Turpan - Una pedalata ristoratrice

23 - 24 Febbraio 2016

Al mattino ci svegliamo, non prestissimo, e ci andiamo a godere la colazione offerta dall’hotel…e scopriamo che “godere” non è proprio la giusta parola. Ci sono solo cose salate e piccanti, verdure stufate con noodles, uova e zuppe calde!! L’unica cosa che ci può andare giù è una specie di pane fatta a forma di raviolone. Almeno è insapore. Dopo questa esperienza ci dirigiamo verso la stazione degli autobus attraverso i mezzi pubblici che ormai padroneggiamo alla perfezione. Al ticket office vado a comprare il biglietto per Turpan ripetendomi che devo stare calma. Il primo impatto con la Cina, o meglio con i cinesi, è stato molto forte per me…quasi come un pugno. Non riesco a sopportare il loro modo di porsi verso lo straniero, la loro poca ospitalità e la loro incapacità di provare a comunicare con noi nonostante noi non parliamo cinese e loro non parlino inglese.

Ho visto negli altri paesi che se vogliono farti capire qualcosa si inventano le peggio cose per riuscirci, perché qui no? Perché continuano a ripeterti la stessa cosa dieci volte in cinese quando è ovvio che se non conosco il cinese me la puoi ripetere anche 100 volte e continuerò a non capirla?? Però ho promesso a me stessa (e a Marco) di cambiare atteggiamento, di accettare il loro modo di fare e di lasciare da parte i giudizi da occidentale…che prova difficile!
Prendiamo l’autobus per Turpan e in 3 ore arriviamo. Belli carichi (sia mentalmente che fisicamente!) andiamo a cercare la guesthouse di cui abbiamo letto nella Lonely Planet. Sono un paio di chilometri ma ce li facciamo a piedi attraversando il mercato della città in cui si vendono cose e cibi più disparati in dei baracchini, fino a raggiungere il quartiere benestante. Arriviamo nel punto in cui dovrebbe essere la guesthouse ma non la troviamo, proviamo a chiedere ma pare che nessuno la conosca. Alla fine ci viene in aiuto una ragazza che parla inglese e insieme riusciamo a trovarla…con un bel lucchetto alla porta! Vicino c’è un hotel economico, entriamo con la ragazza e dopo una breve discussione ci dice che non accettano stranieri. Avevamo avuto questa sensazione anche ad Urumqi, ma eravamo forse troppo stanchi dal viaggio per capire che era una regola generale. In Cina la maggior parte degli hotel accetta solo cinesi!! Rimaniamo sconvolti da questa scoperta, soprattutto dopo aver provato altri 2 hotel, che abbiamo raggiunto dopo 1 km di camminata con 15 kg sulle spalle, in cui ci hanno cacciati come lebbrosi, in malo modo. E noi che volevamo anche dargli soldi per una stanza!! Ma a loro non interessa neanche lo sporco denaro; mentre nei paesi Stan ti vedono come un grosso portafogli, basta che lo apri e puoi fare tutto, qui ti vedono come un grosso problema che non hanno nessuna intenzione di affrontare! Menomale che mi ero ripromessa, proprio questa mattina, che mi sarei impegnata per non scaldarmi…ma come si fa?? Alla fine troviamo un hotel davanti al bazar in cui, ad un prezzo ragionevole, finalmente ci danno una stanza, colazione inclusa! Anche per oggi, forse, abbiamo finito i problemi! Andiamo a vedere se riusciamo a trovare qualcosa di bello per acquietare i nostri animi. Andiamo a pranzo/merenda al bazar, cosa mangiamo? Scelta non facile se non sai leggere o parlare in cinese; indichiamo dei noodles che vediamo sopra ad un tavolo e ci arriva quel piatto che avevamo mangiato a Karakol con noodles e strisce di gelatina in una specie di zuppa fredda, che continua a non piacermi. E’ però interessante notare la continuità delle culture: le frontiere non sono altro che muri politici, ma nelle zone di confine le culture si assomigliano, si compenetrano, così, viaggiando via terra, i cambiamenti tra un paese e l’altro sono lenti, dolci!
Dal bazar ci avviciniamo al terminal degli autobus per andare ad informarci sull’autobus notturno che collega Turpan a Dunhuang, di cui avevamo letto l’esistenza. Ma…come ti sbagli?? Non c’è! Non si sa se non esiste più o se è un servizio solo per l’alta stagione. Avevamo visto dall’itinerario della guida che una tappa intermedia tra queste due città poteva essere la cittadina di Hami, ma avevamo deciso di saltarla in modo da fare un viaggio un po’ più lungo in autobus che ci permettesse di viaggiare di notte. Adesso invece ritorna una valida opzione. Prenotiamo a malincuore l’autobus per Hami per il pomeriggio successivo.
La sera avanza lentamente, prima di ritirarci in hotel decidiamo di andare a chiedere informazioni per noleggiare una bici domani. Abbiamo letto che a 8 km da Turpan c’è un sito archeologico, le rovine di Jiaohe, che si può facilmente raggiungere in bici. Il noleggio che suggerisce la Lonely Planet è ovviamente chiuso, ma Marco aveva visto durante la nostra ricerca dell’hotel un negozio di bici così proviamo a sentire se offre anche il servizio di noleggio. La risposta è si, contrattiamo un po’ il prezzo dato che ci servono solo per la mattina, dato che il pomeriggio ripartiremo. Finalmente qualcosa che mi fa tornare il sorriso. Adesso siamo più sereni e ritroviamo la nostra intesa infallibile! Soddisfatti riprendiamo la strada verso l’hotel per una bella doccia calda e passeggiando notiamo una bambina accovacciata su un marciapiede, niente di speciale, ma ad uno sguardo più approfondito vediamo che ha il culetto di fuori…per farla breve sta facendo tranquillamente i suoi bisogni grossi sopra un pezzo di cartone nel centro di un marciapiede. Cosa si può pensare di fronte a questa visione?? Facciamo varie ipotesi fino a concludere che probabilmente è una pratica comune e non a caso era stato messo da qualcuno (la madre?) quel cartone per terra! Incredibile!! Ma il pensiero della doccia calda ci rimette in marcia verso l’hotel. Usciamo poi solo per una cena veloce e poi un po’ di relax!
Il mattino dopo, ci scontriamo ancora un po’ con la colazione stile cinese, poi andiamo diretti al noleggio di bici e partiamo!!

