Xian - Oltre l'esercito di terracotta

05 – 06 Marzo 2016

Il treno che ci porta a Xian è il primo treno notturno che prendiamo in Cina. Ci siamo informati un po’ prima di prenotare e sappiamo che ci sono essenzialmente 4 tipi di posti: soft sleepers, hard sleepers e soft seats e hard seats (a volte ci sono anche posti in piedi nella speranza che sia libero uno dei posti a sedere). I primi sono posti in cuccette locate dentro a cabine da 4 (come quelle in Italia), gli hard sleepers sono sempre cuccette disposte come un letto a castello a 3 posti, uno sopra all’altro; questa serie di letti a castello sono collocati dentro ad un vagone senza nessun tipo di separazione (non ci sono cabine separate), quindi è come se fosse una grande camerata, ovviamente costano meno dei soft sleepers e il costo varia anche con l’altezza del posto (quelli in basso, più comodi, costano di più). Poi ci sono i posti a sedere (anch’essi hard e soft, con la differenza che gli hard seats sono sedili da 3 posti (non separati neanche da braccioli), invece che da 2, quindi lo spazio vitale è ridottissimo.

Per ovvie ragioni, sebbene fossero molto convenienti, abbiamo deciso di cassare hard e soft seats per viaggi notturni, anche perché abbiamo letto che i cinesi si mettono a dormire per terra nel corridoio…troppa umanità e probabilmente poca igiene! Abbiamo però deciso di provare gli hard sleepers nel viaggio Lanzhou – Xian.
Quando entriamo nel nostro vagone ci rendiamo subito conto che il fatto che non ci siano cabine permette una libertà di movimento maggiore, molto meglio delle cabine da 6 posti del treno in Turkmenistan. Noi avevamo una cuccetta intermedia e una alta, ci sistemiamo come meglio possiamo e poi facciamo “conoscenza” con gli abitanti dei due posti inferiori: una coppia di mezza età, cinese ovviamente (non si vede nessuna faccia da turista qui dentro), che avevano già allestito una tavolata piena di cibo, il marito stava già cenando alle 19 emanando l’odore tipico di cucina cinese. Noi invece ci prepariamo i nostri noodles confezionati, in cui si deve solo aggiungere acqua bollente ed aspettare una decina di minuti…tra l’altro non sono male e sono una buona opzione per i pasti in treno, dato che panini o cose del genere sono assolutamente introvabili!
Lentamente si fa notte e alle 22 si spengono tutte le luci, quindi anche noi ci mettiamo a dormire…mentre, invece, la coppietta cinese sotto di noi ricomincia da capo con la cena! Di nuovo l’odore di cucina cinese, il rumore dello sbiascichio e risucchio caratteristico del bon ton cinese a tavola, qualche rutto per esternare il gradimento della cena e chiacchiere a volume decisamente troppo alto, dato che tutti nell’intero vagano stavano in silenzio nelle loro cuccette! I nervi si fanno a fior di pelle, resisto 10 minuti…15…mezzora, poi non ce la faccio più, mi giro verso la signora (la più rumorosa nella coppia) e le dico due paroline gentili in italiano (tanto comunque l’inglese non lo avrebbe capito!)…sarà stato il tono di voce, la gestualità o la mia “gentilezza” ma capiscono che devono stare zitti…anche se i risucchi continuano finchè la cena non finisce!
Si fa mattina, il controllore ci sveglia un’ora prima dell’arrivo…pure mezzora andava bene lo stesso eh! Sbarcati a Xian si ricomincia con una nuova città. Ieri sera avevamo prenotato una stanza di hotel su Booking.com per facilitare la nostra estenuante ricerca quindi a cuor leggero ci dirigiamo verso l’hotel prenotato con la metro. Prima di entrare in metro però non mancano i controlli con il metal detector, quindi dobbiamo toglierci di nuovo gli zaini appena messi in spalla per posizionarli nel rullo, che noia questi controlli ad ogni passo!!!!
Arriviamo nel punto in cui dovrebbe essere l’hotel, ma non lo troviamo, chiediamo un po’ in giro e alla fine ci indicano un portone, ma quale è il campanello? Riusciamo ad entrare sfruttando altri che aprono il portone, ma poi non sappiamo dove andare, non c’è nessuna indicazione, chiediamo ma nessuno sa niente e alla fine una signora chiama il numero che siamo riusciti a trovare dell’hotel, non sappiamo quello che sta succedendo, parlano per 5 minuti, poi riaggancia, poi richiama alla fine la persona all’altro capo del telefono dice a Marco con uno stentato inglese che è tutto pieno…pur avendo una cavolo di prenotazione! Siamo furiosi, neanche prenotando con Booking riusciamo ad aggirare l’ostacolo dei cinesi che non ci vogliono nei loro hotel. Siamo stanchi! Proviamo tutti gli hotel fino alla prima fermata di metro, come al solito chi spara prezzi esagerati e chi ci manda via come appestati. Proviamo ad andare ad una guesthouse consigliata dalla Lonely Planet, arriviamo li esausti, hanno solo dormitori, tra l’altro separati tra uomini e donne ma decidiamo di accettare, siamo troppo affaticati! Sinceramente non sono molto soddisfatta di non poter dormire insieme, visto che anche la notte in treno siamo stati separati ma mi rendo conto che è la soluzione migliore nella condizione in cui siamo.
La mattina è già finita e non abbiamo ancora fatto niente! Cerchiamo si scrollarci di dosso la stanchezza (fisica e mentale) e proviamo ad andare a vedere il famosissimo esercito di terracotta, un must have della Cina. Non abbiamo pranzato e non abbiamo neanche prelevato quindi quando arriviamo a questa attrazione abbiamo i soldi contati che bastano appena per il costosissimo biglietto di ingresso e per i biglietti dell’autobus di ritorno. Il pranzo è decisamente saltato! Vorremmo anche prendere una guida per capirci qualcosa in più e troviamo anche una coppia di italiani per smezzarci il costo ma non ci bastano i soldi e tutti gli ATM li vicino si comportano come i cinesi: ci rifiutano!
Cominciamo la visita come ci consiglia la Lonely Planet, andando prima nei padiglioni meno impressionanti e lasciandoci l’ultimo, quello più famoso alla fine. Effettivamente non è male come idea perché nei primi due non c’è granché, solo ammassi di terracotta ancora per la maggior parte da scavare per recuperare le statue componenti l’esercito. Arriviamo all’ultima sala (la numero 1) e vediamo quello che è immortalato in tutte le immagini di questo sito archeologico. Sarà per la notte non proprio comodissima nel treno notturno, sarò per la stanchezza mentale, ma questo esercito non ci dona emozioni impagabili, abbiamo visto di meglio in posti decisamente meno inflazionati. Senza indugi ce ne torniamo verso il centro di Xian.

