Calcutta - L'inferno che non c'è

26 - 28 Settembre 2016

Il treno per Calcutta arriva con 5 ore di ritardo, ma questa volta non ci crea nessun problema, anzi per noi è meglio essere arrivati alle 11 che alle 6 del mattino! Grazie a Google Maps sappiamo che a Calcutta ci sono numerosi autobus e abbiamo individuato quello che dobbiamo prendere per arrivare a Sudder Street, la strada in cui ci sono molti hotel per turisti. Ovviamente i tassisti davanti alla stazione ci dicono che non esistono autobus…eh già!
L’autobus che prendiamo è uno dei nuovi, con aria condizionata, il che non è male, soprattutto dopo una camminata con 40 kg sulle spalle che fa sempre sudare più del normale. Una volta saliti cerchiamo di sistemarci nel modo più comodo possibile dato che abbiamo letto e sentito ovunque che Calcutta è un dramma per il traffico e questo tragitto potrebbe anche durare più di un’ora!! Per carità, traffico ce n’è, ma non più di altre città indiane.

La situazione sembra molto meno drammatica del previsto e nel giro di una mezzoretta arriviamo alla nostra fermata.
Quando scendiamo, sotto indicazione del controllore, ci accorgiamo di non essere nel punto in cui pensavamo, probabilmente perché l’autobus ha modificato leggermente la rotta che Google Maps ha memorizzata. Questa piccola deviazione, però, a noi ci costa 1 km in più di camminata…ma non ci arrendiamo!!
Finalmente arriviamo a Sudder Street, combattendo anche con il GPS del telefono che quando serve non funziona mai, e iniziamo il giro degli hotel. Calcutta è una grande città e come tutte le metropoli indiane è molto difficile trovare una buona sistemazione ad un prezzo ragionevole: i posti economici sono delle topaie e da quelli si passa agli hotel lussuosi, manca completamente la classe media con prezzi abbordabili e accettabile livello di pulizia. Dopo averne girati un po’ capiamo che questa volta dobbiamo alzare di un po il nostro tetto massimo di spesa.
Approdiamo all’Afridi International, che ci viene indicato da un altro hotel, suo affiliato, dopo aver sentito il nostro budget. La stanza che vediamo è però inaccettabile per questo prezzo. Ma il gestore ci sa fare e ci richiama, mentre stiamo già uscendo, per dirci che ci vuole far vedere un’altra stanza, con un prezzo leggermente maggiore, alla quale non possiamo dire di no. La sua gentilezza e il suo savoir-faire ci convincono e quando la vediamo capiamo che davvero non possiamo dire di no. Anche se il prezzo è un po’ più alto di quanto avremmo voluto capiamo che questa soluzione è il miglior compromesso qualità-prezzo.
Facciamo il check in e corriamo in camera con una voglia matta di fare una doccia. Quando apriamo l’acqua calda notiamo che la pressione è bassissima e non riesce ad azionarsi la “cipolla”. Esausti di dover sempre risolvere queste piccole questioni anche negli hotel di fascia superiore, chiamiamo la reception. La prima cosa che fanno sempre ogni volta che segnaliamo un problema è venire a vedere che ci sia davvero, come se noi fossimo scemi! Poi inizia il trambusto per trovare una soluzione. Alla fine riescono a risolvere, anche se comunque la pressione dell’acqua rimane bassa…ci accontentiamo!!
Dopo una bella doccia usciamo per il pranzo. Consultiamo la Lonely Planet perché non abbiamo voglia di girare a caso più di tanto. La scelta non si rivela delle migliori e ci affidiamo ad un fried rice, sapore che non riusciamo più a tollerare dopo il Sud Est Asiatico!!
Dopo aver mangiato, rientriamo subito in camera. Calcutta l’abbiamo dichiarata una fermata indispensabile per spezzare il viaggio verso sud, ma che non stimola il nostro interesse turistico. Ne approfittiamo, anzi, per riposarci dalle ultime settimane sempre in movimento.
Nel tardo pomeriggio resuscitiamo e usciamo per una passeggiata. Ci dirigiamo verso l’ufficio turistico per avere un pass necessario per l’ingresso al Palazzo di Marmo, consigliatissimo da tutte le guide.
La prima cosa che ci colpisce passeggiando è la presenza degli uomini-cavallo, ovvero degli uomini che trainano un calesse per trasportare persone.