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In bici a Turpan

  All’andata dobbiamo ancora ingranare fisicamente, quindi ci mettiamo un po’ più del previsto ad arrivare…ma quanto è bello pedalare, soprattutto in posti sconosciuti, attraversando paesaggi che sono una continua scoperta! Dà un senso di libertà immenso. Arriviamo alle rovine e facciamo conoscenza anche qui con i prezzi esorbitanti delle attrazioni turistiche, del tutto fuori scala rispetto al costo della vita. Ma siamo qui e vogliamo vedere cose belle! Questo antico villaggio, di cui è rimasta solo la forma approssimativa degli edifici è immenso e ci sono cartelli ogni metro che ti ricordano che puoi camminare solo nel percorso pedonale appositamente creato.

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In bici a Turpan

  In fondo alla strada principale troviamo i primi accenni di luoghi di culto della tradizione cinese, una pagoda e un tempo buddista con una stupa centrale. Non ci sono ancora i colori vivaci che ci immaginiamo abbiano queste strutture, ma è un primo incontro con l’architettura religiosa diversa da quella che abbiamo incontrato negli altri paesi, prettamente mussulmani. Ci divertiamo a fare le foto e ci godiamo ancora una volta la tranquillità di essere in bassa stagione: a parte un gruppetto di cinesi, siamo gli unici avventori!

