Yazd: torri del vento tra i minareti

27 - 28 Gennaio 2016

La notte in autobus passa bene anche se l’autobus a 40 km da Yazd si rompe. Io neanche mi accorgo di nulla, mi ricordo solo di aver provato un’improvvisa pace nel non sentire più il rombo del motore. Arriviamo con mezz’ora di ritardo ma che per noi si traduce in mezz’ora di sonno in più: quasi una benedizione!
La sera prima al terminal di Shiraz avevamo scambiato un paio di battute con due ragazzi, che tra loro parlavano inglese ma che non erano di certo madrelingua e che prendevano il nostro stesso autobus. All’arrivo a Yazd ci chiedono se vogliamo prendere un taxi con loro per il tour dei villaggi nelle vicinanze. Noi non avevamo letto nulla di tutto ciò ma, nell’ottica di prendere tutto come viene, decidiamo di accettare…oramai questo Iran ci ha insegnato ad essere degli “Yes-man”!!

 

Ali e Ivan a Karanaq
Ali e Ivan a Karanaq

Scopriamo lungo la strada i nomi e le storie dei 3 villaggi. Kharanaq, alle porte del deserto, la cui parte antica è ancora conservata come era centinaia di anni fa (costruita quindi prevalentemente con paglia e fango). Essendo disabitata tutte le porte sono aperte e si può quindi entrare e curiosare in qualsiasi casa di questo paese…stando attenti a non camminare su qualche pavimento pericolante! Ci arrampichiamo un po’ ovunque e facciamo belle foto, peccato solo non essere al tramonto!

Karanaq Yazd
Karanaq

Chak chak invece è la mecca degli Zoroastriani. Lo Zoroastrianesimo, prima religione monoteista di cui si abbia memoria, è stata la religione dell’impero persiano prima che l’invasione araba portasse l’Islam. Qui c’è il santuario più importante per gli Zoroastriani e l’ultima comunità vive in questa roccaforte spirituale. Il nome del paese deriva dal suono che le gocce d'acqua di una sorgente sacra producono cadendo in un laghetto all'interno del santuario.

Chak Chak Yazd
Chak Chak - Il tempio di Zoroastro

Dal punto di vista visivo non è nulla di che ne il santuario (piccolissimo) ne tantomeno il paesino. Ma le montagne rocciose dove tutto è incastonato sono meravigliose e le storie e la cultura zoroastriane sono interessantissime; è un pezzo di storia che se non si conosce vale assolutamente la pena di approfondire.

Chak Chak Yazd
Chak Chak

Infine Meybod è un’ottima introduzione a Yazd, con una bella fortezza, una ghiacciaia e le prime torri per catturare il vento. Nel frattempo facciamo amicizia con i nostri compagni di viaggio: Ali e Ivan, un iraniano e un cecoslovacco entrambi studenti all’università di Teheran. Ali è il più socievole e si adopera meglio che può perché tutto fili liscio prendendo per mano tutti e risolvendo anche il più piccolo inconveniente; oramai abbiamo capito che questo popolo è un vero esempio di ospitalità! Ivan è un po’ più chiuso ma anche lui è un bel personaggio. Ci troviamo bene e siamo veramente soddisfatti del tour improvvisato.

Meybod Yazd
Meybod

Ora siamo pronti per trovare un albergo a Yazd, pensiamo sia una cosa semplice e invece non riusciamo a trovare neanche un ostello che ci conceda una camera ai soliti 10-12 euro a cui siamo abituati. Giriamo per quasi due ore e all’ennesima sparata di 40 euro a camera decidiamo di rifugiarci in uno degli alberghi tradizionali di Yazd che offrono dormitori molto puliti e carini a 10 euro l’uno, quindi totale 20 euro a notte. Lungo la strada veniamo però fermati da un signore che ci offre una doppia a 18 euro (perché in bassa stagione) sempre in un albergo tradizionale ma meno noto. Da bravi “Yes-man” ci fidiamo ed effettivamente ci porta in un alberghetto molto molto carino in pieno centro! I nostri sforzi sono stati ripagati da un bel colpo di fortuna!
Usciamo e facciamo giusto un giretto per rilassarci un po’ alla moschea più vicina, nel bazar e nella via principale.

Masjed-e Jameh Yazd
Masjed-e Jameh

Compriamo la cena, uova da fare nel fornelletto, pane (non riusciamo a trovare un maledetto fornaio e prendiamo quello imbustato) e formaggio. Doccia e nanna!
Il giorno dopo Yazd ci riserva qualche bella sorpresa. Visitiamo prima il tempio Zoroastriano e approfondiamo ancora la conoscenza con questa antica religione. Qui è custodito il fuoco sacro; questo scopriamo che aveva una funzione pratica più che religiosa. Infatti tutta la città poteva accedere al fuoco per rifornirsene per la propria casa.
Andiamo poi a passeggiare per la città vecchia.

Vicolo di Yazd
Vicolo di Yazd

Vale veramente la pena perdersi per le stradine giallo paglierino che si diramano per il centro. Visitiamo una casa storica che non valeva neanche la metà del prezzo del biglietto, mentre successivamente scopriamo una piazza deliziosa dove sono presenti la prigione di Alessandro e la tomba dei 12 Imam. Qui ci riposiamo un po’: è veramente un angolino delizioso. Continuando a camminare la nostra attenzione viene catturata da una porta aperta con la scritta “terrazza panoramica”. Decidiamo di salire e ci troviamo sul tetto di una casa dove un gruppo di ragazzi servono pasti e bevande calde su tappeti e cuscini. Il tutto con una vista stupenda sul quartiere storico di Yazd.

Erika a Yazd
Erika dai tetti di Yazd

Vale veramente la pena perderci una buona ora a gustare qualche tè particolare e scattando foto a ripetizione sulla skyline di questa città del deserto.
La mattina alle 5 è tempo di andare a prendere il bus per Esfahan ma uscendo dall’albergo non troviamo anima viva. Neanche un taxi che ci possa accompagnare. Ci mettiamo in marcia vedendo sulla mappa che il terminal è solo a 3 km. Fortunatamente l’unico essere vivente che girava per le strade in macchina a quell’ora decide di fermarsi e, preso a compassione, ci da anche uno strappo fino al terminal…che distava 12km!! Non 3! E’ infatti stato spostato fuori città ma nelle nostre mappe tutto questo non era contemplato. Lo ringraziamo infinitamente e prendiamo il nostro autobus!

Vista di Yazd
Vista di Yazd

 

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