Karakol - Un lago mai ghiacciato

17 - 18 Febbraio 2016

Partiamo da Osh esattamente alle 10 e fortunatamente abbiamo un taxi bello grande (7 posti) e una fila di sedili tutta per noi. Davanti a noi prende posto una famiglia composta dai genitori e tre bambini di cui uno piccolissimo. Eravamo preoccupati di dover stare per più di 12 ore in uno spazio risicatissimo ma così, potendoci gestire lo spazio, tutto sembra più facile. Il paesaggio scorre veloce dal finestrino, molto veloce… sembra che al nostro tassista gli si scuocia la pasta. Per fare le curve bisogna piegarsi manco fossimo in moto, e la bambina di fronte a noi è costantemente piegata su una busta a dar di stomaco, un viaggio rilassante insomma. Ma tutti sembrano felici e contenti e parlano a ruota libera strillando come aquile per superare il rombo del motore. Alla fine ci adeguiamo pure noi giusto in tempo per gustarci il cambio di scenario fuori dalla macchina. Si passa infatti dal solcare una pianura che sembra essere infinita all’infilarsi in una stretta gola tra montagne rocciose seguendo il corso di un fiume dal colore stranamente blu cobalto.

Cerchiamo di goderci il panorama senza venire spiaccicati sul finestrino dalle evoluzioni del nostro novello Shumacher, impresa resa ancora più ardua dalla tortuosità della strada. Dopo una prima sosta per pranzo dove proviamo a bissare i tagliolini al sugo (ma quelli di ieri non si battono) ci fermiamo ad un baretto lungo la strada prima di iniziare la vera e propria salita alle alte vette. Qui il nostro tassista vuole a tutti i costi farci mangiare qualcosa ma noi decliniamo l’invito avendo le nostre scorte in macchina. Non contento ci compra due palline bianche di natura non meglio identificata (ma che qui sono lo snack preferito da qualsiasi bambino) e ce le offre in un modo che non possiamo rifiutare. E’ stato come mettersi in bocca della sabbia pressata al gusto di stalla di montagna non troppo pulita….una sciccheria! Tra l’altro abbiamo avuto la bocca impastata per buoni dieci minuti!! Quando si dice “non accettare caramelle dagli sconosciuti”!
Ora però viene veramente il bello del viaggio: si inizia a salire sempre di più e tutto intorno diventa bianchissimo. I vetri smettono di appannarsi e iniziano a ghiacciare il nostro respiro. Il panorama è mozzafiato. Arriviamo ad un primo passo di cui non riusciamo a leggere l’altezza ma a giudicare da quanto siamo saliti crediamo sia quello oltre i 4000 tanto atteso. Al di la del passo un enorme altopiano tutto innevato e circondato da montagne viene illuminato dalla luce giallastra del pomeriggio inoltrato: ne è valsa la pena di fare questo viaggio di giorno. Tanto più che questo non era che l’inizio. Infatti dopo poco iniziamo a salire nuovamente, stavolta con ancora più decisione, su dei tornanti veramente strettissimi. I muri di neve ai lati della strada superano i 2 metri tanto da non permetterci di vedere il panorama sottostante. Nei pochi tratti in cui questi muri si abbassano ci sembra di essere su un aereo: siamo sopra le nuvole e le valli sotto di noi sembrano lontanissime. Attraversiamo il famigerato passo e ci tuffiamo in una discesa senza fine verso Bishkek.

