Beijing - Una metropoli che ancora stupisce

07 – 09 Marzo 2016

Arriviamo a Pechino in una splendida giornata di sole. Il cielo è azzurro e tutto è splendente…ma questa non era la città più inquinata del mondo?? Dove sono quei cieli grigi e lo smog che non riesci a vedere dall’altro lato della strada? Per carità non che ci dispiaccia, anzi!!
Andiamo subito a fare i biglietti di ritorno (anche qui senza il minimo problema e con l’impiegata che parlava un perfetto inglese) e poi ci dirigiamo sicuri verso la guesthouse consigliata dalla LP. Prendiamo la metro e risaliamo in superficie in corrispondenza di un grande viale. Decidiamo di farci a piedi la parte di strada restante e ci iniziamo quindi a infilare nei vicoli del quartiere. Rimaniamo veramente sorpresi di come questa metropoli, capitale dell’impero economico mondiale, conservi ancora interi quartieri fatti di case di un piano, disperse in un labirinto di minuscole vie, che ti fanno respirare l’atmosfera dell’asia molto più degli enormi palazzoni visti fino ad ora nelle grandi città.

Arriviamo alla nostra guesthouse per caso e anche questa è esattamente come si vorrebbe una guesthouse in Cina. E’ ovviamente gestita da ragazzi e dopo un piccolo ingresso si apre una corte coperta con una fontana centrale e varie camere tutte ai lati. Ma non è finita qui. Prendendo i vari corridoi laterali si scopre un mondo e le camere sono anche loro distribuite quasi casualmente in un dedalo di corridoi interni ed esterni. Al termine di uno di questi si arriva anche ad un carinissimo bar con tanti libri e altrettanti gatti, buona musica di sottofondo e un atmosfera di estrema rilassatezza. Nonostante il prezzo non perfettamente in linea con la “qualità” della camera, decidiamo di fermarci perché alla fine anche il contorno conta! Una volta sistemata la nostra roba in camera usciamo per goderci questa splendida giornata. Il clima non è decisamente mite e capiamo che il prezzo da pagare per avere questa aria così pulita è un forte vento da nord, decisamente freddo. Ma siamo molto più contenti cosi.

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Erika con la mascherina fashion

Ci dirigiamo subito verso piazza Tiananmen per andare a vedere la città proibita.

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Piazza Tienanmen

 

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Piazza Tienanmen e gli infiniti controlli di sicurezza

Il tragitto non è così lungo quindi ce la facciamo a piedi. Passiamo attraverso zone della città rimesse a nuovo ma sempre con uno stile in linea con la grande civiltà di cui questa città è la capitale. Piccoli edifici, con i tipici tetti con le punte rivolte verso l’alto, stradine strette, pietra scura, portici ai secondi piani…sembra di essere in una grande città del passato. Non ci stanchiamo di sottolineare, anche parlando tra di noi, come Pechino sembra non aver perso completamente il contatto con la sua storia come hanno fatto le altre metropoli cinesi: Xi’an, Lanzhou, Urumqi, solo enormi grattaceli modernissimi e neon in ogni angolo; i (pochi) monumenti sono come cattedrali nel deserto, calati in una modernità con cui non hanno niente a che fare. Qui invece è diverso, c’è un atmosfera diversa, magari nelle zone più famose è un atmosfera (ri)costruita ma è comunque molto più accogliente che nelle altre città.
Stessa cosa non si può dire della polizia. Per arrivare di fronte alla porta della città proibita dobbiamo passare 2 controlli di sicurezza, più approfonditi di quelli di un qualsiasi aeroporto europeo, con file annesse di una buona mezz’ora. Tutto questo continuo controllo è snervante. Non si può girare in città neanche con un coltellino svizzero. Neanche con le forbicine per tagliarsi le unghie. Ma non è l’obbligo o il divieto in se ad essere snervante, è il sentirsi costantemente controllato, costantemente sorvegliato e schedato, con tutti gli spostamenti registrati che ti fa rimpiangere la meravigliosa libertà che si ha in Europa (anche con i rischi che questa comporta). Come se non bastasse oggi, lunedì, è il giorno di chiusura della “forbidden city”, quindi tanta fatica per nulla.

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La Città Proibita

Un po’ abbacchiati e stanchi per la notte in treno ci dirigiamo verso nord, a vedere la drum tower e la bell tower, centro della antica Pechino e gli hutong (vicoli) lì attorno, imperdibili secondo la nostra guida. Come al solito in questi casi la stanchezza prevale sulla calma e ci facciamo quindi una di quelle litigate, basate sul nulla, che ricorderemo fin quando saremo vecchi…oramai però abbiamo anche una sufficiente statistica per capire che ogni volta che passiamo la notte dormendo decisamente poco poi una scornata diurna ce la dobbiamo fare. Ci ripromettiamo di starci più attenti le prossime volte.
La sera non ce la facciamo a uscire quindi ce ne stiamo nel locale dell’ostello a goderci quell’atmosfera di viaggi “on a shoestring” come le varie Lonely Planet o Routard ci insegnano. Festeggiamo anche con una buona birra e delle patatine fritte il raggiungimento del punto più a est del nostro viaggio. In un mese e mezzo abbiamo attraversato tutta l’asia continentale da ovest a est…tutto senza mai staccare i piedi dal suolo!
Il giorno dopo è tempo di andare a visitare una delle meraviglie del mondo moderno: la grande muraglia cinese.