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L’esercito di terracotta

 

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Il soldato di terracotta

Visto che non vogliamo rifugiarci ancora nella guesthouse decidiamo di fare una visita alla pagoda simbolo di Xian: la Big Goose Pagoda. Questa è molto particolare rispetto alle altre che abbiamo visto finora in quanto è a pianta quadrata e non circolare.

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Big Goose Pagoda

Attorno alla pagoda si può visitare un tempio buddista, in cui, grazie alle descrizioni tradotte anche in inglese, riusciamo ad approfondire qualche punto di domanda che ancora abbiamo di questa religione/filosofia.

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Tempio buddista accanto alla pagoda

Le forze sono finite e decidiamo di tornare alla nostra guesthouse che si trova ne pieno del quartiere musulmano, vicinissimo alle Drum e Bell Tower. E’ sabato sera e non ci mettiamo tanto a capire quanto sia frequentato questo quartiere, soprattutto da giovani. La strada che lo attraversa e che porta anche alla nostra guesthouse è super-affollata, a malapena si riesce a passare e c’è un continuo via vai di camionette di netturbini che portano via affannosamente l’immondizia che si accumula.

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Drum e Bell Towers

Dopo una favolosa doccia rilassante usciamo per cena e proviamo ad andare in un locale in cui abbiamo letto si serve l’hot pot: un tipo particolare di pasto in cui al centro del tavolo si ha una zuppa bollente in cui cuocere una vasta scelta di verdure, carne o pesce. L’abbiamo già provato in piccolo dai nostri amici di Zhangye, ma vorremmo provare la versione ufficiale. Non stasera mi sa…il ristorante non fa hot pot, grazie Lonely Planet. Prendiamo quindi dei piatti classici e tentiamo di ovviare all’acqua calda come bevanda chiedendo una bottiglietta di acqua fresca: la richiesta sembra da alieni e dopo non poche difficoltà ci dicono di non averne, siamo proprio occidentali!!!
Il secondo giorno a Xian ci svegliamo un po’ più con calma, abbiamo anche avuto la fortuna di dormire insieme in quanto nella mia camerata c’ero solo io. Nella mattinata ci dirigiamo verso un’altra pagoda: Little Goose Pagoda, dello stesso stile più o meno della sorella maggiore che abbiamo visto ieri. L’ingresso è gratuito ma fate attenzione di non lasciare in albergo il passaporto, la signora della biglietteria è stata ferrea: NO TICKET, PASSPORT! Agli ordini!