Calcutta
Un rickshaw di Calcutta in attesa

Siamo passati dai tuk tuk a motore, ai rickshaw in bicicletta, agli uomini-cavallo. E ci chiediamo il perché una persona possa sentire la necessità di prendere questo mezzo di trasporto…sembra solo per la pigrizia di non camminare con le proprie gambe. Io, da brava occidentale che è stata educata sui diritti umani, mi sento male al solo pensiero di una tale sottomissione. Ma sbaglio: questo è il modo con cui questi uomini scampano all’elemosina per le strade, questo è il lavoro con cui mandano avanti le loro famiglie e il mio senso di colpa nell’usare questo mezzo di trasporto rappresenta solo un danno alle loro entrate quotidiane. Ma anche io ho la mia cultura e i miei princìpi morali e pur sapendo tutto questo razionalmente, il mio cuore non ce la fa a vederli sudare a piedi nudi sotto il mio peso!
La passeggiata, che prosegue nel quartiere di Park Street, ci fa rimanere a bocca aperta. Davanti a noi si estende una città che immaginavamo completamente diversa, complici i luoghi comuni e racconti di turisti. Ce l’aspettavamo come una Delhi all’ennesima potenza, con un traffico fuori controllo che rende impossibile camminare senza spintonarsi, un’aria irrespirabile e una sporcizia disgustosa. Invece Calcutta è tutt’altro. Calcutta è la prima vera città che abbiamo visto finora in India. Le strade sono ben costruite, larghe e con dei chiari sensi di marcia. Esistono i semafori che regolano la circolazione, anche per i pedoni. Ci sono i marciapiedi in cui passeggiare comodamente senza rischiare ad ogni passo di essere messi sotto da tuk tuk impazziti. Di tuk tuk e rickshaw ce ne sono davvero pochi, lasciando il posto a dei più strutturati taxi, tra l’altro molto caratteristici. Di sporcizia neanche l’ombra in questo quartiere, almeno secondo i canoni che abbiamo avuto negli ultimi mesi. Mucche per le strade e loro escrementi ovunque?? Neanche a parlarne…mica siamo in campagna, qui si respira l’aria di una città cosmopolita!!!

Calcutta
Street photography indiana!!