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La Grande Muraglia

Non è facile scegliere quale tratto di muraglia andare a vedere, ce ne sono diversi e si differenziano per non ricostruiti e ricostruiti. A noi piacerebbe vedere entrambe le tipologie per respirare un po’ di autenticità e contemporaneamente avere anche la visione di insieme di come doveva essere questa opera di ingegneria nel periodo del suo massimo splendore. Altra cosa da tenere in considerazione è che vorremmo evitare di fare a gomitate tra i migliaia di turisti cinesi che ogni giorno invadono i tratti più facilmente raggiungibili con i trasporti pubblici. Dopo aver letto numerosi report di viaggio decidiamo quindi di affidarci al tour che organizza il nostro ostello che appunto promette tratti riscostruiti e tratti autentici lontano dalle folle. Non riusciamo a capire quale punto andremo a vedere ma speriamo bene!!
Partiamo prestino, alle 7e30 siamo già nel minibus che ci accompagnerà insieme a un paio di americani, un canadese e un tedesco. Nel viaggio di andata scambiamo qualche chiacchiera ma quando iniziano a elaborare teorie politiche e sociologiche sulla Cina dall’alto della loro esperienza di 4 giorni a Pechino dopo 12 ore di volo internazionale, ci stanchiamo e ci isoliamo un po’ a leggere. A volte un buon libro è il miglior compagno di viaggio, come dice Terzani.
Dopo più di un’ora di viaggio passiamo di fronte a Badaling, uno dei tratti più congestionati della muraglia. Temiamo di aver fatto un grande errore ad affidarci a questo tour, invece l’autobus tira dritto e noi tiriamo un sospiro di sollievo. Dopo poco svoltiamo e saliamo per qualche km fino ad arrivare a un grande cancello. Sulle montagne dietro a questo si staglia l’inconfondibile sagoma del “Great Wall” adagiato come un enorme serpentone, anzi dragone, sulle creste.
La guida, che però, come ci dice subito, non ci guiderà perché lo ha già visto mille volte e non ha voglia di rivederlo di nuovo (alla faccia della sincerità) ci spiega che siamo a Badaling, o meglio che questo è il vero Badaling. Infatti quello di cui si sente sempre parlare e che abbiamo anche incontrato lungo la strada non è affatto un tratto autentico. Ma neanche restaurato. E’ stato appositamente costruito da zero per creare una sorta di “disneyland” cinese da dare in pasto alla moltitudine di persone che visitano questa attrazione. Sono stati fatti i parcheggi per gli autobus, i tanti baracchini dei souvenir e un fac-simile dell’opera originale nuova fiammante. A riprova di questo il muro li è circolare, chiuso su se stesso. Ma in nessun tratto originale la grande muraglia è chiusa, ma cosi era più comodo far fare il giro turistico alle comitive. Ah, c’è anche una comoda funivia che porta in cima per chi non vuole faticare. In tutto questo vedo solo aspetti positivi in quanto si cerca di preservare l’opera originale dal deterioramento che necessariamente comporta l’essere calpestata da milioni di persone ogni anno e si da la possibilità a tutti di dire “ho camminato sul great wall”. La cosa che mi lascia perplesso e che da nessuna parte è scritto che è tutto completamente finto. Neanche sulla LP. E questo mi lascia un po’ perplesso.
Comunque qui ci siamo solo noi sette, non c’è anima viva e davanti a noi ci sono un tratto non restaurato e un tratto invece riportato all’antico splendore. Tanto ci basta.

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I forti della Grande Muraglia

La guida continua spiegandoci anche un po’ di storia. Questa meravigliosa opera architettonica, costruita per difesa contro le popolazioni mongole del nord, ha avuto scarso successo per questo scopo. Molto importante era invece sia per il veloce trasferimento di informazioni belliche (soprattutto attraverso il sistema di fuochi) sia come protezione per i mercanti della via della seta. Per costruirlo sono morte così tante persone che si diceva che si doveva scegliere se morire in guerra contro i mongoli o morire costruendo il muro. La nostra guida ci confessa che avrebbe preferito la prima opzione visto che doveva essere una gran faticaccia andare su per queste ripide salite con dei massi di quelle dimensioni. Non avevamo dubbi vista l’atleticità del soggetto.
Iniziamo quindi la nostra escursione sulle spalle di questo gigante di pietra. L’inizio non è affatto facile. Il muro segue precisamente il profilo della montagna sulla quale è adagiato qualsiasi sia la pendenza di quest’ultima, al limite qualche scala irregolare è costruita per facilitare l’ascesa.