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Il famigerato passo

  Oramai la sera è sopraggiunta e anche le montagne sono state inghiottite dall’oscurità. Aspettiamo solo di arrivare alla stazione degli autobus per cercare di prendere direttamente l’autobus per Karakol.
Grazie alle peripezie del tassista il tempo di percorrenza si attesta sulle 12 ore e quindi riusciamo facilmente a prendere l’autobus notturno delle 23.
La notte in autobus passa serenamente e anche se i sedili sono solo vagamente reclinabili riusciamo a dormire meglio di tante altre volte. Arriviamo a Karakol prestissimo, verso le 6 ma, con estrema magnanimità e umanità, il conducente ci permette di continuare a dormire dentro l’autobus fino alle 7e30. Ancora insonnoliti scendiamo nella fredda ed innevata Karakol. La stazione degli autobus è qualche km fuori città, sappiamo che c’è un autobus che porta in centro ma a quest’ora non speriamo di trovarlo, infatti ci incamminiamo verso la strada principale e contrattiamo un taxi.
La prima cosa che vogliamo fare qui è andare in all’agenzia CBT per sentire se ci sono delle attività da fare nonostante la neve (come avevamo fatto ad Osh), ma fino alle 10 non apre secondo la Lonely Planet. Andiamo allora a cercare un posto in cui fare colazione, visto che la cena l’avevamo saltata! Dopo un mese di viaggio in paesi asiatici sappiamo bene che la colazione dolce non è minimamente contemplata, ma stamattina non ce la facciamo a mangiare il montone e le uova, quindi proviamo a cercare un cafè dove ci sia qualche dolcetto. La ricerca si fa più difficile del previsto, ma alla fine troviamo una specie di ristorante in cui riusciamo a comunicare alla proprietaria (tra gesti e google translate) di portarci del pane e marmellata, sebbene lei ci volesse offrire le uova. Ci porta anche il riso dolce, altra specialità degli stati stan per la colazione; accettiamo di buon grado ma poi ci ricordiamo che questo sapore ormai ci stomaca, ne mangiamo un po’ ma il pane e marmellata vince decisamente!
Ci incamminiamo poi verso il CBT ma è tutto chiuso. Li vicino c’è l’ufficio di informazioni turistiche: chiuso!
Mentre indugiamo davanti all’ufficio per decidere cosa fare, un ragazzo che parla inglese ci avvicina e ci dice che il CBT d’inverno è chiuso mentre l’ufficio informazioni apre alle 12…con tutte le montagne e la neve che avete non riuscite a far decollare il turismo invernale??? Va beh, gli chiediamo allora se conosce qualche agenzia che organizzi trekking e ce ne consiglia una (Eco Trekking). Ringraziamo e andiamo là con un briciolo di speranza. Anche li fortunatamente parlano inglese e ci dicono che è possibile fare un trekking fino ad un villaggetto montano in cui sono presenti delle pozze di acque termali. Ci dice anche che, data la neve, ci vogliono circa 5 ore a salire e 5 a scendere e che oggi è troppo tardi per incamminarci, dovremmo salire domani mattina, rimanere nel villaggio per la notte e riscendere la mattina dopo. Siamo molto indecisi perché non vogliamo tardare troppo l’ingresso in Cina. Presi da tutti questi dubbi ci lasciamo cullare dalla pigrizia e decidiamo di rinunciare a questa possibilità! Un po’ delusi andiamo allora alla ricerca della guesthouse.
Dopo una bella camminata e qualche errore di orientamento arriviamo alla guesthouse che avevamo scelto (come al solito la più economica consigliata dalla Lonely Planet) e troviamo una calda accoglienza di un signore kirghizo che parla perfettamente inglese. La guesthouse è una reggia e con una pulizia invidiabile, ma il prezzo è un po’ più alto da quello che avevamo letto, il signore ci spiega poi che d’inverno il prezzo sale a causa del riscaldamento...mah! Non molto concordi con questa politica riusciamo a contrattare un prezzo un po’ più basso e decidiamo di rimanere lì, siamo troppo stanchi per andare a cercare qualcos’altro. Il signore, molto gentilmente ma anche un po’ ansiosamente, ci spiega tutto quello che possiamo fare nei dintorni di Karakol, ci consiglia dove e cosa mangiare per pranzo e ci lascia il suo numero in caso di problemi. Tra le tante cose che ci consiglia decidiamo di andare a vedere i “Seven Bulls”. Prima però andiamo al bazar a mangiare la specialità di Karakol che ci è stata consigliata, che scopriamo essere una zuppa fredda speziata fatta con verdure, una pasta tipo noodles e delle strisce bianche di consistenza strana che scopriamo in seguito essere gelatina. Non mi piace moltissimo ma sono comunque contenta di aver scoperto qualcosa di tipico.
Con la pancia piena, ma l’umore un po’ giù per la delusione di non aver fatto quel trekking, andiamo a contrattare un taxi collettivo per raggiungere questi “sette tori”. Siccome il mood non è al massimo non facciamo proprio una contrattazione raffinata e quando scendiamo vediamo che la signora che ha condiviso con noi il taxi paga meno della metà di quanto abbiamo stabilito noi. Ogni tanto ci sta anche la fregatura!