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Noi alla Little Goose Pagoda

All’interno del sito vediamo con la coda dell’occhio un negozio di calligrafia cinese e interessati facciamo capolino. Ci ha svoltato la giornata. La commessa e il gestore, gentilissimi, parlavano inglese e ci sono stati appresso per un’oretta buona a darci risposte alle mille domande che avevamo immagazzinato dall’ingresso in Cina. C’era anche un signore che parlava francese e dopo un bel po’ di tempo mi sono lanciata in una conversazione. Alla fine abbiamo comprato un libro (in francese) sul buddismo, edizione limitata, e un libro di scrittura cinese in cui vengono spiegati gli ideogrammi più utili, ne viene data l’origine dal cinese tradizionale e viene spiegato come “disegnarli” in cinese semplificato: eh si, abbiamo scoperto che l’ideogramma non si compone a casaccio, ma dietro ad ognuno c’è una sequenza di tratti da seguire, in cui a volte va variata anche la “pennellata” per dare spessore diverso. Usciamo con qualche soldo in meno ma con un sorriso luminoso!

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Imparare la calligrafia cinese: la carta….

 

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…e la scelta dei pennelli!

Presa dall’entusiasmo mi presto per una cosa del tutto fine a se stessa e turistica fino all’osso: pago 5yuan per suonare il gong!! Contenta come una bambina al parco giochi!

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La suonatrice di Gong

Dopo questa mattinata inaspettata, ci rechiamo verso un locale che serve i dumplings; li abbiamo già mangiati ma non ci hanno mai soddisfatto quindi diamo loro un’altra possibilità nel posto top di Xian. Una sola parola: OTTIMI!!! Il posto è frequentato per lo più da cinesi (quindi non è una trappola per turisti), rustico come piace a noi ed economico. Insomma un’altra sorpresa: è proprio vero che quando si è nel mood giusto si riescono ad individuare le migliori esperienze, le più nascoste e le più gratificanti. Quando invece la testa fa capricci sembra di collezionare solo scelte sbagliate, ce lo dovremmo ricordare sempre!

”Dumplings"
Finalmente dei dumplings buonissimi!

Il pomeriggio lo passiamo a vedere le mura che circondano Xian, la giornata è meravigliosa, finalmente anche l’aria si sta scaldando ed è un piacere passeggiare nel parco che costeggia esternamente le mura. Oltrettutto è un interessante spaccato di una domenica tipica cinese: ci sono persone di tutte le età (dai 40 in su) che si sono riversate nel parco, fanno esercizi, si massaggio, curano la salute del loro corpo e ogni tanto ci sono degli aggregamenti di persone che si riuniscono per suonare o cantare. L’atmosfera è magica e ci scordiamo tutte le pene che abbiamo “sofferto” nell’interagire con la popolazione cinese! Marco mi parla a lungo del Kung Fu e lo ascolto con piacere e interesse pensando a quanto sono fortunata di avere accanto una persona così entusiasta della vita e così eclettica…mi stimola sempre a fare esperienze nuove, ad andare oltre alla mia zona di comfort, dove si nasconde la vera felicità!

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Le domeniche al parco cinese

Per finire la giornata prima di partire alla volta di Beijing, ci rechiamo verso un tempio taoista, curiosi di scoprire come è fatto, dopo aver visto solo templi buddisti. Lo vediamo velocemente perché siamo un po’ in ritardo, ma ci rendiamo conto di quanto queste due religioni si compenetrino in Cina: il tempio è identico a quelli buddisti, cambiano ovviamente le raffigurazioni, scompare Buddha e compaiono quelle degli 8 immortali, ma architettonicamente non c’è niente di diverso. Una curiosa scoperta, da approfondire sicuramente.

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Tempio Taoista

Adesso è tempo di andare a riprendere gli zaini e recarci in stazione. Nel quartiere musulmano incontriamo dei ragazzini che ci fermano per praticare il loro inglese, coraggiosi, peccato che non abbiamo tempo!
In stazione ci toccano ancora i numerosi controlli di sicurezza e l’ultimo non va come gli altri: nel mio zaino trovano uno dei coltelli multifunzione che abbiamo e se lo prendono, fortuna che era quello a cui tenevamo meno, gli altri sono ben nascosti nei nostri piumini che indossiamo sempre ai controlli. Mi viene rabbia, come è possibile che un coltellino del genere possa creare problemi?? Mi verrebbe voglia di dimostrargli di quanto quei controlli siano inutili, mostrandogli gli altri due coltellini che gli sono sfuggiti, ma per ovvie ragioni non lo faccio. Una ragazza seduta in sala di attesa vicino a me scrive nel suo diario in inglese di quanto si senta oppressa di tuti i controlli che ogni giorno si devono subire in questa nazione, proprio la sensazione che sentiamo anche noi!! Mi consolo pensando che anche questa è un’esperienza!

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