Tutto questo sembra scontato per chi viene dalla nostra parte del mondo, ma in India non lo è, anzi è una piacevolissima sorpresa che ci stampa sulla faccia un enorme sorriso. E’ vero che perde un po’ di quella affascinante “indianità”, ma è anche vero che ogni tanto passeggiare su di un marciapiede, conversando tranquillamente e attraversando la strada al verde di un semaforo è un piacere ritrovato. Sembra quasi di stare nella via Condotti dell’India e ci sentiamo fino troppo malmessi con il nostro abbigliamento!!
Forse è ancora troppo presto per passare a conclusioni, ma non riesco a capire come sia possibile che questa città venga descritta come un inferno!! Saremo noi quelli strani?? O forse l’inferno si trova altrove?? Ma altrove dove? La zona turistica è questa! Ah, dimenticavo la povertà che si respira nella struttura di accoglienza creata da Madre Teresa…
Ecco, la povertà di Calcutta! È arrivato il momento di parlarne! Calcutta infatti, grazie all’opera di Madre Teresa, è famosa in tutto il mondo per essere il centro della povertà di tutta l’India. La povertà in India, come del resto in gran parte dell’Asia che abbiamo visto, c’è ovunque. C’è nelle stazioni dei treni in cui i senzatetto si riuniscono per dormire o chiedere l’elemosina. C’è nelle campagne e nei paesini più isolati, lontani dalle mete turistiche, in cui i bambini sono vestiti di stracci e giocano a piedi nudi su cumuli di immondizia. C’è negli slum, le baraccopoli, che si estendono alla periferia delle città. Madre Teresa li ha presi i poveri di Calcutta e li ha riuniti in delle strutture per concedere loro una sofferenza più dignitosa e un luogo migliore in cui morire. Facendo questo, li ha anche resi in un certo senso “famosi”. Ma questa specie di celebrità, che viene sentita soprattutto nei paesi meno abituati a delle condizioni del genere, davvero basta per considerare Calcutta come la città dei poveri? Cosa dire delle varie Gorakpur disperse nell’India meno conosciuta? Perché quella povertà conta di meno solo perché invisibile e non presente nelle testate dei giornali?
Ma soprattutto, perché la “povertà” di Calcutta deve essere un’attrazione turistica? Perché dovrei andare nelle strutture create da Madre Teresa per vedere da vicino persone che soffrono, solo per dire che ora che sono stata lì so cosa significa essere poveri, solo per sentirmi fortunata di quello che ho? È davvero necessario? O è una distorsione che la nostra società ricca ha fatto del turismo “sociale”?
Non ho risposte a queste domande, non sono riuscita ad arrivare ad una conclusione precisa nella mia testa, ma io a Calcutta non sto vedendo più povertà che in altri posti meno conosciuti e non trovo interessante andare a mettere il naso con la mia evidente “ricchezza” in posti in cui la gente soffre. Mi sembrerebbe come andare a visitare Roma e recarmi da turista nel reparto ospedaliero dei malati terminali. Io non ci trovo nessun senso, né turistico, né tantomeno sociale. La povertà l’ho vista, purtroppo, in troppi posti che non hanno tutta questa fama nel mondo ricco.
Con questi pensieri in testa arriviamo all’ufficio del turismo dove una sorridente operatrice ci fa subito il pass. Oltre a questo ci dice se può interessarci un evento organizzato dalle associazioni turistiche in occasione della giornata del turismo, che si terrà domani. Non esitiamo a dirle di sì e lei ci dà due biglietti di invito senza farci mai mancare il suo splendente sorriso indiano.
Continuando la passeggiata ci rechiamo verso il Victoria Memorial, un monumento fatto costruire in occasione di un compleanno della regina d’Inghilterra, di cui si parla gran bene. Prima, però, andiamo a fare un salto alla vicina cattedrale di San Paolo e ne approfittiamo per entrare in un luogo legato alla nostra cultura. Ci sediamo in silenzio nelle panche di legno e ci immergiamo in qualche preghiera…di cose di cui ringraziare ne abbiamo abbastanza!
Ci lasciamo poi trasportare dalla calma dei giardini attorno al Victoria Memorial, godendoci questi attimi di relax e di silenzio. Ad ogni passo se ne va un pezzo di tensione accumulata nei giorni scorsi, a causa principalmente della stanchezza mentale che ogni tanto si fa sentire. Ci sediamo su di una panchina proprio davanti a questo monumento simbolo del colonialismo britannico in India e sinceramente non ci dice niente. Sembra non entrarci niente con l’India, stona un po’, per quanto, preso separatamente dal contesto, sicuramente abbia un valore architettonico. Tanto per cambiare, poi, è in ristrutturazione!!
