Inle Lake - Apocalypse Now?

29 - 31 Luglio 2016

Finalmente possiamo proseguire il nostro viaggio in Birmania, purtroppo rinunciando a qualche tappa a causa del tempo passato a guarire dai malanni. Stamattina però siamo pronti per il viaggio verso l’Inle Lake, fortunatamente mi sento molto meglio e posso affrontare l’ennesima traversata!
Ci svegliamo all’alba, facciamo colazione in guesthouse e poi ci viene a prendere un autobus, che non capiamo se sia un trasporto intermedio tra l’hotel e il vero autobus o se sarà questo cassone che ha visto tempi migliori a farci fare 8 ore di viaggio…ormai siamo pronti a tutto, ma in fondo abbiamo una piccola speranza di finire in un mezzo un po’ più confortevole. L’autobus fa un giro infinito attorno a Bagan, andando a prendere altre persone dai loro hotel. Le strade sono tutte allagate per la pioggia di stanotte e siamo costretti a fare significative deviazioni. Qui quando piove è un disastro, le strade sono fatte male e si allagano subito…peccato che sia una zona monsonica e che quindi veda la pioggia assai frequentemente.

Dopo mille giri i nostri desideri si avverano e veniamo spostati nel vero autobus, molto più dignitoso e adeguato ad un lungo viaggio. Passiamo, come il solito, il tempo a chiacchierare (cosa avremo da dirci ancora dopo 6 mesi insieme dal mattino alla sera?? :P), a scrivere un po’ e a leggere. Facciamo una breve sosta per pranzo in cui cerchiamo di non farci del male col cibo, dati i precedenti. Compriamo però dei dolcetti favolosi che, a detta del proprietario, sono stati fatti dalla sorella (mah!?).
Verso le 16 arriviamo a destinazione, ma prima di arrivare al terminal, l’autobus passa attraverso un checkpoint dove un ragazzo viene a chiedere ai turisti la tassa di ingresso all’area dell’Inle Lake. Questa volta non è possibile scamparla, come abbiamo fatto a Bagan e, silenziosamente, tiriamo fuori i soldi.
Scendiamo e andiamo a cercare una guesthouse. Ieri ne avevamo individuate alcune su Booking.com. A zaino in spalla, senza nulla chiedere ai tassisti, ci dirigiamo verso la prima, ma si rivela un fallimento: la strada è completamente allagata e non ho voglia di bagnarmi i piedi per vedere una guesthouse. Facciamo retrofont e andiamo all’altra, fortunatamente ci piace e il prezzo è buono. Ci fermiamo! Chiediamo anche informazioni per un tour sul lago Inle e lo prenotiamo per domani.

Burma guesthouse
Anche oggi si dorme sotto un tetto…

Dopo esserci sistemati e fatti una bella doccia usciamo per cena. Nella strada principale troviamo un piccolo locale che promette cucina indiana e, dato il successo dell’ultima volta a Mandalay, ci facciamo rapire. Purtroppo questa volta non rimaniamo così esaltati, i prezzi sono alti, le porzioni piccole, e i side dishes, ovvero i contorni con cui viene accompagnata la portata principale, sono tutti troppo piccanti. Meglio dormirci su!
Il mattino dopo la sveglia suona di buonora, facciamo la solita colazione offerta dalle guesthouse birmane e usciamo a vedere il tempo. Eravamo rimasti d’accordo che se avesse piovuto non avremmo fatto il tour. Invece oggi sembra promettere bene e partiamo. La nostra guida (con nessuna nozione di inglese, ma fortunatamente esperta di barche) ci porta fino ad un piccolo molo, a cui si arriva passando attraverso un capannone pieno zeppo di pomodori appena colti che delle ragazze stanno dividendo in categorie.
Saliamo su un piccolo barchino, arredato con delle sedie per noi due e il nostro uomo inizia dapprima a pagaiare nei piccoli canali per poi dare fiato al motore quando si raggiunge un canale più grande. Dite addio ai timpani!!

Inle Lake
Si parte!!

Cominciamo la navigazione nel lago, anche se non si direbbe di essere in un lago, ci sono tanti canali e canaletti separati da vegetazione che lo fanno sembrare più un complesso di fiumi più che un grande bacino lacustre. Il tutto però è molto caratteristico e inizia a piacerci fin da subito. Nel cammino assistiamo anche alle prodezze di un pescatore-acrobata che nella sua barca esegue una serie di acrobazie con il remo e una rete da pescatori. L’uomo assume varie pose per noi facendoci vedere tutta la sua abilità e incoraggiando Marco a scattare quante più foto possibile (a fronte poi di una lauta mancia!).

Inle Lake fisherman
Il pescatore acrobata

 

Inle Lake fisherman
Virtuosismi

Continuando il percorso incontriamo i floating gardens, i giardini flottanti, ovvero una serie di coltivazioni che galleggiano sulle acque del lago sorrette da pali di bambù, vediamo prevalentemente pomodori, ma sappiamo che vengono coltivati vari tipi di verdure. La nostra guida ci porta vicino ad uno dei filari e coglie per noi due pomodori dalla piantagione, poi, gentilmente, ce li lava con l’acqua del lago e ce li porge. E’ stato un gesto davvero affettuoso, ma dopo i recenti guai intestinali non ce la sentiamo di provarlo!!