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Marco che fa l’idiota

  Recuperiamo poi le bici, sistemiamo meglio la mia che aveva il sellino decisamente troppo basso (ecco cosa non andava!) e riprendiamo la strada all’indietro affrontato subito una salita discretamente impegnativa, fortunatamente non troppo lunga. Arriviamo in cima col fiatone ma questo ci ha scaldato e la strada del ritorno scorre ad un ritmo decisamente diverso, molto più “sportivo” di quello della mattina. In un baleno arriviamo in città, stanchi ma felici e ancora attivi. Con le ultime forze, indirizziamo la bici verso l’attrazione maggiore del centro città: il minareto Emim, che si dice essere il più alto della Cina, come farselo mancare?? Pedaliamo fino a lì, ma è più vicino di quello che pensavamo. Ci giriamo intorno per poi rigirare le bici con obiettivo CIBO! Andiamo in un ristorante che consiglia la Lonely Planet, vorremmo mangiare del plov (ancora presente in questa regione), ma è finito, allora ci spostiamo verso i tagliolini alla kirghiza…ci arrivano due piatti enormi, ma ce li spazzoliamo in 10 minuti sia per la fame che per il fatto che sta per scadere l’orario di consegna della bici pattuito. Con la pancia decisamente troppo piena ci rimettiamo in sella per gli ultimi metri fino alla riconsegna! Che mattinata meravigliosa…finalmente, dopo tante difficoltà!
Dopo aver ripreso gli zaini, ci dirigiamo al terminal degli autobus e partiamo in direzione Hami. Sappiamo già che arriveremo verso le 23, che non è il massimo quando non conosci la città e devi ancora trovare un posto per dormire. Ci immaginiamo gli scenari peggiori ma guardandoci negli occhi sappiamo che riusciremo a cavarcela in qualsiasi situazione, siamo troppo forti!!
La strada scorre, tra mille posti di blocco della polizia cinese in cui bisogna scendere per far controllare il passaporto oppure, nei migliori casi, sale il poliziotto in autobus e controlla tutti! Tanti posti di blocco così non ne abbiamo mai incontrati, ma non ci presto molta attenzione…mentre Marco sa il perché ma me lo comunicherà solo più avanti!
Arriviamo lentamente ad Hami e l’autobus ci lascia in mezzo ad una via davanti al terminal, scendiamo e notiamo subito che la strada non è per niente trafficata e non ci sono neanche gli squali che ti vogliono vendere la corsa in taxi! Ecco, siamo fottuti! Invece una signora si interessa a noi e, non so come, riusciamo a fargli capire, anche abbastanza velocemente per gli standard cinesi, che vorremmo raggiungere un particolare hotel. La signora inizia a parlare con un po’ di gente per poi affidarci ad un ragazzo che ci offre il passaggio fino all’hotel con la sua auto. Ogni tanto una botta di fortuna ci vuole! La signora mi rimarrà nel cuore, il primo esemplare da quando siamo arrivati di persona umana e compassionevole!
Il ragazzo pista verso l’hotel e ci scarica proprio davanti alla hall, per poco non ci parcheggia direttamente dentro! Entriamo nell’hotel dopo aver superato i controlli degli zaini allo scanner, magicamente non veniamo rifiutati e il prezzo della camera è tra i più bassi mai pagati in Cina, pur essendo l’hotel di un certo livello! A dir poco una serata fortunata!!! Per festeggiare compriamo dei dolcetti al negozio accanto all’albergo, che sarebbero dovuti essere per la colazione del mattino dopo, ma i primi due ce li scofaniamo adesso!
Il giorno dopo andiamo alla ricerca di un mezzo di trasporto per Dunhuang. Proviamo dapprima in stazione, ma non superiamo i controlli di sicurezza, i poliziotti vogliono prendersi il coltellino di Marco che abbiamo comprato in Iran. So quanto ci è affezionato, quindi senza alcun dubbio usciamo dalla stazione con il coltellino e andiamo a comprare un biglietto dell’autobus, con il quale non ci hanno mai fatto particolari problemi. Andiamo con i mezzi pubblici fino al terminal, compriamo il biglietto per le 14 e torniamo indietro per mangiare qualcosa e andare a riprendere gli zaini in hotel.

”Jiaohe
Jiahoe

 

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