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Seven bulls

  Il posto è molto bello, ma non riesco a farne una descrizione accurata, in quel momento la mia mente era annebbiata da loop mentali che ogni tanto mi escono fuori e che non mi permettono di godere in pieno di quello che ho interno, poi mi riprendo però ;)

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Dintorni dei seven bulls

  Camminiamo un po’ intorno, saliamo su una collinetta poi decidiamo di ritornare a Karakol, ma con cosa? Il villaggio è davvero piccolissimo e abitato solo da pastori, la prima cittadina da cui c’è speranza di prendere un taxi è a una decina di km. Il taxi che avevamo preso all’andata ci aveva proposto di aspettarci, ma data la fregatura l’abbiamo cacciato via in malo modo! Iniziamo a camminare sperando che passi qualche macchina. Alla fine ne passa una, la fermiamo e due ragazzi francesi, anche loro turisti e che avevamo incontrato la mattina in partenza dalla guesthouse, ci offrono il passaggio verso Karakol…almeno non dobbiamo sborsare altri soldi per il taxi.
Tornati a Karakol è ancora troppo presto per ritirarci, allora decidiamo di andare a vedere il famoso lago Issy-Kol, nel punto più vicino a dove siamo, raggiungibile con una corsa di marshrutka di una mezzora. La spiaggia che porta al lago è immensa e tutta innevata e si vedono nitide le alte vette kirghize innevate anch’esse…e così ritrovo un po’ di pace.

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Lago Issy-kol

  Dopo un po’ riprendiamo il minibus che ci riporta a Karakol e ci prendiamo un po’ di riposo e di tempo per noi due!
Il mattino dopo ripartiamo alla volta di Bishkek, con una tappa intermedia a Cholpon Ata, una località sulle sponde del lago Issy-Kol, che si dice essere la Rimini del Kirghizistan….si, in estate forse!!! Ci immaginavamo a pranzo in un localino affacciato sul lago, ma affacciato al lago ci sono solo pecore a pascolare quella poca erba che c’è! Nondimeno, decidiamo di non rinunciare al nostro desiderio, tiriamo fuori il nostro cibo di back up (scatoletta di tonno e pezzo di pane “rubato” a casa della signora ad Osh), ci sediamo sulla spiaggia deserta a pochi centimetri da questo lago smisurato…anche meglio del localino sulla spiaggia!!

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La spiaggia di Chalpon Ata

  Ci prendiamo un po’ di tempo prima di ripartire, facciamo un po’ gli stupidi sulla spiaggia, balliamo la bachata con quei due passi che sappiamo, camminiamo sopra un laghetto ghiacciato a pochi metri dal lago principale…un momento di spensieratezza e intimità!
Riprendiamo poi il minibus per Bishkek e pure alla biglietteria “ufficiale” ci vogliono fregare col prezzo dei biglietti…incredibile di come ci vedano a forma di dollaro ogni volta che ci avviciniamo ad una biglietteria. Alla fine riusciamo ad ottenere un prezzo un po’ “scontato” e ripartiamo. Anche durante questo tragitto ci facciamo un’idea di come passare la serata a Bishkek: posiamo gli zaini alla guesthouse che abbiamo selezionato, poi andiamo a fare un po’ di spesa, andiamo alla posta a inviare cartoline, andiamo a trovare un magnete per mia madre e poi a cena in un ristorantino che fa i tagliolini più buoni della città. Illusi!!!! La serata è, invece, andata così: la prima guesthouse era chiusa (siamo in bassa stagione), la seconda (che raggiungiamo dopo una mezzora buona) è chiusa anch’essa, contrattiamo con un taxista per portarci in un b&b, lo troviamo, suoniamo il campanello e nessuno ci risponde. Sconsolati decidiamo di trovare un hotel qualunque, anche se sarà costoso, quando invece il vecchietto del b&b risponde al campanello, scopriamo poi che dei 3 campanelli che ha messo fuori solo 1 funziona a volte. Il vecchietto, che parla inglese, ci offre una stanza, molto molto spartana, con bagno al piano di sotto (più spartano della stanza) e ci vuole vendere il tutto a 20$..,cosa???? Anche li contrattiamo (non se ne può più di contrattare!!) e alla fine spuntiamo 12$! In tutto ciò è già tardi e tutte le cose che volevamo fare vanno in fumo…scusa mamma, ci ho provato a prenderti il magnete, ma questo mancherà dalla collezione! Riusciamo comunque a mangiare dei buoni tagliolini (mai come quelli di Osh che rimarranno nella TOP FOOD!) e poi a letto.

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Lago Issy-Kol

 

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