Inle Lake floating gardens
Come l’orto della nonna…ma sul lago!

Superati i giardini si incontrano i villaggi flottanti, ovvero una serie di palafitte sul lago dove vivono intere famiglie che si spostano con i loro barchini e che vediamo lavorare tra le loro coltivazioni.

Inle Lake floating houses
Vivere nelle palafitte

Ci godiamo questa parte del lago tra palafitte e orticelli flottanti, ne siamo davvero estasiati e il tutto dà una sensazione di pace interiore, di semplicità e purezza!

Inle Lake floating houses
A spasso nel villaggio…flottante!!

 

Inle Lake fisherman
Il pescatore e la sua barchetta

Dopo la parte autentica arriva anche la parte progettata per i turisti: siamo costretti a fare una serie di fermate in appositi negozi in cui poter fare acquisti, che però non vogliamo fare. Non tanto perché siamo contrari agli acquisti da turisti, ma perché non ci piace essere “obbligati” a farlo, in posti scelti appositamente e con prezzi palesemente gonfiati. Non tutto il male, però, vien per nuocere: solitamente queste fermate “acquisti” sono mascherate con qualche “attrazione” particolare del luogo.
Nella primo negozio, infatti, troviamo le donne giraffa, cioè donne appartenenti all’etnia Padaung che per essere belle, rispettate e ammirate, indossano degli anelli di ottone attorno al collo. Il numero di essi e il loro peso dipende dall’età, e iniziano già da bambine a portarli. Questo fa sì che subiscano una deformazione della colonna vertebrale tale per cui senza tali anelli non riuscirebbe più a sostenere il peso della testa. A me fanno un po’ impressione, all’inizio non riesco a guardarle. Soprattutto quelle che sono in questo negozio, alla mercè dei turisti e messe in mostra per loro come in una vetrina. Non voglio assolutamente criticare questa tradizione, in genere sembrano essere le donne stesse a chiedere tali anelli, ma non sopporto che per vivere siano costrette ad essere esposte in questa specie di museo. Sicuramente viste nei loro villaggi, nel loro ambiente reale e non ricostruito per esposizione, sarebbero molto più affascinanti da vedere e da conoscere. Prima di uscire prendo in mano uno degli anelli messi in vendita dal negozio…è pesantissimo!!!
Il secondo punto turistico è un laboratorio di argento, con ovviamente annesso negozio. Prima del negozio però una cortese signorina ci fa vedere le lavorazioni di preliminari per arrivare al prodotto finito, ma io qui sto nel mio mondo, avendo gran parte della famiglia all’interno del settore orafo. Ho quindi già visto queste lavorazioni dalla prima all’ultima e mi diverto a vedere i loro mezzi notevolmente meno all’avanguardia rispetto a quelli che io conosco. Durante la visita racconto a Marco quel poco che so di questo mondo avendolo assorbito dall’esterno e mi perdo nei ricordi di mia madre che saldava le sere a casa o di qualche estate in cui nel pomeriggio montavo le catene per bracciali e collane.

Inle Lake silver maker
Strumenti di lavoro rudimentali

L’ultimo negozio è quello dei tessuti: anche qui ci fanno vedere dapprima le lavorazioni, ci sono donne che si occupano della colorazione, altre che producono fili dai gambi della pianta del loto per poi arrivare alle donne che lavorano fili di ogni materiale nei telai per produrre dei bellissimi e coloratissimi tessuti. In particolare, i tessuti di loto sono costosissimi e pregiatissimi data l’intensa lavorazione di estrazione e filatura.

Inle Lake
Un antico mestiere

Alla fine ogni fermata è stata a suo modo interessante e, pur sapendo che era solo una scusa per fare acquisti, abbiamo cercato di ricavarne il meglio!

Inle Lake fisherman
Lui è quello vero...

La nostra guida, che già al negozio delle donne Padaung ci aveva chiesto se avessimo fame ottenendo risposta negativa, adesso è davvero affamato e ci chiede con molta più intensità se vogliamo fermarci per pranzo!! La nostra risposta positiva lo rende felice. Ci fermiamo quindi in una palafitta, ma anche qui c’è un negozio prima di giungere al ristorante. E’ il negozio dei sigari birmani, ci fermiamo un momento a sbirciare e vediamo una famiglia italiana in fase di contrattazione per l’acquisto di sigari e sigarette arrotolati con foglie; sentiamo dei prezzi allucinanti e siamo quasi tentati di dire loro che ieri per strada li abbiamo pagati una sciocchezza, ma decidiamo come al solito di farci gli affari nostri!
Per pranzo cerchiamo di prendere le cose più neutre possibili, non sono ancora preparata a tornare a mangiare normalmente e poi riprendiamo il tour. Adesso è il momento di un famoso tempio. Per arrivarci passiamo sempre in questi canali all’interno del lago, ma questi sono ancora più impressionanti per la loro vegetazione, sembra davvero di stare nel set di Apocalypse now, tanto è che per un momento pensiamo che sia stato girato qui (scopriamo poi che la vera ambientazione è nel fiume Pasangian nelle Filippine). Rimaniamo comunque a bocca aperta per lo stupore di uno spettacolo così potente che la natura ha creato.