Mentre ci rilassiamo seduti in questa panchina la nostra presenza inizia ad essere notata dalle decine di ragazzetti che popolano il parco. Ci divertiamo a guardare tutte le loro strategie per farsi delle foto in cui compariamo anche noi, senza però farci accorgere delle loro intenzioni. E noi ridiamo sotto ai baffi. Poi arrivano gli intrepidi che si fanno coraggio e ci chiedono se possiamo fare un selfie. Da qui in poi sappiamo che scappare dalla reazione a catena sarà molto difficile. Il gesto di coraggio degli intrepidi, infatti, risveglia gli animi di altri gruppi di persone, fino ad essere circondati da una folla che lotta per farsi una foto con noi. Che poi non si accontentano della foto di gruppo, ma ciascun componente vuole lo scatto personale con le star del momento, rendendo ancora più ingestibile la situazione. In più ognuno di loro ci tiene a ringraziarci stringendoci ad entrambi la mano…impossibile districarsi!!
Quando la folla si dilegua non perdiamo l’attimo per andarcene, ma da qui all’uscita veniamo fermati da altri gruppi che guardavano da lontano!!
Dopo questa sessione fotografica che ha creato scompiglio nei giardini, riprendiamo la nostra passeggiata solitaria tra le vie di Calcutta. La direzione adesso è verso un Café molto famoso tra la Calcutta da bene: il Flurry’s Café. Ordiniamo due tè con qualche dolcetto e ci godiamo l’atmosfera da locale da ricchi.
Si è fatta sera; l’ora non è così tarda da cenare, ma non è neanche abbastanza presto per tornare in hotel e poi uscire di nuovo per cena. La decisione si fa seria! :P Alla fine decidiamo di andare subito a mangiare, per poi andare a dormire presto. Scegliamo un locale che dice fare la pizza, ne prendiamo una da condividere, più una specie di bruschetta con il formaggio. Ovviamente non erano la pizza e la bruschetta che conosciamo, ma si facevano mangiare con gusto. Per la prima volta poi rimaniamo stupiti dalla gestione del pagamento: i prezzi mostrati nel menù erano già inclusi di tasse (molto raro in India) e quando lasciamo la mancia, il cassiere ce la ridà indietro facendoci notare che anche la “tassa” per il servizio era già inclusa. Potevano prendersi comunque la mancia in più e invece sono stati onestissimi. Bravi!!
Adesso è ora di tornare, ci facciamo indietro la strada già percorsa nel pomeriggio e ci chiudiamo in camera per un bel riposo!
Il mattino dopo facciamo con calma, non abbiamo nessun programma fisso…e poi dobbiamo aspettare che ci portino la colazione in camera, inclusa nel prezzo della stanza. Essa si fa attendere e quando arriva è molto lontana dalle nostre aspettative: un toast con spalmata una marmellata chimica, un succo di frutta all’arancia altrettanto finto, una banana e un uovo sodo. Una colazione da re!!
Lentamente ci prepariamo e ci decidiamo ad uscire in direzione del mercato floreale. Andiamo verso la metro più vicina: a Calcutta i mezzi di trasporto pubblici ci sono e possiamo evitare i tuk tuk!
La metro ci lascia in uno stradone largo, ma noi decidiamo di arrivare al mercato seguendo le stradine interne. Da qui inizia il disastro, per lo meno per me!! Uscendo non ho fatto i conti col fatto che la notte ha diluviato in abbondanza. In India quando diluvia le strade si allagano e anche quando l’acqua inizia a ritirarsi rimane uno strato di fanghiglia fastidiosa. In questi casi l’unica mia salvezza per camminare in pseudo-tranquillità è mettermi le scarpe chiuse ponendo, così, uno strato tra la mia pelle e lo sporco. Oggi invece sono uscita con i sandali di sempre e ad ogni passo nella fanghiglia mi maledico…non solo per non essermi messa le scarpe chiuse, ma anche perché mi fa rabbia questo mio enorme fastidio nello sporcarmi i piedi!!
Come se non bastasse le stradine secondarie che abbiamo scelto ospitano un mercato di frutta e verdura, ma anche di fieno per le mucche e altre erbacce. Con la noncuranza tipica dell’Asia, tutti gli scarti sono stati gettati per terra mischiandosi così alla fanghiglia. Il risultato è disgustoso e, per me, insopportabile. Sento di essere arrivata al limite di sopportazione della sporcizia. Pensavo di aver fatto dei passi avanti, ma adesso mi sento ripiombare improvvisamente ad un mese fa, appena arrivati a Gorakphur. Mi odio e odio lo sporco nelle strade!!

