. Niente di che, anche questa è al lato della statale, intorno non c’è niente a parte una bettola in cui ceniamo con la solita zuppa calda, la wifi prende solo in mezzo al giardino, ma comunque ci dobbiamo solo dormire, non abbiamo bisogno di molto di più!
Al mattino ritorniamo a Pakson per fare un po’ di shopping in un negozietto che avevo visto passando e mi sembrava carino, in effetti riesco a trovare finalmente una gonna corta (alternativa ai soliti pantaloncini che ormai porto da settimane) e una maglia. Proviamo anche a cercare qualcosa per Marco, ma non c’è niente di interessante. Ci rimettiamo allora in strada per tonare a Pakse.
Nel tragitto ci fermiamo però a vedere un’ultima cascata, bellissima, rumorosa con il suo infinito scrosciare di acqua. Ci piace moltissimo e capiamo che è lo sfondo giusto di cui avevamo bisogno per fare degli auguri particolari a persone speciali!!

”Tad
L’angolino degli auguri!

A soli 5 km dall’arrivo sento qualcosa che non va quando faccio le curve con lo scooter, ci accostiamo…abbiamo bucato!! Fortunatamente a pochi metri dal posto in cui c siamo fermati c’è un’officina che in qualche decina di minuti ci ripara la gomma.

”Pakse"
La gomma bucata

Quei minuti per me sono un inferno, perché proprio oggi non mi sento bene e non riesco a stare lì ferma ad aspettare con quel forte mal di pancia. Appena lo scooter è pronto Marco si mette alla guida e vola alla guesthouse (quella sul fiume in cui eravamo già stati), ci facciamo dare subito le chiavi e senza neanche guardare in faccia la padrona prendo le chiavi e corro in bagno!! Che momenti!! Marco nel frattempo, da buon compagno di vita, va a riprendere gli zaini grandi che avevamo lasciato al noleggio dello scooter e poi si stende al mio fianco a coccolarmi!!
Verso le 14 mi riprendo, le medicine hanno fatto effetto, quindi usciamo per mangiare qualcosa e poi proviamo ad andare a Champasak, una cittadina a 50 km da Pakse in cui sembra esserci un sito storico molto affascinante, quasi una introduzione ad Angkor Wat, in Cambogia. Appena arriviamo nella cittadina ci piace subito, ci sono delle bellissime case in riva al Mekong e si respira un’aria diversa che nella vicina Pakse…come al solito immaginiamo di abitare qui, in una di queste casette, e trovare lavoro a Pakse, alla fine 50 km tra casa e lavoro non sono molti. Ci capita spesso, di innamorarci di qualche piccolo paradiso mentre viaggiamo e di pensare a come potrebbe essere la nostra vita se ci fermassimo lì…ma poi non ci fermiamo, rimettiamo lo zaino in spalla e ripartiamo, mica lo abbiamo ancora capito cosa vogliamo fare da grandi!
Per trovare il monastero facciamo molta fatica, di cartelli non ce ne sono, la guida l’abbiamo lasciata in guesthouse e su maps.me non riusciamo a trovare la posizione. Chiediamo in giro ma sembra che qui non siano abituati a questo tipo di richieste, ma alla fine andando avanti e girando un po’ a caso e un po’ a naso, riusciamo ad arrivarci davanti…per scoprire che chiudeva alle 16 (ma nella Lonely Planet c’era scritto che era aperto fino alle 18, a tariffa un po’ più alta nelle ultime due ore!). Purtroppo torniamo indietro senza neanche provarci e torniamo a Pakse col dubbio che forse saremmo potuti entrare pagando un po’ di più, ogni tanto ci va in tilt il neurone della sfrontatezza!

”Champasak"
Il tramonto al ritorno da Champasak

Riconsegnao lo scooter, dopo 5 giorni epici e pieni di sogni, 5 giorni perfetti! La sera facciamo un giro al mercato ma non siamo molto ispirati per gli acquisti quindi ce ne torniamo in guesthouse e crolliamo sul letto…pensando che domani dovremmo salutare il Laos!

”Pakse"
L’ultima cena!

 

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