 Inle Lake
Apocalypse Now!

Lentamente e passando una serie di piccole rapide arriviamo al tempio Shwe Indein. Qui ci attendono centinaia di stupa, alcune in rovina, altre restaurate, ma tutte bellissime.

 Inle Lake Shwe Indein
Alla ricerca del Buddha

Ci aggiriamo intorno ad esse, quelle in cima al tempio sono dorate e a perdita d’occhio, sembra di stare in una giungla sacra! Di templi buddisti con le loro stupa ormai ne abbiamo visti davvero tanti, ma questo torna ad emozionarci per la sua particolarità.

 Inle Lake Shwe Indein
Su fino al cielo...

E qui il tour finisce, ci resta solo di tornare indietro.

Inle Lake Shwe Indein
Equilibrista

Verso metà tragitto vediamo dei nuvoloni neri addensarsi nelle zone limitrofe, in lontananza vediamo la pioggia che si sta abbattendo su un tratto collinare e ci prepariamo al peggio. Fortunatamente il nostro equipaggiamento è sempre al top, tiriamo fuori i nostri super-ponchi e li indossiamo giusto in tempo…2 minuti dopo arriva uno di quegli acquazzoni enormi da monsone ma noi non prendiamo neanche una goccia. La nostra guida ci fa il segno di approvazione per la nostra attrezzatura, di cui anche noi andiamo fierissimi.

Monsoon at Inle Lake
La tempesta perfetta

Una volta scesi dal barchino ci incamminiamo, soddisfatti, verso la guesthouse, con una piccola pausa merenda per evitare un altro scroscione d’acqua. Siamo davvero felici di aver scelto di fare il tour, ci ha regalato dei panorami affascinanti e diversi!
La sera andiamo a cena in un locale tipico consigliato dalla Lonely Planet, ma anche stasera non rimaniamo pienamente soddisfatti e pensiamo che l’ultimo pasto eccellente lo abbiamo fatto a Mandalay…è ora di azzeccarne un altro!
Prima di rientrare andiamo a sentire in qualche agenzia per l’autobus notturno verso Yangon, i prezzi sono un po’ altini quindi decidiamo di non prendere l’autobus VIP, ma quello definito come “normal”, tanto facciamo il ragionamento che una volta arrivati a Yangon non abbiamo fretta e possiamo passare il mattino a riposarci.
Il terzo giorno inizia lentamente, oggi abbiamo l’autobus alle 18 per riportarci a Yangon, ma non abbiamo intenzione di fare grandi cose. Io non sto molto bene (di nuovo!) e quindi ne approfittiamo per rilassarci nella guesthouse e per terminare la preparazione documenti per l’Australia. Facciamo solo una pausa a metà mattina per fare un bel giro nelle viuzze centrali della cittadina, visitiamo un loro mercato alla ricerca di qualcosa per cenare stasera in autobus. Non troviamo grandi cose, quindi ci compriamo dei biscotti e dei cracker ad un supermercato, per una sera non moriremo di fame! Troviamo poi delle belle cartoline da spedire e ne prendiamo alcune e poi cerchiamo un locale per il pranzo. Fortunatamente prendiamo una via laterale, evitando quella centrale e troviamo un posto carinissimo, un po’ decentrato e quindi molto più tranquillo, in cui una signora birmana ci accoglie con un bel sorriso. La cucina è pure ottima e ci godiamo questo pranzo in tranquillità.
Il pomeriggio portiamo quasi a termine il lavoro per il visto australiano, a breve saremo pronti per procedere con la richiesta formale! Alle 18 arriva il nostro passaggio per andare a prendere l’autobus. Nella nostra guesthouse ci sono molte persone in partenza e le vediamo andar via una dopo l’altra con dei bellissimi tuk tuk, a noi invece ci tocca il catorcio…abbiamo voluto il biglietto economico e ce lo meritiamo!!

Burma normal tuk tuk
Un tuk tuk poco VIP

Aspettiamo l’autobus una mezzora giocando sul fatto che ci arriverà sicuramente un mezzo scassato dove chiudere occhio per la notte sarà un’utopia.

Waiting for the bus
Aspettando il catorcio...

Quando si presenta davanti a noi, l’autobus sembra migliore del previsto, i sedili sono anche un minimo reclinabili…e noi siamo gli unici stranieri, dove sono tutti gli altri?? La risposta ci arriva quando facciamo la sosta cena: accanto a noi si ferma l’autobus VIP, popolato da soli stranieri e molto più all’avanguardia del nostro. Ma noi ci divertiamo anche a fare queste esperienze, anche se poi le risentiamo nel nostro fisico per tutto il giorno successivo! :P

Burma normal bus
I viaggi ai tempi dell’aria condizionata

 



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