Calcutta
Il mercato ortofrutticolo

Marco si accorge di questo profondo malessere, probabilmente anche ingigantito dallo stato d’animo degli ultimi giorni, e senza indugiare riprende la strada verso la metro per riportarmi nel nostro, più pulito, quartiere. Ha delle attenzioni per me che vanno al di là della sopportazione…io mi odierei e mi farei pena…in effetti è questo che sento nei miei confronti quando non riesco a superare queste difficoltà!!
Arriviamo a Sudder Street che ha ricominciato a piovere. Non abbiamo i nostri ponchi, né un ombrello, attendiamo quindi all’uscita della metro che spiova un po’! Quando l’acquazzone diventa gestibile ci incamminiamo sotto le finissime gocce d’acqua per raggiungere un ristorante vicino al nostro hotel che serve cucina bengalese.

Calcutta
Colori anche sotto la pioggia

Le tradizioni culinarie indiane sono infinite, ogni stato ha la sua specialità, il suo modo di cucinare, i suoi sapori. Riuscire a dipanarsi in questa matassa non è possibile in solo due mesi, almeno non del tutto. Siamo più o meno riusciti a capire le peculiarità della cucina del nord e ad imparare qualche nome indispensabile. Ma la cucina bengalese abbiamo troppo poco tempo per studiarla e per capirla. Il cameriere, inoltre, non ci è di aiuto e non ci sa consigliare niente; con estrema pazienza controlliamo su internet piatto per piatto e alla fine ne scegliamo due che va a capire se sono quelli davvero tipici. L’unica cosa che riusciamo a capire è che i vari chapati, roti e naan vengono usati pochissimo, lasciando spazio al riso. Non rimaniamo molto soddisfatti e pensiamo a quanto sarebbe stato bello avere anche qui una guida come è stato Anshul a Delhi!

Calcutta
Una bancarella sulla strada

Il pomeriggio lo passiamo in camera, mi lascio coccolare e ridare autostima da Marco dopo questa mattinata di ricaduta nella sindrome da sporcizia. Lasciamo che le condizioni metereologiche abbiano la loro evoluzione là fuori, senza farci toccare! Saltiamo anche l’evento mondano organizzato dall’ufficio del turismo: quello che ci vuole in una situazione di crisi di nervi è la tranquillità e riposo, per tornare combattiva come prima, pronta per proseguire la scoperta di questo paese pieno di sfide!!
Verso sera andiamo a fare una lunga passeggiata, per poi andare a cena. Non contenti della cena ci concediamo anche un tè e dei dolcetti in un locale vicino a Flurry’s: Au Bon Pain. La cosa che ci colpisce di questo posto è che a fronte di un minimo pagamento si può avere un bicchiere da riempire illimitatamente con del tè. Già sappiamo che domani pomeriggio verremo qui per aspettare l’ora della partenza in treno!!
Torniamo in camera e mettiamo un punto a questa giornata uggiosa, sperando che domani sia migliore!
Un nuovo giorno inizia ed è di partenza: abbiamo il treno alle 22:30 per cui dobbiamo trovare un modo di passare la giornata senza il rifugio della camera di albergo. Aspettiamo fino all’ultimo istante consentito per fare il check out: le 12!! Passiamo la mattinata scrivendo il blog e facendo qualche back up delle ultime foto, abbiamo sempre il terrore che questi immensi ricordi vadano persi per qualche motivo!!
Usciamo dalla stanza, lasciamo gli zaini in reception (sempre incrociando le dita perché non ci vengano rubati gli zaini piccoli con dentro tutti i nostri oggetti di valore!).
La prima tappa missione oggi è prendere il chai nei baracchini per strada. E qui la cosa è molto più affascinante che in altri posti. Abbiamo infatti notato, già a Varanasi, che in questo angolo di India, usano per bere il chai il bicchiere più biodegradabile che esista: una piccola tazzina di terracotta usa e getta che, una volta finito il liquido, viene gettata per terra…così la terra ritorna alla terra! Geniale!!! Marco ne è affascinato fuori misura e si mette già in testa di imparare a lavorare la terracotta per produrre da soli piatti e bicchieri. Dato il suo entusiasmo non posso non fargli provare questa emozione…e vorrei anche riuscire a portarne a casa qualcuno senza che si rompa nel viaggio!