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La vista dal forte

C’è anche un po’ di neve a complicare il tutto. Più si sale, però, e più il panorama si fa entusiasmante, si scoprono nuove catene montuose all’orizzonte e, di conseguenza nuovi tratti di muro. Cerchiamo di fare quante più foto possiamo ma riuscire a racchiudere la vastità di quello che vediamo in un’immagine ci sembra impossibile. Dopo un paio d’ore torniamo indietro al nostro autobus stanchi ma soddisfatti. C’è da dire che sarebbe bastato anche molto meno tempo per vederlo, ma siamo contenti anche di aver fatto una bella camminata tra i monti.

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Quanta fatica ma ce l’abbiamo fatta!

Pranziamo tutti insieme in un ristorante appena fuori il gate di ingresso e la compagnia conferma le nostre prime impressioni. I due americani sono entrambi militari, uno che sta nei sottomarini e uno che guida i caccia. Fanno a gara per tutto il pranzo a chi ce l’ha più lungo. Alla fine vince l’aeronautico che descrive con dovizia di particolari tutti gli stress a cui è sottoposto in volo. Vedo Erika un po’ troppo presa dal racconto (è palesemente a bocca aperta) e gli do un pizzicotto per farla rinvenire. Ci facciamo una grande risata e mi spiega che stava cercando di capire l’inglese del tipo…si si come no, giusto l’inglese…il fascino della divisa piuttosto!! Fortunatamente (si fa per dire) che poi fa in modo di perdere tutto il fascino dandoci dimostrazione di come fa pipi in aereo dentro la bottiglietta, NEL NOSTRO AUTOBUS! Orrendo!
La sera decidiamo di concederci una cenetta fuori un po’ più carina del solito: ogni tanto ci piace coccolarci. Entriamo in un locale che ci ispira, con un’atmosfera rilassata, buona musica e piatti ricercati. Stasera è solo per noi!
La mattina successiva torniamo all’attacco della città proibita. Altro carosello di controlli, file, percorsi sbarrati e percorsi obbligati. In un’oretta riusciamo ad arrivare alla biglietteria ed entriamo.

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La Città Proibita e i leoni

Anche questa, come la muraglia, è una delle top experience della Cina; noi non vogliamo di certo metterlo in dubbio, soprattutto per la storia che questi monumenti si portano dietro, ma a noi emoziona molto di più fare esperienze diverse che visitare questi musei a cielo aperto. Comunque dal punto di vista culturale è imperdibile. Il passato di quasi tutte le dinastie cinesi è intrecciato con questo luogo e ogni edificio all’interno ha la sua storia da raccontare. Tutto molto affascinante.

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La Città Proibita nel suo intrico di edifici

Il pomeriggio lo passiamo a passeggiare in lungo e in largo per gli Hutong attorno alla Drum Tower e per pranzo ci mangiamo una cosa “sugnosissima” fatta con una omelette ripiena di mille schifezze in un baracchino nascosto in una vietta laterale. Buonissimo!

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Cibo da strada sugnoso: come dire di no?

Anche questa zona risente troppo dell’essere stata inserita nei must have di Pechino e tutta l’autenticità è pressochè perduta. Ci piace molto di più il quartiere dove abbiamo l’albergo! Rimane comunque una bella passeggiata in un bello scenario.

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Gli Hutong di Beijing

Per finire non ci resta che andare a vedere uno dei bellissimi parchi della città: quello del “temple of heaven”. In questo ordinatissimo giardino disposto secondo la dottrina confuciana spiccano dei bellissimi altari dove le ultime dinastie cinesi venivano a pregare.

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Il tempio nel parco

La cosa che colpisce maggiormente, oltre alla sfarzosità, è la pianta circolare che raramente viene usata nei tempi, qui invece la fa da padrona. Nell’Altare Circolare è nascosta anche della numerologia cinese. I blocchi di pietra, disposti circolarmente in circonferenze sempre maggiori, sono 9 nel primo anello,18 nel secondo, 27 nel terzo e cosi via fino ad essere 81 nell’ultimo. I numeri dispari sono considerati molto fortunati (fa eccezione l’8 che è fortunatissimo) e il 9, il maggiore a cifra singola, moltiplicato per 9 da appunto 81, numero quasi magico.

”Temple of Heaven
L’Altare Circolare e le sue simmetrie

Anche qui, come in tutti i parchi cinesi, moltitudini di vecchietti si ritrovano a giocare a carte, o a domino o a suonare qualche strumento sotto i portici.

Vecchietti al Tempio
Vecchietti al tempio

Ce ne sono di meravigliosi, vestiti con le tipiche tuniche asiatiche, con la barbetta bianca e delle splendide rughe di saggezza. Mi manca sempre quella sfacciataggine di andare a chiedere se posso fare una foto ma il ricordo di quei visi ci rimarrà a lungo.

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Temple of Heaven Park

E’ quindi il tempo di riprendere il treno notturno per Xi’an per dirigerci poi verso Hua Shan!

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