Calcutta
Venditore di chai nel suo “negozio”

Ci fermiamo ad una bancarella che ci piace e ci viene servito del buonissimo chai nei bicchierini di ceramica, fortunatamente non ci sono capitati quelli sbeccati, quindi hanno le carte in regola per entrare a far parte del servizio da tè. Li mettiamo nello zaino!! Poi troveremo un modo di farli resistere ad un altro mese di viaggio itinerante in cui gli zaini vengono sempre sbattuti malamente ovunque!

Calcutta
Il nostro ecologico chai

Visto che è già ora di pranzo cerchiamo un locale nei paraggi facendoci aiutare da TripAdvisor. E dopo un mese di forzato vegetarianismo, ci lanciamo in due piatti a base di carne. In Bengala infatti la cucina non è più strettamente vegetariana, quindi possiamo essere abbastanza sicuri che la carne sia conservata un po’ meglio e che non sia di decadi fa. Ci prendiamo un famosissimo pollo tandoori, ovvero un pollo cotto alla brace dopo essere stato marinato in una salsa a base di spezie e yogurt che gli danno all’esterno il tipico colore rosso fuoco. Prendiamo anche un piatto a base di carne di pecora. Alla fine del pranzo ci accorgiamo che ogni tanto un po’ di carne non ci dispiace…non siamo diventati fissati vegetariani, per quanto restiamo affascinate dalle potenzialità e dalla varietà della cucina vegetariana!

Calcutta
Le “cucine” di un “ristorante”…sul marciapiede!!

Ancora molte ore ci dividono dal nostro treno notturno, ne approfittiamo quindi per abbandonare il quartiere di Park Street e spingerci verso il tempio della dea Kalì. Questa divinità pare essere particolarmente venerata nella zona di Calcutta ed è l’incarnazione rabbiosa di Parvati, la moglie di Shiva. Dato il suo carattere cupo e aggressivo, viene venerata per non farla arrabbiare!
Come regola generale i templi indù non sono accessibili ai non indù, qualcuno però può essere visitato all’esterno dai turisti. In ogni caso c’è sempre una parte riservata, per noi completamente inaccessibile. Questo tempio è visitabile all’esterno e mentre passeggiamo intorno, un signore si offre di farci visitare una parte dell’interno. Io non ho voglia oggi di togliermi le scarpe (notare che stamattina ho indossato le scarpe chiuse!), quindi lascio andare Marco con il suo Cicerone. Prima però c’è una “fermata” obbligatoria per comprare dei fiori da offrire a Kalì.

Calcutta
Vicoli attorno al tempio

Quando Marco torna mi racconta qualcosa sull’interno e le storie per la generosa offerta. Addirittura ad una signora davanti a lui, indiana al 100%, è stato chiesto di offrire 100 rupie. Questa somma corrisponde a circa 1.5€, ma qui è una quantità di tutto rispetto, decisamente esagerata per un’offerta. Tanto per dare un ordine di grandezza le offerte normalmente oscillano tra 10 e 20 rupie…ecco perché 100 sono troppe!
Marco anche offre 10 rupie e subito l’atteggiamento verso di lui cambia un po’: adesso non è più un potenziale portafogli infinito! Prima di uscire ci fanno due tika di colore arancione, che poi scopriamo essere peculiare dei luoghi di culto della dea Kalì. Infatti qualsiasi passante ci osserva affermando poi sicuro “siete stati da Kalì!”.

Calcutta
Siamo stati dalla dea Kali!!

Prima di rientrare ci facciamo invogliare da un altro giro di tè nei bicchierini di terracotta e custodiamo anche questi! Adesso abbiamo un bel servizio da 4!
Prendiamo la metro verso l’hotel e scendiamo alla fermata Esplanade. Di qui percorriamo a piedi il chilometro per arrivare in hotel, passando in mezzo alla zona del New Market, che oggi è particolarmente gremita di gente!! Una volta arrivati a destinazione cerchiamo un modo per porre al sicuro le tazzine di terracotta che tanto piacciono al mio amore e mi ingegno il più possibile per farle arrivare sane e salve tutte e 4…speriamo!!
Ci facciamo poi ridare gli zaini piccoli e con tutta la nostra apparecchiatura elettronica ci dirigiamo verso il nostro locale preferito: Au Bon Pain, per godere del tè illimitato…e dell’aria condizionata! Ci mettiamo in uno dei tavolini al piano superiore, con tanto di presa di corrente, e spediamo qui il resto del pomeriggio scrivendo il blog e attendendo che si faccia ora di partire.
Verso le 18 chiudiamo tutto e torniamo in hotel. Ci cambiamo per il viaggio (ormai abbiamo la tenuta da traversata notturna in treno o autobus!) e siamo pronti a ripartire. Ci incamminiamo verso la strada principale, in cui riusciamo a prendere uno degli autobus per la stazione, questa volta senza aria condizionata!
Siamo arrivati in stazione con 3 ore di anticipo, ma era quello che avevamo programmato. Quando dobbiamo aspettare così tanto, tanto vale farlo in stazione che in un locale qualsiasi. Almeno per qualsiasi imprevisto abbiamo il tempo per gestirlo. Prima di tutto andiamo a comprarci due roll per cena e poi saliamo alla sala passeggeri. Qui come sempre ci controllano il biglietto e il tipo sembra visibilmente preoccupato: ci vuole dire qualcosa ma non sa come fare. Si avvicina ad altre persone esponendo la situazione e chiedendo di tradurci l’informazione in inglese: tutto questo pathos per dirci che il nostro treno parte dall’altra sezione della stazione, per il quale c’è una sala d’aspetto apposita. Ora, caro signore, siamo grati dell’informazione, ma mancano 3 ore, cosa ti costava farci stare un po’ in questa sala? Una varrà l’altra no? Vabbè…ci ricarichiamo gli zaini e ripartiamo alla ricerca della sala giusta!
La troviamo, è messa decisamente peggio della prima, ma questo abbiamo e ce lo facciamo bastare! Qui ceniamo e poi ci guardiamo negli occhi per cercare qualcosa per passare le prossime due ore…di scrivere il blog nessuno dei due ha voglia! Improvvisamente un’idea ci illumina gli occhi: vediamoci un film! È fatta!! Scegliamo “La mafia uccide solo di estate” di Pif, che vogliamo vedere da un po’ di tempo. Bellissimo film, che affronta con in modo leggero una tematica di una complessità enorme. Ottima scelta, comunque, per una serata buia nella sala d’attesa di una stazione, in un paese lontano da casa, in previsione di una notte in un treno indiano! Complimenti: tutti quei morti ammazzati non ci mettono certo dell’umore migliore, tanto che abbiamo paura anche a separarci 5 minuti per andare a comprare a due passi i biscotti per la colazione!!!
Con questa tensione, ci avviamo verso il nostro binario e prendiamo posto nelle cuccette assegnate. Si inizia a scendere verso sud!

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